David Cronenberg e Giovanni Veronesi
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Chiude con i due registi, David Cronenberg e Giovanni Veronesi, la seconda edizione del Celico International Arts Festival. Cronenberg: «Qui mi sento a casa»
Alchimie creative che hanno concesso all’arte di trovare spazio anche in un festival di un piccolo paese come Celico, questo è stato l’obiettivo raggiunto dal Celico International Arts Festival che domenica sera ha chiuso il sipario della seconda edizione. Nei 18 appuntamenti del cartellone tanto cinema ma anche danza indiana, teatro, musica d’autore, letteratura e spazio alla tematica della legalità cara al direttore artistico e saggista Antonio Nicaso.
Per il presidente della Calabria Film Commission: «Una 9 giorni di grandissima qualità nella quale si sono alternati eventi culturali di grande spessore. Un festival di grande livello intellettuale con un direttore artistico molto competente che ha saputo valorizzare anche i nostri talenti. – e ha aggiunto Anton Giulio Grande – Questo è un festival che va tenuto d’occhio».
PREMIO ALLA CARRIERA A GIOVANNI VERONESI
Per la chiusura il festival ha scelto la leggerezza dello spettacolo “Vi porto al cinema” del regista Giovanni Veronesi perché, come lui stesso ha esordito: «Andare al cinema è una pratica unica e irripetibile, ma anche farlo». Sul palco del Teatro delle Arti hanno trovato spazio i racconti di attori “fragili” che dimenticano persino come si cammina, curiosità su colleghi come Verdone con la sua “stanza delle medicine” e Gabriele Lavia con le sue performance “furenti”. «I musicisti sono meglio degli attori perché almeno si drogano», con questa inconfondibile attitudine provocatoria Veronesi ha chiamato sul palco il gruppo dei Calicò con la performer e cantante Federica Greco che ha allontanato solo per un momento l’ironia del regista per far posto a un canto dei carrettieri siciliani o uno swing sui curiosi personaggi di un palazzo palermitano.
Veronesi ha ricevuto il premio alla carriera dal presidente onorario della kermesse David Cronenberg e, senza nascondere l’emozione di condividere con il maestro l’esperienza da filmmaker, ha ricordato: «Ogni film è un’avventura difficilissima però bellissima. Ricevere un premio per noi è importante perché significa che la gente ha riconosciuto un valore al nostro lavoro».
Il codirettore artistico Donato Santeramo ha chiuso il sipario del festival ricordando il contributo della poeta Joséphine Bacon, alla quale ha rubato per un attimo la parola Innu, che oltre allo stesso popolo canadese significa anche umanità, «e questo è quello che vorremmo raggiungere, da una parte la nostra identità particolare di abitanti di Celico, di Cosenza, della Calabria, dall’altra che siamo tutti parte dell’umanità».
CRONENBERG E IL RAPPORTO CON LA CALABRIA
Al Celico International Arts Festival, Cronenberg non è stato solo un’icona del cinema d’autore ma una presenza essenziale che ha favorito quell’incontro tra la cinematografia internazionale e quella italiana capace di mettere al centro dell’attenzione nazionale il piccolo borgo cosentino. A margine dell’evento il maestro del grande schermo ha riflettuto sul suo rapporto con la Calabria.
Maestro cosa l’ha spinta a ritornare più volte qui in Calabria?
«Non ero mai stato in Calabria prima e sono venuto proprio per il Festival delle arti di Celico scoprendo questa magnifica regione proprio attraverso l’occasione che ho avuto partecipando a questo evento».
Le appare una terra matura dal punto di vista culturale?
«La risposta è sì. Questo è il mio terzo anno qui e voglio tornare proprio per questo. Poi, amo l’accoglienza che ho ricevuto qui perché le persone sono state molto amichevoli e familiari e lo sono state non solo qui a Celico ma anche a Cosenza. Celico è davvero un piccolo gioiello racchiuso nelle montagne e io amo le montagne, orami lo sento come una seconda casa».
La sua permanenza le ha ispirato qualche progetto da sviluppare in Calabria?
«Quando fai film e vedi tanti film non smetti mai di essere un’artista, anche quando sei fuori dal palco la tua mente è sempre al lavoro. Anche in occasioni come questa l’attitudine artistica si scopre e si svela cercando nuove situazioni, tutto questo avviene anche attraverso le presenze e gli stimoli che arrivano dal palco. Non puoi mai dire quando la tua mente ha smesso di pensare al tuo prossimo lavoro, ma è proprio così che si scopre quello su cui hai voglia di lavorare».
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