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Pattuglie dei carabinieri

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OTTO anni di estorsioni, richieste di “pizzo” a negozi e ditte a Prato: così i carabinieri hanno arrestato due fratelli, i calabresi Silvano e Vincenzo Bartolo, e il figlio di uno dei due, Bruno Bartolo. A loro si aggiunge un quarto arresto, un meccanico di Poggio a Caiano (Prato): a cui era stata affidata la pistola. I quattro sono accusati, a vario titolo, di aver taglieggiato a imprenditori terrorizzati centinaia di migliaia di euro per fare la “bella vita”, tra vizi e auto di lusso, e per mantenere le proprie famiglie.

Gli arresti sono maturati nell’ambito di una vasta inchiesta della procura svelata oggi. I primi sono stati eseguiti tra la fine di dicembre scorso e gennaio. 

Le investigazioni hanno documentato che la banda minacciava da tempo le loro vittime a scopo estorsivo. Gli inquirenti hanno collezionato un «gravissimo quadro probatorio» ed è stata trovata anche una pistola semiautomatica clandestina, sconosciuta ai registri ufficiali, in una perquisizione dei carabinieri nell’inchiesta sulle estorsioni che da otto anni un gruppo di calabresi perpetrava ad aziende e negozianti di Prato. 

In base agli accertamenti l’arma era illegalmente detenuta dal meccanico, forse – ricostruiscono le indagini coordinate dalla procura – per conto del primo arrestato dell’inchiesta, uno dei fratelli Bartolo. Dell’arma i carabinieri conoscevano l’esistenza e non avevano mai smesso di cercarla. E’ spuntata fuori nell’ultimo arresto.

La pistola è stata trovata carica, pronta all’uso e munita di una scorta consistente di munizioni. Dalle indagini era emersa la concreta e inquietante volontà di uno dei fratelli Bartolo di volersene servire al momento giusto per «la regolazione di alcuni conti in sospeso».

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