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COME reagiscono, sotto il profilo psicologico, i bambini all’emergenza Covid-19? Qual è il modo migliore di raccontare ai più piccoli una situazione così complessa da essere di difficile comprensione anche per gli adulti? Abbiamo sottoposto questa domanda alla dottoressa Erminia Mannarino, neuropsichiatra Infantile e psicoterapeuta Familiare in forza all’Asp di Cosenza.

L’emergenza Covid-19 ha stravolto la nostra quotidianità e costretto tutti noi a cambiare la nostra routine e le nostre abitudini. Se per gli adulti questa necessità è molto difficile da affrontare, che tipo di esperienza è per i bambini?

«In primo luogo chiariamo che la routine può essere intesa come quell’insieme di consuetudini e di abitudini personali necessarie per una convivenza adeguata nella società. Sono positive sia nella vita dei bambini, perché li fanno sentire sicuri e tranquilli, sia in quella degli adulti, poiché impedisce che il numero di decisioni da prendere si moltiplichi. La decisione che prendiamo un giorno, vale anche per tutti quelli a venire. Quindi venendo meno in questo momento la nostra routine, ci sentiamo spaesati, impauriti con conseguente paura e ansia, perché non sappiamo cosa succederà domani. Avere paura in questo momento è assolutamente normale ed è protettivo; difatti, ci consente di mettere in atto comportamenti tesi alla tutela di noi stessi e dell’altro. La nostra paura, il nostro sentirci disorientati, disorienta e angoscia anche i bambini lasciandoli in balia di tutte le possibili fantasie ancora più catastrofiche della realtà. I bambini e gli adolescenti ci guardano, siamo la loro bussola. E se la bussola gira impazzita, è difficile orientarsi. Pensare a cosa serve ai nostri bambini ci permette di fermarci, di gettare l’ancora e di aiutare la bussala a riprendere a funzionare. Per questo motivo la Sinpia (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza) indica come comportarci con i nostri bambini e adolescenti».

Quali sono i comportamenti più corretti da adottare nei confronti dei più piccoli?

«Dobbiamo ascoltarli, soprattutto quando ci trasmettono le loro emozioni Predisporsi all’ascolto e lasciare che siano loro a esprimere i propri sentimenti, i propri pensieri e solo dopo cercare di spiegare. Creare lo spazio in cui “se ne può parlare” per farli sentire autorizzati a chiedere. Perché se percepiscono che l’adulto non vuol parlare, si zittiscono e si tengono dentro pensieri ed emozioni».

In che misura dovrebbero essere edotti sull’attuale emergenza?

La dottoressa Erminia Mannarino

«Dobbiamo sempre dirgli cose vere. È importante che i contenuti di quanto diciamo siano autentici, anche se non dobbiamo trasmetterne troppi tutti insieme. Ovviamente dobbiamo tenere conto dell’età e comprensione di ciascun bambino o adolescente. È meglio essere chiari e dire la verità, aiutando anche a fare i conti con il fatto che molto di quello che accade non è sotto il nostro controllo. Dire cose non vere per rassicurare è controproducente, basta poco perché i bambini se ne accorgano e perdano la fiducia».

Che significa che non dobbiamo trasmette troppi contenuti tutti insieme?

«Significa che dobbiamo lasciar loro spazio per poter riprendere il discorso. Non serve dire tutto subito, troppe informazioni impediscono di capire, meglio stare sulle cose essenziali ma lasciare spazio a domande successive di approfondimento».

C’è una modalità di linguaggio preferibile ad un’altra in questi casi?

«Dobbiamo parlare ai bambini in modo tranquillo e diretto. Abbiamo bisogno di riuscire a trasmettere fiducia, e che i bambini si sentano trattati come interlocutori attivi e competenti. È importante riuscire a dare spiegazioni semplici e realistiche senza minimizzare il problema o drammatizzarlo».

Che suggerimenti possiamo trasmettere ai più piccoli?

«È fondamentale evidenziare che non siamo soli, e che ognuno di noi può fare qualcosa. Stare in casa, lavarsi spesso le mani, tenere le distanze, usare le mascherine. Sapere che c’è qualcosa che possiamo fare per diminuire il rischio per noi e per tutti permette di sentirsi un po’ meno impotenti e di trovare nuovi modi per mantenere le relazioni anche a distanza. Vale anche per i bambini. Permette di spostare l’attenzione dalla nostra ansia alle cose che possono essere sotto il nostro controllo ci aiuta».

C’è qualche strumento educativo che ci può essere di sostegno?

«Sì, ce ne sono diversi ed è importante ricorrere da materiali adatti. Una storia, ad esempio può essere una buona traccia di partenza. Ne stanno girando tante sul coronavirus: scegliamone una che ci sembra riesca a tenere insieme emozioni e spiegazioni in modo caldo e chiaro e che risuoni con quello che conosciamo».

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