L'iniziativa della Cgil di Cosenza
INDICE DEI CONTENUTI
L’iniziativa “Prendersi cura” promossa dalla Cgil di Cosenza: confronto tra istituzioni, sindacati e associazioni
COSENZA – È possibile costruire una città dove nessuno è lasciato indietro? È proprio attorno a questo tema che il 21 luglio nella Camera del Lavoro di Cosenza si è discusso nell’appuntamento “Prendersi cura”, promosso dalla Cgil di Cosenza. Al tavolo del confronto si sono seduti diversi attori, sindacato, istituzioni, associazioni e rappresentanti del mondo sociale nell’intento di condividere un messaggio di grande rilevanza: la cura delle persone più fragili non è un tema da relegare a un solo settore, ma il vero e proprio metro con cui si misura la qualità di un’intera comunità.
L’INIZIATIVA DELLA CGIL
A esordire è stato il segretario generale della Cgil Cosenza, Massimiliano Ianni, che ha richiamato il valore politico e civile dell’argomento: «Quelli che affrontiamo oggi non sono temi marginali, ma interessano tutta la città. La civiltà di una comunità si misura proprio dalla capacità di prendersi cura delle persone più fragili e garantire pari opportunità per tutti». Ianni ha parlato delle difficoltà vissute da molte famiglie, sottolineando come l’appuntamento voglia tradursi in impegno comune e azioni concrete.
«La cura è il più grande investimento nel futuro di una comunità» ha concluso. Per Delio Di Blasi, promotore dell’iniziativa che è stata moderata dalla giornalista Chiara Fazio, il punto centrale è ricostruire un sistema di servizi che è andato indebolendosi nel corso degli anni. «Sono battaglie che portiamo avanti da tempo. Occorre ricostruire una rete e rimettere insieme i lavoratori: solo così possiamo trasformare le belle parole e le belle iniziative poste nelle carte in realtà» ha sottolineato, rivangano vicende come la chiusura dei centri estivi, delle ludoteche e dei ritardi nell’approntamento di certi servizi.
LE PAROLE DI BIANCA RENDE E GIACOMO MANCINI
Sul tema della programmazione è intervenuta la consigliera comunale Bianca Rende, che ha invitato a superare lo stato di emergenza: «I servizi alle persone devono diventare un imperativo categorico. Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze: serve una rete stabile che sia un punto di riferimento per le famiglie». La consigliera ha, inoltre, evidenziato come la continuità degli operatori rappresenti un elemento fondamentale per i beneficiari dei servizi, chiedendo un dialogo ricorrente tra Comune, scuola, Asp e terzo settore nell’ottica della coprogettazione. Per Sabrina Genovese, delegato Ens, «l’estate non costituisce un’interruzione dei diritti, ma un momento di apprendimento informale» così si è espressa in riferimento al ruolo delle colonie estive. Ha poi ricordato che «l’inclusione nasce dalla professionalità e dalle competenze, non solo dalla buona volontà», connettendo il tema a quello dell’impiego di professionisti e personale qualificato per garantire inclusione a trecentosessanta gradi.
È stato, in seguito, Giacomo Mancini a proporre la propria ricetta per una città che vuole dimostrarsi inclusiva: «Sono cinque i pilastri su cui si dovrebbe sorreggere questo nuovo paradigma: l’inaugurazione di un’anagrafe del bisogno per toccare con mano la misura delle necessità, la vicinanza ai cittadini, il sostegno alle famiglie disagiate, il coltivare il diritto all’inclusione e, infine, la costruzione di un’educazione civica condivisa tra istituzioni e associazioni».
L’INTERVENTO DI LUIGI VERALSI
Di «isolamento sociale» ha parlato Emily Amantea dell’Angsa, sostenendo che «l’assenza di un servizio non può trasformarsi in assenza sistematica. Sono i comuni che devono farsi carico della continuità dei percorsi educativi, valorizzando le professionalità che già seguono i ragazzi durante l’anno scolastico».
A chiudere i lavori è stato il segretario generale della Cgil Calabria, Luigi Veralsi, che ha rilanciato la necessità di fare rete: «Un’amministrazione non può disinteressarsi di questi temi. Serve un coordinamento stabile, fondato su competenze, professionalità e sul diritto delle famiglie a non affrontare da sole situazioni di difficoltà». Sua è la promessa di riproporre le tematiche discusse in un tavolo congiunto che interessi i maggiori protagonisti del territorio.
Al termine dell’incontro è emersa una convinzione condivisa: parlare di inclusione significa parlare della città nel suo complesso. Una comunità che programma, ascolta e si prende cura dei più fragili non costruisce soltanto servizi migliori, ma un’idea di futuro in cui nessuno venga lasciato indietro.
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA