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LA NOSTRA visita del centro storico inizia da Piazza Vinci su cui si affaccia la chiesetta di San Francesco. Semplice architettonicamente e più volte rifatta è ad unica navata con tetto a capanna; fondata nel 1604 custodisce all’interno un dipinto ed una scultura lignea raffigurante San Francesco di Paola. Da qui, attraverso un dedalo di viuzze, un tempo affollate di mercanti ed artigiani, si giunge, nel cuore del centro storico, alla chiesa di Santa Maria della Sanità, chiamata anche chiesa dell’ospedale perché in prossimità di un ricovero per malati e pellegrini ed un monte di pietà, ora inglobati in abitazioni private. 

 
 
Edificato nel 1613, l’edificio ha la facciata con timpano e portale architravato ed un campanile dalla cupola a pera. Al suo interno, ad unica navata, troviamo sull’altare maggiore il dipinto del 1853 di Francesco Santacaterina della Madonna degli infermi o della Sanità e, sull’altare laterale sinistro, quello di Santa Lucia a firma di Francesco Basile del 1883. Accanto alla chiesa si eleva la comunale torre dell’orologio, con antico meccanismo a carica manuale; alla sua base è stata murata una lastra marmorea del II sec d.C. dedicata a Manio Megonio, il personaggio più in vista dell’antica Petelia. Dopo pochi metri si sbocca nella triangolare piazza Giunti su cui si affacciano il rimaneggiato palazzo Amantea dall’imponente portale in blocchi di pietra e dagli arditi contrafforti ed il massiccio palazzo Giunti, costruito nel XVIII secolo. All’interno di questo palazzo ha sede l’archivio fotostorico che attraverso 4000 fotografie, documenti e cartoline storiche offre una visione della vita sociale del borgo negli ultimi 150 anni.
  
Alle spalle di Palazzo Giunti si apre la spianata su cui sorge il Castello, oggi nella fase conclusiva del restauro, costruito sull’acropoli dell’antica Petelia e che ha subìto nei secoli numerosi rifacimenti. La sua struttura centrale è una torre a pianta quadrilatera da cui si articolano le mura che abbracciano il cortile e le quattro torri angolari; è circondato da tre parti da precipizi, mentre un fossato artificiale, ora riempito, lo separava dalla città. Ritornati in piazza Giunti, si percorre prima via Annunziata e poi via Petilia, passando davanti a numerosi palazzi d’epoca, di varia architettura, dal liberty al neoclassico, e si giunge alla secentesca chiesetta di S. Giuseppe detta anche del Purgatorio. Al suo interno vi sono due altari, di cui uno dedicato a San Giuseppe e l’altro alla Buona Morte, raffigurata da un teschio in teca di vetro. 
 
Scendendo ancora si arriva a S. Maria delle Grazie, posta su un balzo roccioso in posizione dominante sulla marina, fondata intorno al 1500 dai frati francescani. Sul vasto sagrato si staglia la facciata neoclassica che ingloba a sinistra il corpo del campanile. L’interno della chiesa è a navata unica con otto altari laterali; il pavimento è in maiolica seicentesca. Di notevole valore quadri del secolo XVII – XVIII, di autori ignoti, ma soprattutto, il quadro raffigurante la Madonna delle Grazie del sec. XV, posto sull’altare maggiore, dipinto su legno. Scendendo ancora per via S. Maria e via Roma si arriva alla Cattedrale dedicata ai SS. Pietro e Paolo. Eretta al tempo della fondazione del Vescovado (1181-82 d.C.), restaurata più volte nel corso dei secoli, conserva ancora oggi un impianto basilicale di tipo romanico, con decorazioni di stile barocco. La facciata presenta un portale di accesso e due porte minori laterali ed è affiancata da un compatto campanile. Dietro l’ingresso di una delle navate laterali sono conservate quattro basi marmoree di epoca tarda romana con iscrizioni latine; su una vi è inciso il testamento di Magno Megonio. Vicino alla cattedrale vi è l’Episcopio, residenza del vescovo fino al 1818, anno di soppressione della sede. Il suo impianto massiccio a contrafforti fu voluto dal Vescovo Vico nel XV secolo a difesa degli attacchi barbareschi. Durante la visita del borgo si intravedono, spesso accorpati alle abitazioni, parti delle mura di cinta ed i bastioni che circondavano l’abitato. 
  
Prendendo l’auto si scende verso la marina per ammirare accanto alla SS 106 “ U Turrazzu”, una torre di avvistamento del XVII secolo, recentemente restaurata, con la parte inferiore a scarpata e caditoia sulla porta di ingresso. Tornati sulla 106, in direzione sud, per gli amanti della natura una sosta obbligata alla foce del fiume Neto, nell’Oasi naturale del Pantano, posto ideale per il birdwatching. Nei pressi si trova il seicentesco Castello di Fasana, di proprietà privata, un tempo dimora dei principi Pignatelli. Al nucleo originario, a pianta quadrata con quattro torrette angolari, sono state aggiunte altre costruzioni con paramenti murari in mattoni rossi e finti merli che conferiscono al maniero un aspetto quasi da favola.
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