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Un momento dell'incontro

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L’appello del vescovo di Cassano, mons. Savino, nell’anniversario di Capaci, ospite dell’incontro di Pedagogia dell’antimafia all’Unical


RENDE – «Ti hanno ucciso come si uccidono le farfalle…». È con questi versi di un poeta di Gaza ucciso che Monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, apre il suo intervento nell’iniziativa promossa presso l’Università della Calabria, dal corso universitario di Pedagogia dell’Antimafia del Professore Giancarlo Costabile che titola: “Misericordia e giustizia”, per non dimenticare la strage di Capaci; un momento in cui mette a nudo il suo animo, la sua coscienza «graffiata e ustionata» non solo per la mafia che continua ad infiltrarsi sul territorio ma, per le guerre nel mondo che in qualche modo ci riportano un passo indietro.

Si indigna verso i «Rigurgiti antisemiti», verso «La fame, le atrocità che non fanno dormire sogni tranquilli e in alcuni casi portano solo a tanta retorica». Con carisma, ideali, cavalcando la filosofia e la teologia, fa una serie di riflessioni partendo da una forte critica all’omologazione, alle rivoluzioni “addomesticate”, ai pensieri critici sempre meno presenti: «Le rivoluzioni vanno fatte con occhi aperti, con voglia di lotta per la libertà e la verità, con una mistica arte»; per Savino è l’unione che fa la forza, solo insieme si combatte e si possono realizzare grandi idee; a tal proposito richiama uno slogan di un grande economista, Thomas Piketty: «Disuguali di tutto il mondo, unitevi».

Ricorda che la mafia si contrasta con l’affermazione di economie solidali, di comunione: «Dobbiamo tornare a impegnarci nel sociale, nel politico, fare quella vera politica che si occupa del bene comune, a fare reti di fraternità, di impegno, ricordandoci che la ndrangheta, non ci vuole fratelli, non ci vuole uniti e ci vuole ignoranti. Le mafie toccano il presente e il futuro ve lo dico senza se e senza ma», ribadendo che senza legalità non c’è giustizia, che la corruzione toglie risorse di ogni tipo da quelle finanziarie a quelle umane e che la ‘ndrangheta oggi controlla il territorio, si infiltra nelle vite di tutti in modo silente e pericoloso; nelle istituzioni, agisce attraverso l’intimidazione sistematica delle imprese e delle famiglie, «Questi sono i canali preferenziali dei mafiosi».

Savino spinge alla lotta senza paura, ricordando Don Peppe Diana, Don Milani, entrambi sacerdoti italiani che hanno dedicato la loro vita a servire la comunità e a combattere l’ingiustizia; poi ricorda Don Tonino Bello, con il suo: «Non scoraggiatevi mai», rimarcando la sua eredità intellettuale ancora viva, «Uno che ha sempre guardato alla questiona mafiosa con sovversione». Ricorda ancora gli appelli di Giovanni Paolo II e di Papa Francesco contro la mafia e cita Papa Leone che, nella sua prima omelia riporta i fedeli a dare importanza all’amore e alla fratellanza.

«C’è la necessità di non perdere la speranza, va organizzata, perché anche la speranza può diventare un narcotico della coscienza», conclude il monsignore il quale nell’occasione, riceve dagli studenti del corso un riconoscimento per i suoi dieci anni di Episcopato trasformativo in Calabria, frutto di contrasto attivo e concreto sul territorio a contrasto della cultura mafiosa e prevaricazione: «Ricordatevi, non c’è riparazione senza conoscenza».

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