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Il Gay Pride di Cosenza del 2017

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COSENZA – Era stata annunciata come un’invasione festante (e critica) della città per portare avanti le istanze «della parte meno visibile della comunità LGBTQIAPK*» e invece il Cosenza Pride (dal 30 giugno al 9 luglio) è diventato terreno di battaglia tra gli attivisti del capoluogo bruzio. In una dura nota diffusa oggi, il direttivo di Arcigay Cosenza “Eos” ha annunciato la decisione di «dissociarsi e non aderire all’evento “Cosenza Pride 2021 – La periferia invade la città”, organizzato da Fem.in attraverso la pagina di Invasione QUEER».

ARCIGAY: MANCATO COINVOLGIMENTO

Diversi i motivi della frattura. «Arcigay Cosenza e le altre realtà LGBTQIA+ del territorio, di fatto, non sono state coinvolte dal comitato organizzativo dell’evento – si legge nel comunicato – Durante un incontro con la delegazione di Fem.in, nella veste di portavoce del comitato organizzativo, Arcigay Cosenza si è detta interessata ed entusiasta nel costruire dei progetti comuni su tematiche condivise con altre realtà cittadine, a patto però che venissero precisate e discusse in sede assembleare alcune istanze. Nonostante l’incontro si sia concluso con spirito collaborativo, la delegazione ha deciso di ignorare suddette istanze lanciando l’evento pochi giorni dopo senza alcun confronto».

“PRIDE”, LA PAROLA DELLA DISCORDIA

Arcigay considera «l’utilizzo della parola pride (da parte di Fem.In., ndr) una forma di appropriazione di una lotta politica già esistente e ben definita: se chiunque può utilizzare la parola pride, è bene ricordare che il rispetto verso le battaglie si esprime anche rispettandone le storie. Un pride, che tale vuole essere, deve mettere al centro le tematiche della comunità LGBTQIA+ – sottolineano – non può e non deve essere un confusionario momento di avvio per un’ipotetica discussione futura in cui si sommano tutte le differenze e gli assi di discriminazione, neutralizzandosi in un nulla indistinto».

INVASIONE QUEER, “UNA CONTRADDIZIONE”

«Crediamo – precisa ancora Arcigay – che associare queer e pride sia una contraddizione in termini: da un lato il pride rivendica e difende l’esistenza di alcune soggettività specifiche, come le persone omosessuali, lesbiche, trans, intersessuali, asessuali e qualunque altra soggettività presente nello spettro delle identità di genere e degli orientamenti sessuali; dall’altro lato l’uso della parola queer mira a decostruire le identità di genere e gli orientamenti sessuali e non a rivendicarle. Usare un linguaggio corretto e chiaro è essenziale per dare voce ai pensieri che ci autodeterminano e rivendicano le nostre lotte e realtà».

«Non possiamo che essere felici quando a Cosenza dei singoli o delle associazioni organizzano delle manifestazioni in tutela dei diritti – concludono – ma in assenza di reali percorsi di confronto con le realtà territoriali e nello specifico con quelle che da sempre sono attive e riconosciute circa tali tematiche e battaglie, non possiamo non prendere una posizione netta, dissociandoci e non aderendo all’evento».

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