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COSENZA – Era accusato di aver simulato un investimento, solo per approfittare del suo ruolo di vittima. «Se lo facciamo non ti denuncio». Si sarebbe rivolto così il marocchino Abdelaziz Hanjin alla donna che, il 9 ottobre del 2008 se lo era ritrovato quasi sotto le ruote della propria autovettura. Convinta di averlo sfiorato, seppur senza gravi conseguenze, la signora se lo era portato prima al bar e poi al parco “Nicholas Green”, dove Hanjin le aveva formalizzato la più indecente delle proposte. «Non faccio l’amore da quattro anni» aveva aggiunto il marocchino che di anni, all’epoca, ne aveva 27, diciassette in meno della sua vittima.

Già, perché a renderla tale era stato proprio lui, passando dalle parole ai fatti. Non a caso, la donna ha raccontato ai carabinieri di essere stata «palpeggiata» al seno e di aver poi guadagnato una via di fuga, recandosi in caserma a denunciare l’accaduto. È il prologo al processo che, tre anni più tardi, sancirà la condanna di Hanjin a dieci mesi di reclusione con l’accusa di tentata violenza sessuale. Un verdetto ribaltato nei giorni scorsi, in occasione del processo d’Appello celebratosi a Catanzaro. In quella sede, i giudici hanno dato credito e valore alle tesi del marocchino, esposte in aula dal suo difensore Costantino Guido che ha fatto vacillare in più punti la ricostruzione della parte offesa, in particolare riguardo al riconoscimento del molestatore.

Perché poi i due si fossero recati insieme in quel parco, non è stato possibile chiarirlo in via definitiva, ma anche questo ha suggerito infine ai giudici di assolvere l’imputato per non aver commesso il fatto.

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