La prof.ssa Mariacarmela Passarelli, delegata per l'Innovazione e l'Imprenditorialità all'Università della Calabria
INDICE DEI CONTENUTI
- 1 Qual è il problema concreto che il Palazzo dell’Innovazione intende risolvere nel rapporto tra università e sistema produttivo locale?
- 2 La manifestazione d’interesse indica una fase esplorativa: quali criteri determineranno poi l’effettiva selezione delle aziende e degli spin-off?
- 3 Il progetto è principalmente un’infrastruttura per la ricerca, uno strumento di sviluppo economico o una strategia di attrazione di imprese esterne?
- 4 Come pensa che gli studenti reagiranno? Cosa si aspetta e percepite già qualcosa da parte loro?
- 5 Esiste il rischio che l’accesso all’hub favorisca solo realtà già strutturate, lasciando fuori giovani ricercatori o piccole imprese locali?
Mariacarmela Passarelli, delegata all’innovazione dell’Università della Calabria racconta in esclusiva la visione del nuovo progetto: un luogo dove ricerca, imprese, startup e spin-off potranno incontrarsi per trasformare competenze e idee in opportunità concrete.
Dalla ricerca alle imprese, passando per startup, spin-off e giovani talenti: il nuovo Palazzo dell’Innovazione dell’Università della Calabria nasce con l’ambizione di diventare il fulcro dell’ecosistema dell’innovazione calabrese. L’obiettivo è creare un luogo in cui università e mondo produttivo possano dialogare in modo stabile, valorizzando le competenze sviluppate all’interno dell’ateneo e trasformandole in opportunità concrete per il territorio. Per capire quale visione c’è dietro il progetto e quali prospettive si aprono per studenti, ricercatori e imprese, abbiamo intervistato Mariacarmela Passarelli, professoressa associata di Economia e Gestione delle Imprese e delegata all’innovazione dell’Università della Calabria.
Qual è il problema concreto che il Palazzo dell’Innovazione intende risolvere nel rapporto tra università e sistema produttivo locale?
«Il problema concreto che, come università, vogliamo risolvere è quello della parcellizzazione delle attività e della mancata sincronizzazione di tutti gli attori che operano nell’ecosistema dell’innovazione nel nostro territorio. Partendo da questa problematica, ci sono diversi attori che cercano di creare valore aggiunto sul territorio; spesso ognuno agisce in modo autonomo, magari perdendo di vista il valore comune. L’obiettivo è proprio quello di mettere a sistema questi attori e ricreare un ecosistema dell’innovazione che, creando massa critica, possa generare maggior valore per il territorio e un valore che possa essere percepito anche all’esterno, più di quanto avvenga ora».
La manifestazione d’interesse indica una fase esplorativa: quali criteri determineranno poi l’effettiva selezione delle aziende e degli spin-off?
«È ancora tutto in fase di definizione. Avremo maggiori informazioni più avanti».
Il progetto è principalmente un’infrastruttura per la ricerca, uno strumento di sviluppo economico o una strategia di attrazione di imprese esterne?
«Sicuramente sarà un luogo, non una località, ma un luogo in cui si creerà una valorizzazione della ricerca. Il primo obiettivo è valorizzare la ricerca che si genera all’interno del nostro ateneo, con affinità e raccordo con aziende, startup e spin-off, per creare sviluppo economico da una parte e accelerare progetti che magari sono in una fase iniziale, così da generare lo scale-up. Quindi direi che sarà tutte e tre le cose insieme.
Non parlerei propriamente di attrazione di investimenti, perché l’interesse delle aziende che non sono localizzate nel nostro territorio non è di tipo economico: sono attratte dalle competenze. Le aziende sono interessate a lavorare sul nostro territorio perché riconoscono la presenza di talenti che arrivano dall’Unical. Questo posso dirlo con fermezza perché le interlocuzioni che sto avendo come delegata con aziende che non hanno la loro sede qui, ma che sono interessate ai nostri spin-off, alle nostre startup, ai nostri studenti, dottorandi e ricercatori, riguardano prevalentemente la ricerca del talento. Di questo bisogna essere orgogliosi».
Come pensa che gli studenti reagiranno? Cosa si aspetta e percepite già qualcosa da parte loro?
«Gli studenti in questo momento non sono molto informati. In questa fase parliamo di ecosistema: magari possono essere più incuriositi quelli che si sono già interfacciati con tesi di laurea su questi temi. Le aspettative sono sicuramente tante. Il Palazzo dell’Innovazione offrirà opportunità importanti per gli studenti perché lì saranno organizzati anche dei Career Day con aziende ospitate nella struttura e che arriveranno proprio in prospettiva di questo ecosistema. Gli studenti potranno trovare un ambiente vivace e quindi presentare le proprie competenze, vivere esperienze di tirocinio formativo e sviluppare collaborazioni con le aziende».
Esiste il rischio che l’accesso all’hub favorisca solo realtà già strutturate, lasciando fuori giovani ricercatori o piccole imprese locali?
«Io non vedo questo rischio perché stiamo prevedendo un programma di accelerazione che favorirà anche le aziende più piccole che vogliono fare il salto di qualità. Anzi, sarà un’opportunità anche per conoscere player che saranno invitati dall’estero. Io ci vedo solo delle opportunità, come è successo in altri territori e come succede tuttora. Questo è un contesto di open innovation e, come ci insegna Henry Chesbrough, fondatore dell’open innovation, noi cresciamo quando ci apriamo e quando ci confrontiamo con l’esterno. Quindi ci saranno opportunità per tutti».
Il Palazzo dell’Innovazione si prepara così ad aprire una nuova fase per l’Università della Calabria. L’obiettivo è trasformare il talento che nasce nei laboratori e nelle aule dell’ateneo in opportunità concrete, creando un punto d’incontro stabile tra ricerca, imprese e territorio. Una scommessa per l’Unical che punta a fare dell’innovazione non solo un tema di cui parlare, ma un’azione concreta capace di generare nuove idee, nuove imprese e nuove prospettive per chi sceglie di costruire il proprio futuro in Calabria.
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