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CASSANO ALLO JONIO (COSENZA) – Un santuario di 4500 metri quadrati costruito intorno al 50 dopo Cristo (d. C.) e dedicato a Iside e Serapide è stato portato alla luce grazie alla campagna di scavi condotta dal professor Emanuele Greco, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, e dalla sua équipe nel sito archeologico di “Casa Bianca”. Lo stesso sito nel quale è stato rinvenuto il “toro cozzante”, oggi simbolo archeologico della Calabria.

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Una campagna di scavi resa possibile grazie al finanziamento “Arcus s.p.a” di 2 milioni e mezzo di euro erogati nel corso di 10 anni. “Ciò che fa l’eccezionalità di questo sito, a parte la grandezza di questo santuario che è stato costruito verso il 50 d.C., all’epoca dell’imperatore Claudio, è che scavando in profondità, sotto l’edificio romano, ne abbiano trovato uno di età augustea, poi uno precedente di epoca turina e abbiamo trovato anche tracce, per ora molto labili ma significative, della presenza di un santuario arcaico dell’epoca di Sibari”.

Ad affermarlo, con soddisfazione, è stato il professor Emanuele Greco, che abbiamo incontrato sul sito di “Casa Bianca”, nei giorni scorsi, a conclusione della campagna di scavi. Una campagna di scavi iniziata nel 2004, con un accordo con la Soprintendenza di Reggio, allora guidata dalla dottoressa Lattanzio, e con “ l’indimenticabile e compianta” dottoressa Silvana Luppino” che era direttrice dell’area archeologica di Sibari, e conclusasi venerdì scorso. “Nel 2004 abbiamo fatto solo dei piccoli sondaggi, nel 2005 – ci ha raccontato il professor Greco guidandoci nella visita del sito – è partito lo scavo sistematico che la Scuola ha potuto effettuare grazie a un finanziamento Arcus che ammontava a circa due milioni e mezzo di euro, diviso in 5 tranches. In questo momento stiamo spendendo l’ultima e definitiva tranche”. Il bilancio di questi 11 anni di scavi è davvero straordinario, stante a quanto ci ha detto e mostrato il direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene. “Consegniamo alla comunità scientifica e all’umanità – ha affermato visibilmente soddisfatto il prof. Greco – uno dei più grandi, se non il più grande, santuario di Iside e Serapide che noi conosciamo in Italia. Un santuario di 4.500 metri quadrati che si dividono in tre complessi, con tempio, portici, edifici minori, sacelli, aula per i pellegrini, ospizio per i pellegrini, piscina per i riti, un complesso veramente straordinario”.

Tutto lo spazio è suddiviso in tre grossi lotti. In quello centrale vi è il Santuario vero e proprio. C’è il tempio, un tempio su podio orientato da nord a sud di cui si conserva il nucleo in cementizio, circondato da un portico colonnato. A est del santuario c’è l’edificio in “opus reticulatum” con la piscina e con l’albergo per i pellegrini. A ovest del portico c’è un cortile aperto e dentro questo cortile c’è un tempietto “che ci ha restituito – ci spiega il professor Greco – un’iscrizione straordinaria nella quale leggiamo il verbale di collaudo dell’edificio; purtroppo non ci sono altre notizie sulla divinità a cui è dedicato. Sono due prefetti, due funzionari, che hanno collaudato l’edificio. Uno di loro è rappresentante di Tito Palfurio Sura , un noto personaggio romano che risulta essere stato delatore di Domiziano; sappiamo anche che quando Nerva è diventato imperatore lo ha fatto assassinare. Quindi, essendo morto nel 98 d.C., ha collaudato il nostro tempietto prima, fornendoci così anche un indizio cronologico”. Ma ciò che fa l’eccezionalità di questo sito, a parte la grandezza, “è che – ha tenuto a sottolineare il professor Greco – scavando in profondità, sotto l’edificio romano ne abbiano trovato un altro di età augustea, poi un altro di epoca turina e infine abbiamo trovato tracce, per ora molto labili ma significative, della presenza di un santuario di Sibari”. Quindi, una sequenza stratigrafica monumentale, a carattere religioso, veramente eccezionale. Sibari è indiziata dal ritrovamento di due capitelli dorici della fine del VI secolo a.C. che sono capitelli di un tempio, poi rimpiegati nei monumenti successivi. “Quindi – ha continuato il professor Greco – abbiamo un indizio piuttosto sicuro della presenza del santuario di Sibari sopra al quale c’è, sicuramente, un santuario di Thuri su cui si è impostato il santuario augusteo fino a finire a essere il grande santuario di 4500 metri quadrati che è il più recente e il primo che troviamo scavando dall’alto verso il basso”.

Il santuario romano, costruito intorno al 50 d.C., è stato distrutto, o meglio fortemente danneggiato da un terremoto verso il 150/160 d.C. Dopo il sisma il sito ha iniziato a conoscere una lunga, lenta decadenza finché, due o tre secoli dopo, è stato completamente abbandonato e sommerso dalle esondazioni del Crati. “Comunque – ha tenuto a sottolineare il professor Greco durante il nostro tour sul sito – c’è ancora una bella fetta da scavare, dobbiamo completare l’esplorazione, poi è assolutamente urgente consolidare, restaurare, perché agire altrimenti significa aver buttato i soldi”. C’è bisogno quindi per rendere fruibile questo inestimabile “tesoro archeologico” di piccoli e mirati investimenti per la conservazione, per il consolidamento e il restauro che va insieme alla valorizzazione. “Abbiamo bisogno – ha affermato il professor Greco – di un altro finanziamento. Ho provato a quantizzarlo con i miei tecnici, i miei colleghi. e occorrono circa 2 milioni e mezzo di euro e altri 3 – 4 anni di lavoro per renderlo pienamente fruibile dotandolo di tutti i sussidi didattici, didascalici. La nostra intenzione – ci ha detto il professor Greco – è quella di allestire un museo all’aperto, ma abbiamo bisogno di un nuovo finanziamento. Credo che ne valga la pena”.

L’auspicio è che le istituzioni preposte non facciano cadere nel vuoto questo appello anche perché “Casa Bianca” è veramente un’area archeologica di inestimabile valore. Chi ne abbia il dovere non si tiri indietro nel contribuire a rendere questo sito patrimonio dell’umanità.

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