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Avviso Pubblico ha aggiornato i dati sugli amministratori nel mirino: dall’auto bruciata all’assessore Roccisano al difficile compito dei sindaci

Proiettili, aggressioni, auto incendiate e gesti simbolici come teste di capretto mozzate e fatte recapitare negli uffici: da inizio anno ci sono stati 96 casi di intimidazioni mafiose e minacce ad amministratori locali, in 78 comuni di 15 regioni. A rilevarlo è Avviso Pubblico, la rete degli enti locali contro le mafie, che ha aggiornato i dati pubblicati lo scorso autunno dalla commissione parlamentare d’inchiesta sugli amministratori locali minacciati.

Il poco lusinghiero primato va alla Calabria con 23 casi, e diversi sindaci sotto tiro nei paesi della Locride, con l’ultimo caso avvenuto proprio nel Reggino nei confronti del sindaco di Polistena (LEGGI). Avviso Pubblico ricorda che pesanti minacce sono state rivolte anche a un consigliere regionale e all’assessore al Welfare Federica Roccisano (LEGGI L’INCENDIO DELL’AUTO). 

Pesa probabilmente il periodo pre-elettorale perché negli ultimi due mesi e mezzo c’è stato un incremento notevole rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando i casi erano stati una sessantina. A essere presi di mira soprattutto sindaci (44%), ma anche dirigenti (nel 18% dei casi), familiari e candidati.

Gli episodi in Sicilia, al primo posto lo scorso anno, sono stati 17. Ma se il Sud resta la zona dove è più rischioso fare l’amministratore locale, anche in Veneto ci sono stati quattro casi di intimidazioni. In Italia è difficile amministrare, ma anche il processo elettorale è caratterizzato da ombre. La zona di Napoli – spiega Avviso pubblico – è quella con più comuni sciolti per mafia, ma pochi giorni fa anche il Ministro Angelino Alfano ha evidenziato il primato della Calabria in termini di infiltrazioni mafiose (LEGGI). 

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