Ortenzia Guarascio
3 minuti per la letturaLa crisi del Cosenza calcio favorita dal “non detto” e dalla trascuratezza; Tutti in silenzio, e chi dovrebbe chiarire tante cose sembra un fantasma: dov’è la famiglia Guarascio?
COSENZA – Si resta in attesa, ma ad aspettare ormai ci si è fatta l’abitudine. Anzi, il callo. Tra l’altro non si sa neanche cosa si stia aspettando. Negli ultimi giorni la sensazione sulle vicende relative al Cosenza Calcio è solo una: confusione totale. Condita da mille interrogativi e da amare considerazioni. Nelle quali non si salva nessuno, e tutti escono sconfitti. Almeno agli occhi degli osservatori. Poi chiaramente ognuno avrà le sue motivazioni per dire delle cose oppure per agire in un modo piuttosto che in un altro.
C’è una certezza, però: in questo momento è in atto un atteggiamento di estrema scostumatezza, per dirla con un termine forse desueto ma molto comprensibile. Un vero e proprio attentato alla serenità dei tifosi e in genere dei cittadini appassionati di calcio. E questo attentato ha un solo nome: SILENZIO. Nessuno parla, nessuno spiega. Anche reperire notizie attendibili risulta difficile. E anche chi pensa di detenere verità assolute, dopo due minuti è costretto a fare marcia indietro. Consegnandosi al pubblico ludibrio; eh sì, perché il problema spesso non è chi crea confusione, ma chi cerca di raccontarla.
La regia dietro tutto questo è solo una: la proprietà del Cosenza Calcio. E’ vero che si rincorrono le voci più disparate, è vero che c’è chi dice qualcosa e chi afferma il contrario, ma chi potrebbe davvero raccontare quello che sta succedendo (e dovrebbe farlo per rispetto nei confronti della città) non parla, non dice nulla. Si trincera dietro la falsa esigenza di riservatezza. Anche perché una società chiara, trasparente, aperta (quale il Cosenza Calcio non è mai stato negli ultimi anni) non avrebbe difficoltà a rapportarsi con i tifosi, a spiegare le vicende o a far capire le intenzioni che ha per il futuro (vendere, restare, ecc…).
E si tratta di qualcosa che anche le stesse Istituzioni trascurano, sottovalutano. Non parlare significa far accadere cose e poi cercare di trarne dei benefici. Utile per chi deve “nascondere”, per chi non vuole prendere impegni… Oppure si “provocano” deliberatamente situazioni caotiche per poi non spiegare nulla e fare in modo che ognuno la pensi in un modo. In una sola parola siamo in presenza di una vera applicazione scientifica del “dividi et impera”. E in tutto questo ci si chiede: ma davvero dei colori rossoblù, e della valenza sociale del calcio a Cosenza, interessa a pochi o solo a chi ha bisogno di lucrarci sopra anche in termini di visibilità e non solo economici?
Una domanda bisogna farsela però, sperando che qualcuno risponda: dov’è finita la famiglia Guarascio, titolare per intero della 4EL Group e quindi proprietaria (tutta) del Cosenza Calcio? Dove sono finiti la sorella del presidente onorario, Ortenzia, e il figlio Alessio? La prima, che vorrebbe chiudere la vicenda Cosenza Calcio, visto che da tempo preme per la cessione, avrebbe rassicurato il sindaco (parola di Franz Caruso) sull’esito imminente di una trattativa. Il secondo, come la zia, sta cercando di convincere il papà a mollare l’osso, tanto da risultare contrariato dagli esiti dell’ultima trattativa. Perché nessuno parla? Perché questa omertà su tutto? E se anche (come dice qualcuno) la trattativa “non esiste”, perché nessuno viene a dirlo chiaramente? Perché, invece, si preferisce continuare ad ignorare provincia, città, tifosi e istituzioni?
Chiaramente si aspettano risposte e spiegazioni anche da chi ha provato, o sta provando, ad acquistare il Cosenza Calcio…
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