X
<
>

Eugenio Guarascio

5 minuti per la lettura

Secondo l’addetto stampa del Cosenza Calcio la trattativa con gli imprenditori canadesi, che tanto aveva entusiasmato i tifosi, in realtà non ci sarebbe stata. Ma a rivelarli al sindaco Caruso fu direttamente la sorella del presidente Guarascio


COSENZA – «La trattativa con i canadesi non è mai esistita». Questa frase arriva direttamente dall’ufficio stampa del Cosenza Calcio, che ha contattato il nostro giornale per comunicare che tutto ciò che si è scritto in questi giorni è solo frutto di falsità (la notizia, è bene ricordarlo, è stata pubblicata anche da altre testate). Nessuna trattativa, dunque, nessun incontro, nessun documento visionato e studiato fra le parti. Niente di niente. Tutto inventato.

In realtà, è stato un titolo del nostro giornale il motivo del contatto («Il Cosenza non si può vendere»), considerato “eccessivo”. Un titolo frutto di una deduzione semplice: se in tutte le trattative (presto le novità su quella con gli arabi) il leit motiv è sempre stato il rifiuto a cedere tutto il pacchetto di quote; se varie offerte più che congrue sono state sempre rifiutate; se, dopo una stagione tragica in quanto a presenze allo stadio e ad un monte sponsor inferiore rispetto a quello degli anni precedenti, ci si appresta ad una stagione in cui sono previste ancora meno presenze. Sempre che si possa usufruire del “San Vito-Marulla”. E un monte sponsor tutto da verificare.

S gli investimenti per una stagione dignitosa aumentano di anno in anno e con poche entrate dovranno per forza essere ridimensionati; se infine ci si ritrova davanti a frasi significative del patron rivelate ai possibili acquirenti allo scopo di ottenere almeno il 10% («Ho necessità di rimanere nella società»), è chiaro che la deduzione più facile è che il Cosenza Calcio evidentemente non può essere venduto. Il motivo? Evidentemente è considerato un bene troppo prezioso per cederlo ad altri. Un bene dal quale non ci si vuole staccare.

LA QUESTIONE DELLA TRATTATIVA CON I CANADESI PER LA CESSIONE DEL COSENZA CALCIO

Tornando, però, alla questione dell’esistenza o meno della trattativa, della stessa ha parlato al sindaco anche la sorella del presidente onorario Guarascio, la dottoressa Ortenzia. In quell’occasione la co-titolare della 4EL Group lo fece quando comunicò al primo cittadino di non poter recepire l’offerta di altri imprenditori (che avevano contattato lo stesso Caruso) in quanto si era vicinissimi alla conclusione positiva di una trattativa importante.

E sempre la dottoressa Ortenzia rivelò al primo cittadino l’esistenza di una penale qualora la trattativa non fosse andata in porto a causa del rifiuto di cedere da parte del club (penale inserita all’interno di un preliminare!). Altra riflessione: di questa trattativa si scrive da marzo/aprile: si è scritto di incontri a Roma, a Milano, di incontri a Lamezia, a Gizzeria, a Catanzaro Lido; si sono rivelati dettagli, si è scritto quale documento mancasse; si è detto che tale documento poi è stato anche mostrato e consegnato, tanto da far pensare ad un esito positivo della stessa trattativa.

Ebbene, detto questo perché la società interviene così decisa per “smentire” l’esistenza della trattativa? Quale è l’esigenza che intende tutelare? Facendolo, tra l’altro, il club si prende anche una bella responsabilità morale. Ammesso per assurdo che questa trattativa non sia mai esistita, si poteva e si doveva bloccare tutto sul nascere e invece lo si è fatto “scorrere” tranquillamente per lungo tempo. Una trattativa falsa avrebbe dovuto portare, naturalmente, a smentire tutto prima che si svolgessero consigli comunali, manifestazioni dei tifosi, corrispondenze più o meno tese con l’amministrazione comunale?

UN MODO PER ABBASSARE LA TENSIONE SOCIALE

Parlarne, avrebbe dovuto contribuire ad “abbassare” il grado di tensione sociale che la questione Cosenza Calcio porta inevitabilmente con sé. Parlarne non avrebbe consentito il rischio che tutto potesse trasformarsi in un problema di ordine pubblico. E invece niente. Si è lasciato fluidamente pensare che ci fosse qualcosa alle porte, si è consentito alla gente di illudersi, non sapendo che l’aumentare dell’illusione può portare ad una grande delusione. Con tutto quello che ne consegue. Perché non si è stati chiari dall’inizio? Perché non si è evitata l’escalation di rancore che oggi è ai massimi livelli all’interno della tifoseria? Forse per paura che l’inesistenza della trattativa potesse inasprire ancor di più gli animi? Riesce difficile crederci. Ecco perché la trattativa non può considerarsi “mai esistita”, ma reale e concreta. Il tempo chiaramente rivelerà tutto.

I PERICOLI CONNESSI AL NEGARE CHE LA TRATTATIVA CON I CANADESI PER LA CESSIONE DEL COSENZA CALCIO NON SIA MAI ESISTITA

C’è da dire una cosa, comunque. La società dovrebbe comprendere che affermare che la trattativa con i “canadesi” non è mai esistita, ingenera anche il dubbio che possa essersi trattato di una montatura. Una grossa montatura. Bene orchestrata da marzo fino ad oggi. Volta a prender tempo e non si sa per cosa. Non è un mistero, infatti, che in tanti hanno accostato tale trattativa a quella dello scorso anno con Oliva, che secondo molti è servita solo ad ottenere il nulla osta per lo stadio.

Il punto è che molto spesso si cerca di screditare chi ha cercato di fare informazione. E lo si fa per legittimare il proprio operato e uscirsene in maniera liscia e pulita. Riversando le colpe su altri, e con le stesse storielle di sempre, tra l’altro. E cioè che chi negli anni si è avvicinato per acquisire il Cosenza Calcio, si è sempre rivelato inadatto o autore di offerte inadeguate. Cosa che non è assolutamente vera.

Comunque la si voglia porre, la vicenda è davvero assurda e conferma ancora una volta l’inesistenza del legame tra la proprietà del Cosenza Calcio e la città. Un legame ormai bruciato, disintegrato dai silenzi, dalle omissioni e dall’indifferenza. Unico, colpevole resta chi alla fine è sempre il bersaglio più facile, quello sul quale è più facile far confluire la frustrazione della gente. Basta dire che ciò che viene scritto è falso, e il gioco è fatto. A quel punto il responsabile di tutto non è il protagonista principale. Ma chi osserva il protagonista e cerca di render conto alla gente di come agisce.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA