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LA prima attenzione per chi sale dalla Marina verso il borgo antico è rivolta alla poderosa cinta muraria, a volte inglobata dalle case, intervallata da torri e bastioni, alcuni circolari, altri pentagonali, a ferro di cavallo o ogivali. La cinta, unica integra in tutta la Calabria, ha un perimetro di oltre 1 chilometro e fu edificata nel XV secolo durante la dominazione aragonese, secondo il sistema difensivo della “muraglia bastionata”, su preesistente impianto bizantino. La nostra visita al centro storico inizia da porta Pia o Porta nuova. Da qui ci si immette su Corso XX settembre che taglia in due il borgo fino al torrione della Spezieria. 

 
  
Subito dopo la porta d’accesso si incontra il Palazzo del Seminario, costruito nella prima metà del Seicento dal vescovo Francesco Gonzaga dei Duchi di Mantova su una porzione di cinta muraria, compresa una delle torri di forma circolare. Percorrendo il Corso si incontra prima la secentesca chiesetta di S. Antonio e subito dopo la Cattedrale dedicata a San Michele Arcangelo. Di origine quattrocentesca, subì distruzioni rovinose a causa delle incursioni dei pirati turco-barbareschi, perciò venne più volte ricostruita. La devastazione più rovinosa fu ad opera di Khair ad-din detto Barbarossa, che ne razziò persino le campane. Riedificata in stile neoclassico su iniziativa del vescovo Nicola Golia, l’imponente facciata è preceduta da un porticato di sei colonne ed è appoggiata da un lato alla torre civica con l’orologio degli inizi del ‘900 e dall’altro al secentesco campanile. Di particolare interesse architettonico è la cupola rivestita con mattonelle di maiolica policrome. L’interno presenta tre navate, separate da massicce colonne ioniche, disposte in coppia. In ciascuna navata laterale si trovano tre altari; da visitare le cappelle dedicate a San Cataldo e al Santissimo Sacramento. Accanto alla Cattedrale il Palazzo vescovile, costruito tra il 1650 e il 1685. 
Proseguendo si incontra, incastonata tra civili abitazioni, la chiesetta della SS. Trinità, essenziale nello stile e negli arredi. Ancora un po’ più avanti, l’angustia del Corso si apre improvvisamente in una visione splendida della marina e delle costa dalla balconata della Spezieria, che prende il nome da una delle otto torri. Da qui si può percorrere la cinta muraria godendo degli splendidi panorami visibili dal torrione Valle e da quello Pilè e visitare la Chiesetta dell’Annunziata, un piccolo edificio sacro d’origine secentesca, frutto del lavoro di maestranze locali. 
 
Seguendo le mura si giunge a Ponte Nuovo, Porta Marina, accesso principale al borgo, così chiamato perché un tempo munita di ponte levatoio. Proseguendo per via Roma si incontra Palazzo Venneri, sede del municipio, costruito nella prima metà del 1800 sui ruderi del castello dei Principi Spinelli. E’ il più rappresentativo delle numerose residenze gentilizie, quali palazzo Chiriaci, palazzo Mascambruno e palazzo Pismatari. Ritornati a Porta Pia si esce fuori le mura per raggiungere in pochi minuti la Chiesa degli Osservanti o di Santa Filomena, sicuramente l’opera più rappresentativa di Cariati, un tempo parte del complesso monastico dei Frati minori; in stile “tardo-gotico”, fu costruita nel 1441 per volere del fiorentino Bonaccorso Caponsacco. L’interno ha un’unica navata con volte a crociera ed una cupoletta di forma ottogonale rivestita con mattonelle policrome a maiolica decorate con motivo araldico. 
 
Terminata la visita del nucleo storico, si scende in auto alla Marina per una bella passeggiata sul lungomare e sul molo del porto turistico e peschereccio animato dalle paranze dei pescatori. Nelle vicinanze del porto la chiesa dedicata a S. Cataldo, patrono di Cariati, di cui custodisce la sacra effigie. Era originariamente una chiesetta rurale che venne restaurata dal vescovo Francesco Gonzaga alla fine del 1600. Con l’auto si riprende la ss 106 in direzione sud e dopo 1 chilometro circa si sale per una stradina interna dove, in posizione dominante, nella località Salto, si trova la tomba Brettia, in cui era sepolto un guerriero brettio, risalente al IV-III secolo a.C. Il ricco corredo funerario, corazze, cinturoni, vasellame e altre suppellettili è custodito nel museo di Sibari.
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