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ARRIVA l’estate e scoppiano i problemi veri per i paesi del Pollino che ospitano la deviazione della autostrada A3, dopo il crollo del viadotto Italia avvenuto ormai quattro mesi fa (LEGGI LA NOTIZIA). 

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Ingorghi perenni, circolazione a passo d’uomo, mezzi pesanti a tutte le ore del giorno e della notte, rifiuti abbandonati per strada, inquinamento acustico e, soprattutto, un crescente problema sicurezza. 

LA SVOLTA CON L’AUTORIZZAZIONE ALL’INIZIO DEI LAVORI

«Da quando è crollato il ponte – dice Gianni Cosenza, sindaco di Laino Castello, il paese che è attraversato nel suo centro storico dal percorso alternativo – non dormo più. Con l’esodo estivo, la situazione è di vera emergenza. Il fronte della sicurezza è quello che mi preoccupa di più. Il mio paese è di fatto ostaggio del traffico: l’altro giorno una macchina è andata in fiamme e il fuoco si è mangiato il costone di una collina. E se ci fosse stato qualche ferito? – si chiede il primo cittadino di una comunità di neanche 900 abitanti – Quanto tempo ci avrebbero messo i soccorsi ad arrivare a Laino? Forse ore. Bene, non possiamo andare avanti così a lungo. Ho paura». 

L’ALLARME PER I FLUSSI TURISTICI

Il sindaco denuncia fra l’altro una condizione di sottovalutazione anche da chi è chiamato a garantire la sicurezza sul territorio: «Mentre nei primi tempi, c’è stato un giusto e adeguato dispiegamento delle forze dell’ordine sulle strade, oggi purtroppo non è più così. Ci sono i mezzi della polizia stradale e, quando è possibile, anche la polizia provinciale ma forse è il caso di prevedere una postazione della Protezione civile, perché le condizioni sono gravi. Sul percorso alternativo si rischia di rimanere imbottigliati per ore. Nel mio paese stiamo facendo sacrifici enormi e di questo devo veramente ringraziare la mia comunità, che sta dando dimostrazione di grande generosità. Noi non siamo Milano, i nostri giovani di colpo si sono visti sprovvisti di luoghi di aggregazione. Le aree pic nic, ad esempio, sono prese d’assalto ogni ora dai viaggiatori e spesso i rifiuti vengono abbandonati a terra e la zona diventa inaccessibile. Non sto qui a lamentarmi – dice ancora Cosenza – capisco la gravità della situazione e do atto del grande impegno degli operai, che lavorano a tamburo battente sul cantiere. Il mio augurio è che vengano rispettai i tempi di riapertura del viadotto, altrimenti per noi la situazione diventa veramente insostenibile». 

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