INDICE DEI CONTENUTI
- 1 Chi è il “protagonista” del suo film?
- 2 C’è, infatti, una componente molto metanarrativa nella pellicola.
- 3 Spesso, nel corso dell’opera, assistiamo ad una frantumazione della quarta parete e ad un’interazione tra personaggio e spettatore. Come mai questa scelta?
- 4 Definirebbe il film più un atto d’amore o un atto di critica nei confronti del Cinema?
- 5 Come è nata l’idea di questo film?
- 6 Nella pellicola racconta il rapporto tra il mentire e il recitare, tra menzogna e recitazione.
- 7 “Il Protagonista” ci offre più verità o più bugie? È complesso capire dove inizia l’invenzione e dove termine l’esperienza personale, anche perché, con un gioco di iperboli, tutto sembra al tempo stesso verosimile ma anche incredibile.
- 8 C’è una componente autobiografica, però.
- 9 Come mai la scelta del bianco e nero?
- 10 Qual è il suo rapporto con la Calabria? Come vive la circostanza che vede la prima del film avere luogo proprio nella sua Corigliano?
- 11 C’è un’idea?
- 12 Il protagonista fugge però dalla sua terra, nel film. Anche questo aspetto è autobiografico?
- 13 Un consiglio per chi aspira a diventare regista e a lavorare nel cinema, seguendo le sue orme?
- 14 Questo film avrebbe potuto vedere la luce senza il suo protagonista, Pierluigi Gigante, che si è dimostrato un gigante anche sullo schermo, e non solo di nome?
La prima nazionale del film esordio di Fabrizio Benvenuto a Corigliano Rossano, città d’origine del regista reduce dal successo al Torino Film Festival
Fabrizio Benvenuto, classe 1992, coriglianese all’anagrafe e nel cuore, ha conquistato gli schermi del Torino Film Festival con l’anteprima del suo primo film dal titolo “Il protagonista” (Prodotto da Morena Gentile per MG Production) di cui è autore e regista. L’opera, che vede un immenso Pierluigi Gigante al centro di una storia che racconta il Cinema, il mondo degli attori, la passione e l’ossessione per il grande schermo, con poesia ed epicità, sarà presentato in prima nazionale sabato 16 maggio, alle 20.45, presso il Cinema Metropol di Corigliano-Rossano, alla presenza del regista, del protagonista Pierluigi Gigante, e del distributore per le sale cinematografiche Giampiero Preziosa.
L’abbiamo incontrato per farci raccontare la genesi di un’opera che ha suscitato emozione e attenzione, affermandosi come una delle più interessanti proiettate a Torino durante il TFF.
Chi è il “protagonista” del suo film?
“Il Cinema, se vogliamo. Il sogno di Cinema”.
C’è, infatti, una componente molto metanarrativa nella pellicola.
“Assolutamente. Infatti, dico che il protagonista è il Cinema perché sia gli attori che i registi sono semplici strumenti del Cinema, che rimane il protagonista assoluto.
Il livello metanarrativo, nel momento in cui si parla di ambizioni artistiche non è ricercato ma esce del tutto naturale in fase di scrittura”.
Spesso, nel corso dell’opera, assistiamo ad una frantumazione della quarta parete e ad un’interazione tra personaggio e spettatore. Come mai questa scelta?
“È stato naturale. Quando, nel corso dei miei studi assimilai questo concetto non ne ero particolarmente affascinato. Poi mi sono reso conto che, per me, non esistono pareti tra la vita degli artisti e l’arte in generale. Ho cercato di essere non scontato, offrendo scelte narrative e stilistiche personali”.
Definirebbe il film più un atto d’amore o un atto di critica nei confronti del Cinema?
“Non avevo nessuna intenzione di fare critica al Cinema. Forse può trarre in errore il monologo del personaggio principale in chiusa di pellicola. Ma non è altro che un tassello del mosaico. Quindi è totalmente un atto d’amore. Poi ogni atto d’amore, sincero, contiene in sé delle critiche”.
Come è nata l’idea di questo film?
“È nata in concomitanza con la conoscenza e la crescita del rapporto con l’attore protagonista, Pierluigi Gigante. Io e lui ci conoscevamo e frequentavamo artisticamente. Io usavo la sua voce per farmi leggere le mie idee, le mie sceneggiature, dato che lui ha un dono nella lettura. Uno dei tanti.
In alcune sezioni più lunghe di lavoro, mi sono reso conto che la voglia che avevamo di fare un film era maggiore della voglia che avevo io di lavorare sull’opera che il tempo mi impegnava. Così, in modo del tutto, mi sono messo a scrivere di uno che sogna di fare un film”.
Nella pellicola racconta il rapporto tra il mentire e il recitare, tra menzogna e recitazione.
“Io penso che l’arte in generale, ma il cinema in particolar modo, usi la bugia per raccontare la verità. Il cinema attraverso una verità distorta, che diventa una bugia ma comunque mantiene al centro la realtà. La bugia della narrazione, della recitazione, permette alla verità di emerge con più forza nel cinema. Recitare è sicuramente mentire”.
“Il Protagonista” ci offre più verità o più bugie? È complesso capire dove inizia l’invenzione e dove termine l’esperienza personale, anche perché, con un gioco di iperboli, tutto sembra al tempo stesso verosimile ma anche incredibile.
“Per me non c’è un confine tra le cose vere e le cose finte. Sono contento di essere riuscito a restituire questo concetto durante la narrazione cinematografica. Finzione, bugia, verità appartiene tutto ad un flusso di vita. Non vado mai a cercare la fine o l’inizio di questi concetti perché sono per me tutt’uno”.
C’è una componente autobiografica, però.
“Sicuramente molte scene raccontano fatti davvero accaduti. Nelle primissime scene il protagonista, per esercitarsi come attore, si finge cliente di un albergo. Pierluigi Gigante lo ha fatto diverse volte veramente, come esercizio attoriale. Lui è un vero e proprio attore randagio, che vive di questi momenti. Anche il concetto di un film improvvisamente viene annullato capita spesso nella realtà”.
Come mai la scelta del bianco e nero?
“I miei preferiti sono in bianco e nero. Dalla prima scrittura iniziato a pensarlo così dall’inizio e poi ho smesso di chiedermi il perché. In seguito, col senno del poi, mi sono reso conto che era la dimensione giusta per raccontare gli ambienti e le suggestioni che ricercavo”.
Qual è il suo rapporto con la Calabria? Come vive la circostanza che vede la prima del film avere luogo proprio nella sua Corigliano?
“Non vedo l’ora di girare qualcosa in Calabria. Ci sto lavorando da tempo. Da ancora prima di iniziare a scrivere “Il protagonista”. Sono cresciuto in Calabria e qui sono nate le mie ispirazioni.
Ho chiesto alla produzione che la prima avvenisse a Corigliano perché è casa mia, perché sono cresciuto in quel Cinema e non poteva esserci inizio migliore”.
C’è un’idea?
“Si, molto ambiziosa. Spero di riuscire a realizzarla”.
Il protagonista fugge però dalla sua terra, nel film. Anche questo aspetto è autobiografico?
“Fugge perché i grandi amori spesso non si capiscono, come se coloro che lo vivono parlassero due lingue incomprensibili. Eppure, sono amori dalle radici profondi, sicuramente inestirpabili”.
Un consiglio per chi aspira a diventare regista e a lavorare nel cinema, seguendo le sue orme?
“Ci sono tante cose difficile che si affrontano nel percorso che ho intrapreso. Ciò che consiglio sempre è di innamorarsi della propria scrittura. Perché se ami ciò che scrivi, se ami ciò che immagini diventerà il tuo film, sarai sempre a difenderlo fino alla morte. Se non lo ami, non lo potrai difendere e il tuo sogno morirà”.
Questo film avrebbe potuto vedere la luce senza il suo protagonista, Pierluigi Gigante, che si è dimostrato un gigante anche sullo schermo, e non solo di nome?
“No, perché è stato scritto su di lui. A me piace il character al centro dell’opera. Gli attori in un film sono tutto. Sapevo che Pierluigi ha capacità immense, che gli può chiedere qualsiasi prova autoriale. Ci siamo davvero divertiti ad estremizzare molte storie. Pierluigi è una persona che vive per il cinema e te lo restituisce dal punto di vista professionale. Sul set è un vero pilastro”.
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA