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COSENZA – Ci saranno 600 euro per ciascun nucleo familiare e altri 300 euro per ogni ulteriore membro del nucleo, oltre il capo famiglia, per consentire ai rom di lasciare la tendopoli allestita nei pressi della stazione ferroviaria dopo lo sgombero delle baracche abusive che erano state costruite lungo le sponde del fiume Crati di Cosenza.

Si tratta di un contributo per la «copertura dei primi costi derivanti dal trasferimento ad altre località del territorio nazionale o estero», e alla «copertura dei primi costi per la detenzione di un alloggio nel territorio locale, nazionale od estero», da erogarsi in un’unica soluzione al momento del rilascio della tenda assegnata a giugno.

Il provvedimento è stato deliberato all’unanimità la giunta comunale guidata dal sindaco Mario Occhiuto il 25 settembre scorso. L’operazione costerà 136.500 euro, che si sommano ai circa 200.000 euro spesi per l’allestimento della tendopoli tre mesi fa. Vi si farà fronte mediante prelevamento dal fondo di riserva.

Nel deliberare questa via d’uscita – che dovrà comunque trovare d’accordo i beneficiari – dalla soluzione creata con l’allestimento della tendopoli, la giunta fa delle ragionevoli considerazioni preliminari per spiegare la scelta compiuta: «considerato che – si legge nella delibera – essendo la soluzione del campo necessariamente temporanea, occorre procedere ad una diversa sistemazione dei nuclei familiari rom» per le quali «nella generalità dei casi la carenza di risorse economiche costituisce il primo ostacolo a una dignitosa dimora, a una concreta attività lavorativa in grado di garantire un minimo di reddito familiare e, una costante frequenza della scuola da parte dei componenti più giovani».

L’INCHIESTA – Sulla tendopoli c’è ancora l’attenzione da parte della procura della Repubblica, chiamata dalle associazioni che si battono per i diritti dei rom a verificare eventuali reati commessi nell’allestimento, per le condizioni di vita delle persone ospitate, e atti di razzismo.

L’ufficio guidato dal procuratore capo Dario Granieri e dal procuratore aggiunto Marisa Manzini, subito dopo aver ricevuto l’esposto presentato dall’avvocato Eugenio Naccarato il 4 agosto scorso, ha dato mandato di indagini alla Digos di Cosenza. E i poliziotti hanno consegnato un’informativa nei primi giorni di settembre.

I denuncianti hanno chiesto di verificare l’eventuale sussistenza di violazioni di diritti umani, ma anche – ed è su questi aspetti che probabilmente si concentrerà l’approfondimento di indagine – eventuali violazioni nelle procedure di allestimento della tendopoli: per la scelta di ricorrere alla “somma urgenza” e non alla gara d’appalto pubblica; in relazione al loro costo e alla tipologia delle tende, “non idonee ad accogliere esseri umani” per tre mesi.

Nella denuncia è stata anche fatta richiesta di sequestro preventivo dell’area allo scopo “di ripristinare il rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali delle persone” e ordinare così un’evacuazione del sito con ordine di sistemare le persone in alloggi adeguati. Ma la exit strategy stabilita del Comune potrebbe rendere inutile il provvedimento poiché tra qualche giorno quelle tende potrebbero essere vuote.

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