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COSENZA – Quattro persone sono state punite con il carcere a vita anche in Appello nell’ambito del maxiprocesso alla ‘ndrangheta di Cassano Ionio. Si tratta del processo “Timpone rosso”, che prende il nome dal quartiere della cittadina in provincia di Cosenza, più volte preso d’assedio dalle forze dell’ordine perché ritenuto base logistica della potentissima cosca locale (GUARDA LE FOTO DI UN BLITZ).

Tra gli imputati, però figuravano anche presunti elementi di spicco della criminalità di tutta la fascia ionica cosentina. A partire da Nicola Acri, il boss di Rossano, soprannominato “occhi di ghiaccio”. Per lui la corte ha confermato l’ergastolo inflitto in primo grado. Carcere a vita anche per altri 3: si tratta di Ciro Nigro; Franco Abbruzzese di 40 anni, detto “U pirolu”; Franco Abbruzzese di 40 anni, detto “Dentuzzo”.

Esce con un’assoluzione dopo la condanna all’ergastolo che gli era stata comminata in primo grado Damiano Pepe di Corigliano. Nessuna condanna anche per Celestino Abbruzzese, detto “Asso di bastoni”, che veniva indicato come patriarca della famiglia: in primo grado aveva rimediato 25 anni. Quando era stato arrestato, nel 2012, dopo la sua fuga dall’ospedale nel quale era detenuto, la gente del quartiere era scesa in strada per difenderlo dai carabinieri (LEGGI).

Assoluzione per Giovanni Abbruzzese “il Cinese” (25 anni in primo grado); Rocco Antonio Donadio (25 anni in primo grado); Tommaso Iannicelli (15 anni in primo grado). Assoluzione confermata per Domenico Madia e Antonio Abbruzzese del 1975: per entrambi l’accusa aveva chiesto il carcere a vita. Ridotta da 25 a 24 anni la pena per Mario Bevilacqua e Fiore Abbruzzese detto “Minuzzo”.

Gli indagati di “Timpone rosso” furono accusati, a vario titolo, di aver organizzato e partecipato a sette agguati mafiosi tra il gennaio del 1999 e il giugno del 2003. L’operazione che portò agli arresti risale al 16 luglio del 2009. «L’indagine – si legge negli atti originari di “Timpone rosso” – conferma che gli zingari costituiscono un’unica consorteria di ‘ndrangheta a prescindere dal fatto che i singoli partecipi dimorino in Cosenza o in Cassano. Infatti, zingari cassanesi e cosentini partecipano ad una strategia stragista volta alla progressiva eliminazione di tutti coloro che avrebbero potuto attentare all’egemonia zingara in provincia di Cosenza».

Nel maggio 2013 la sentenza di primo grado. Ora si è pronunciata la corte d’assise d’Appello di Catanzaro.

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