Il consiglio comunale in riunione per la dichiarazione di dissesto

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Con 21 presenti in aula il Consiglio comunale di Cosenza ha deliberato stamattina lo stato di dissesto dell’ente, decretato dalla Corte dei Conti prima e dalle Sezioni riunite poi. I giudici contabili hanno addebitato all’amministrazione Occhiuto il ”grave e reiterato mancato rispetto degli obiettivi intermedi” previsti nel piano di riequilibrio che Palazzo dei Bruzi aveva approvato nel 2013 per scongiurare, già allora, il dissesto paventato dalla Corte nella deliberazione sul consuntivo 2010.

L’incognita principale stamattina era rappresentata dai numeri in aula. Ne servivano 17, la maggioranza di suo era a 18. Hanno risposto presente, insieme al sindaco Mario Occhiuto e al presidente del Consiglio Pierluigi Caputo, i consiglieri Annalisa Apicella, Giuseppe D’Ippolito, Alessandra De Rosa, Pasquale Sconosciuto, Vincenzo Granata, Carmelo Salerno, Gisberto Spadafora, Anna Rugiero, Gaetano Cairo, Luca Gervasi, Francesco Cito, Fabio Falcone, Antonio Ruffolo, Francesco Spadafora, Maria Teresa De Marco, Piercarlo Chiappetta. In minoranza Marco Ambrogio, Luca Morrone, Massimo Lo Gullo. La seduta ha sancito anche lo strappo tra Francesco Spadafora e il gruppo della Piattaforma, con il primo che, non a caso, si è seduto accanto a Morrone.

Assente la minoranza di centrosinistra, che sperava di decretare la fine della consiliatura (complici eventuali defezioni nella maggioranza), sanzione prevista in caso di omessa dichiarazione del dissesto.

La deliberazione di dissesto è stata approvata all’unanimità.
Maggioranza solida, ma nella coalizione si apre comunque una richiesta di verifica. Giuseppe D’Ippolito, capogruppo di Fratelli d’Italia, dopo aver difeso l’operato dell’ente (“Il dissesto lo hanno creato le amministrazioni che ci hanno preceduto, Mancini, Catizone e Perugini”) ha sollecitato un cambio di passo e la ridefinizione della squadra. In altre parole – anche se non è la parola usata da D’Ippolito – si chiede il rimpasto.

L’INTERVENTO DEL SINDACO

«Basta fake news. Il dissesto era stato già conclamato nel 2010. La Corte dei Conti ci aveva detto, ad un anno dall’insediamento, di porre rimedio o di dichiararlo. Abbiamo scelto di approvare un piano di riequilibrio per risanare i 300 milioni di debiti ereditati. Abbiamo ridotto quella mole, pur facendoci carico degli oneri di un mutuo, necessario per pagare i debiti, e perdendo 60 milioni di trasferimenti statali in questi anni. Abbiamo ridotto la spesa di 50 milioni e tagliato del 20 per cento quella destinata agli spettacoli. Non è bastato, dice la Corte, anche perché avremmo dovuto incassare di più ma  tutti i Comuni  hanno difficoltà di riscossione – dice Occhiuto, interrotto a tratti dal vociare e dai fischi di un gruppo di cittadini in sala – In questi anni, però, pur lavorando per risanare i conti, siamo riusciti a ridare dignità alle cooperative, a togliere la spazzatura dalle strade, a demolire i campi rom, a realizzare opere pubbliche per 300 milioni di euro. Io mi sono preso denunce e minacce, ho visto aumentare i nemici. Ma in Calabria e a Cosenza, se non si fa così, se non si ha coraggio e  una visione, non si risolvono i problemi».

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