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VIBO VALENTIA – Si dice che sul suo impero non tramonti mai il sole. Un reticolo di società e controllate, operante nel settore dei rifiuti, che si estende dall’Italia all’Australia, dall’Argentina alla Lituania. Nell’ambiente è conosciuto come l’ottavo re di Roma. È sua la discarica più grande d’Europa, quella di Malagrotta, 250 ettari di rifiuti tra le colline a nord ovest della capitale. Lui è Manlio Cerroni, 89enne avvocato romano, e nel suo progetto espansionistico ha ora puntato alla Calabria, al Vibonese in particolare. Lo ha fatto tramite una società riconducibile alla sua estesa galassia, la Formica Ambiente, sede legale a Roma e braccio operativo in Puglia, nel brindisino, dove gestisce un contestato impianto. 

Introdotta da faccendieri locali, la Formica Ambiente è già attivamente al lavoro per avviare, in località “Peducchiella” di Stefanaconi, un impianto delle dimensioni di 7,5 ettari da destinare ad un invaso in grado di ricevere migliaia di tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi e alle necessarie infrastrutture di gestione.
Sui terreni interessati, in una zona agricola caratterizzata dalla presenza di molte falde acquifere, sono già stati effettuati i primi rilievi topografici. La stessa società è al momento impegnata nell’acquisizione di ulteriori terreni necessari al completamento dell’opera attraverso la sottoscrizione di un’opzione di affitto e diritto di servitù con i proprietari limitrofi ai terreni già nella propria disponibilità. 

La proposta economica contenuta nell’atto sottoposto ai proprietari prevede un corrispettivo di 1 euro a singola tonnellata di rifiuto smaltita nella futura discarica e precisa che nulla verrà corrisposto ai proprietari fino all’entrata in esercizio dell’impianto ed al completamento del primo mese di conferimento. 

Il contratto, al contrario, decadrà automaticamente se entro il 30 aprile 2015 la Formica Ambiente non dovesse ricevere i necessari provvedimenti autorizzativi. Tuttavia, se entro lo stesso termine la pratica dovesse ancora essere in fase di istruttoria, la società romana si riserva la facoltà di chiedere una proroga di un ulteriore anno.
Un’operazione che ha dunque tutte le carte in regola per andare in porto e passare letteralmente sulla testa di territorio e cittadini che, tra qualche mese, potrebbero ritrovarsi nel “giardino di casa”, in un’area situata tra l’abitato di Stefanaconi e la valle del Mesima, un mega impianto privato sui cui eventuali rischi nessuno li ha ancora resi edotti. 

Nel frattempo, nel paese alle porte di Vibo cresce un sempre più diffuso stato di tensione di fronte ad una prospettiva considerata scellerata dalla grande maggioranza dei cittadini, tra i quali anche alcuni proprietari terrieri interpellati che avrebbero già rispedito al mittente la proposta della Formica Ambiente.
Da più parti s’invoca l’indizione di un’assemblea pubblica che affronti di petto la vicenda, mentre un primo nucleo di cittadini si dice pronto a far fronte comune mettendo in piedi un comitato che operi per chiarire i confini dell’operazione, finora condotta in gran riserbo, e richiamare alle proprie responsabilità i soggetti parte in causa nella vicenda.

Anche sulla scorta di quanto avvenuto alcuni mesi addietro nella vicina Sant’Onofrio, dove un’analoga iniziativa popolare, sollevando dubbi sul piano idrogeologico e sismico, di concerto con il Comune, portò infine a scongiurare la creazione di un impianto simile in quel territorio.

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