X
<
>

L’azione del rigore non concesso al Cassano da cui è iniziato tutto

Condividi:
6 minuti per la lettura

Il caso shock denunciato dalla società che milita in Promozione Cassano-Sybaris: «Insulti razzisti dell’arbitro ai nostri giocatori»


Offese, insulti, minacce di morte e un gran finale di bestemmie contro i familiari defunti di giocatori e presidente. Sembra l’usuale copione di una domenica di follia allo stadio. L’inedito però che non ti aspetti, stavolta, è che il protagonista non è un gruppo di facinorosi sugli spalti ma addirittura un arbitro. E sarebbe davvero gravissimo se questo incubo allo stadio – potrebbe andar bene come titolo di un film – venisse definitivamente alla luce per come ci hanno raccontato presidente, giocatori e responsabili della Cassano-Sybaris, squadra che milita nel campionato di Promozione.

L’arbitro è della sezione di Catanzaro, e ha diretto domenica scorsa Cassano Sybaris-Sersale, quinta di ritorno, quasi riuscendo a distruggere la bella visione che profuma di ritorno alle radici rappresentata appunto dal Sybaris: otto calciatori su undici vengono dall’Argentina. Ragazzi pieni di talento, che hanno fatto il viaggio inverso a quello dei loro nonni partiti per la terra d’argento a cercare fortuna.

Un sogno calcistico e sociale che ha rischiato appunto di rompersi al “Pietro Toscano” di Cassano Ionio, lo stadio dove giocano e si allenano in un clima sempre di festa sudamericana. Società e calciatori stavano per decidere di abbandonare il campionato, che li vede quinti in classifica lanciati per i play off. “Ci abbiamo riflettuto e non lo faremo, perché non è giusto. Ma oggi alle 14 andrò dai carabinieri a denunciare l’arbitro, raccontando la vergogna che è andata in scena”, dice il presidente, Giuseppe Azzolino, a detta del quale una cosa del genere non si è mai vista in Calabria ma neanche nel resto del paese.

Frasi del tipo “la concha di tua madre”, per esempio. Un insulto tipico dell’America latina che, tradotto, ha un celebre equivalente nello slang cosentino. Ovvero, tanto la parola in oggetto fu sdoganata anche in teatro, la vagina (di tua madre, per completezza). Il colpo di teatro, appunto, era contro Mattias Locascio, al quale il direttore di gara ha aggiunto la minaccia “ti rispedisco in Argentina”.

Sta nel regolamento che in un campo di calcio un arbitro si prenda la licenza di mettere nel taschino oltre ai cartellini giallo e rosso fiorellini del genere? E poi Toni Pedaccio, italoargentino anche lui. Ingiustamente espulso, si è sentito dire in faccia “ti faccio smettere di giocare a pallone”. Presidente e compagni hanno dovuto rassicurarlo perché, in lacrime, tre sere fa, era deciso a fare le valigie e tornarsene a Buenos Aires.

Altra chicca contro Nazareno Lopez Bonsignori: “tu stai zitto, non conti nulla”. Ma il culmine è arrivato con la minaccia di morte per Mattia Graziadio, unico italiano in campo: “allontanati che ti taglio la testa”. Reo, Mattia, di aver protestato, con gli altri, per un calcio in faccia preso in area avversaria dall’uruguagio Sebastian De Oliveria Arias, il capitano, al quale poi in pronto soccorso hanno dovuto applicare ben sette punti di sutura tra esterno e interno della bocca.

È al ventesimo della ripresa che è scoppiato il caos. Al Cassano non solo non è stato dato il rigore, ma, con Sebastian a terra sanguinante, e con i ragazzi che reclamavano, è partito lo show degli oltraggi e delle intimidazioni. Spettacolo proseguito nel tunnel a fine partita (al Sersale è stata poi concessa una punizione, secondo tutti i presenti fantasma, che ha permesso agli ospiti di pareggiare l’incontro 1 a 1), quando Giuseppe Azzolino ha protestato prima civilmente e poi con grande veemenza.

“Di fronte a un arbitro che mi sfidava venendomi sotto col viso, e addirittura bestemmiando i miei morti”, racconta. Baruffa mancata, ma per cui Azzolino ha beccato una squalifica di dieci mesi. Oltre a una multa per la sua società di settecento euro. “Al danno, la beffa. Una strage sportiva, e dei ragazzi innocenti trattati come pezze da terra, gente che vive lontanissimo da casa, che fa sacrifici enormi, che mandano anche parte degli stipendi alle famiglie perché sappiamo tutti bene che momento terribile passa da anni l’Argentina”, spiega, amareggiato. Nel referto dell’arbitro, gli insulti ai giocatori non compaiono, ma vi si parla di un’aggressione al direttore di gara negli spogliatoi da parte di un dirigente del Cassano e di un calcio al commissario di campo, Giuseppe Fiorentino.

Soddisfatto tuttavia, il presidente, per i cinquecento sugli spalti, dai quali è arrivato giusto qualche fischio e nessuna reazione esagitata, “come poteva starci”, alla provocazione sfacciata dell’arbitro. E proprio il commissario di campo potrebbe raccontare cosa davvero è successo. Compresi gli insulti dell’arbitro ai giocatori uditi, secondo gli astanti, con chiarezza.

La “cronaca” delle ultime ore è una denuncia ai carabinieri in corso di perfezionamento, appunto, e una comunicazione al presidente della Lega Dilettanti calabrese, Saverio Mirarchi, il quale ha girato la missiva del Cassano Sybaris alla Procura federale di Roma, alla Lega Nazionale Dilettanti e al Comitato regionale degli arbitri. “Quando trattano male così i ragazzi è razzismo, e non è concepibile. Non lo consento a nessuno, men che meno a un arbitro. Non so come finirà, ma resta in tutti noi grande rammarico e incredulità. Perché io credo che mai sia accaduta una cosa del genere”, ripete Azzolino, secondo cui si tratta di un’azione mirata contro i suoi fortissimi italoargentini, diversi dei quali sono anche stati squalificati.

Domani si va con questo magone e senza pezzi importanti della squadra a Roseto Capo Spulico, contro la Juvemilia. In paese la gente intanto è turbata. Amano questi giovani e briosi calciatori, arrivati qui portando in dono a Cassano un vento nuovo. Sono figli di quel grande sogno sudamericano, della nostra gente che prendeva i bastimenti in direzione Argentina. E figli di quel fútbol che ancora dà consolazione in un mondo che cade a pezzi.

Di loro e della grande bellezza che rappresentano, fatta di sacrifici e piedi che al talento calcistico aggiungono quello dell’anima e anche quella voglia, perduta ormai, in un mondo senza più gioia, di divertirsi, si occupò poche settimane fa la stampa nazionale. Anche l’allenatore, Edgardo Martini, il preparatore atletico e addirittura il cuoco, vengono dalla quella terra metafisica che sta “alla fine del mondo”, come disse papa Francesco salutando la folla dal balcone di San Pietro quella sera del 12 aprile del 2013.

Calcio sì, anche di ottimo livello, da far paura a qualsiasi avversario, tuttavia tra mate negli spogliatoi e balli di cumbia prima delle partite “il vero segreto sono leggerezza e umorismo”, scrissero, al punto che questi ragazzi “avrebbero fatto cambiare idea finanche a Jorge Luis Borges, notoriamente diffidente in materia”, e “sarebbero piaciuti assai al loro connazionale Mordillo, il grande fumettista dall’inconfondibile stile lieve, come loro, e la grande passione per il pallone”.
Poesia calcistica e sociale, quella cassanese, che coinvolge un’intera comunità ma che è andata a sbattere contro una tristissima cronaca che è sembrata lambire, e il presidente della società, Giuseppe Azzolino, ne è convinto, il razzismo. In un tempo poi assai nero per ciò che avviene, ancora, e pare senza rimedio, negli stadi di serie A.

Condividi:

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

EDICOLA DIGITALE