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COSENZA – È stato Vittorio Sgarbi ad inaugurare ieri sera, al Museo dei Bretti e degli Enotri, la mostra “Il Divino nell’arte contemporanea” curata dal mecenate Roberto Bilotti che ha inteso raccogliere molti degli artisti presenti nel libro del noto critico d’arte dal titolo, “L’ombra del Divino nell’arte contemporanea” (Ed. Cantagalli).

«Sono contento di aver contribuito alla realizzazione di questa mostra sebbene non ne fossi informato – ha ironizzato Vittorio Sgarbi – Roberto Bilotti ha invitato gli artisti che piacciono a me e che ho inserito nel mio libro ed addirittura vi ha titolato la mostra. Che questo mio contributo venga ricordato nella storia della città di Cosenza». 

Simpatico, ironico, graffiante sebbene quasi serafico se rapportato al suo modo di essere plateale, Sgarbi si è sentito visibilmente a suo agio nonostante il numeroso pubblico accorso per lui più che per la mostra. La trattazione del libro, che è stata introdotta dagli interventi dell’architetto Ferdinando Miglietta, del mecenate Roberto Bilotti, della storica d’arte del Ministero ai Beni culturali, Stefania Bosco e dal direttore della casa editrice Cantagalli, Francesco Corsi, ha riportato sull’argomento del Divino come fonte di ispirazione per l’arte contemporanea che consente a Sgarbi di chiedersi in che modo gli artisti contemporanei ne percepiscono il rapporto. Egli indaga alcune prove realizzate da architetti, pittori e scultori, mettendone in luce limiti e slanci per scoprire che “L’ombra del Divino” è la condizione in cui gli artisti si muovono quando si confrontano con il Sacro.

 L’occasione della decorazione per la Cattedrale di Noto, ricostruita dopo il crollo del 1996, è stata utile per tornare a parlare di arte sacra in un’epoca nella quale si fa ancora confusione tra contemporaneità, modernità ed avanguardismo. Sgarbi ritiene che l’arte autentica sia sempre attuale: poco conta la data in cui un dipinto è stato eseguito, perché ogni rilettura “avvicinerà” quel dipinto. «Contemporaneo – secondo Sgarbi – è una necessità: è chi non ripete il già – fatto, ma adotta artifici mai praticati; percepisce la realtà in maniera diversa; attraversa le fibre dell’attualità, intuendo qualcosa che noi tutti avvertiremo. Contemporaneo è un evento che non ha smesso di dire quel che aveva da dire. E l’arte contemporanea è tutta l’arte prodotta. 

Anche i Bronzi di Riace sono assolutamente contemporanei perché indicano la condizione sperimentale che ci appartiene in quanto occidentali e conoscitori della forma e dal punto materiale perché hanno un dato seducente dei giovani trentenni. Sono opere che potrebbero viaggiare e produrre reddito per questa regione. – ha detto Sgarbi – I Bronzi sono in condizioni perfette e potrebbero viaggiare tanto quanto viaggia il “Satiro danzante” di Mazara del Vallo perché la Sicilia, non si pone tutte le fisime dei politici conservatori che indicano l’opzione che i Bronzi siano fragili. Possono essere fragili dopo essere stati sotto acqua per oltre duemila anni? Le scusanti sono assurde perché fare una copia dell’opera d’arte è una idiozia totale, non prestarla è una malattia criminale e la paura che non la restituiscano è assoluta mancanza di fiducia verso lo Stato che è proprietaria delle opere». 

Inaugurata alla presenza del sindaco Mario Occhiuto e dell’assessore Rosaria Succurro nella mostra sono presenti anche tre artisti cosentini quali Maurizio Orrico, Adele Ceraudo, le cui opere sono state pubblicate nel libro di Sgarbi e Niccolò De Napoli.

 

 

 

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