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Un'operazione dei carabinieri

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CHIEDEVANO il pizzo, estorcendo denaro a una decina di imprenditori locali, gestivano società di calcio con relativi impianti sportivi, smerciavano droga e armi.

Facevano parte di una vera e propria “locale”, tra Astigiano e Cuneese, le 25 persone arrestate dai carabinieri del Comando provinciale di Asti. Tre le famiglie coinvolte nell’indagine – i Catarisano, gli Emma e gli Stampè – coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino e durata oltre due anni.

«Si conclude un’articolata indagine partita a maggio 2015 da alcuni atti intimidatori avvenuti nell’Astigiano», ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Asti, Colonnello Bernardino Vagnoni. Secondo l’accusa il “capo” di riferimento, che faceva da tramite tra Asti e Vibo Valentia, era Rocco Zangrà, residente ad Alba (Cuneo). «Un organigramma con ruoli, gradi e ‘dotì assegnate a ognuno – ha aggiunto – e il classico rito di affiliazione, con il santino bruciato col sangue».

Per tutti l’accusa è di associazione a delinquere di stampo mafioso connessa ai reati contestati a vario titolo. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati 21 fucili e 16 pistole con relativi munizioni e droga: 10 chili di marijuana, un etto di cocaina e un etto di hashish.

Tra i reati contestati, a vario titolo, agli affiliati alla locale ‘ndranghetista smantellata in Piemonte c’è anche un omicidio. Si tratta di quello di Luigi Di Gianni, 53 anni, gestore di un night club ucciso a fucilate a Isola d’Asti il 12 gennaio 2013.

«Alcune faide interne – ha spiegato il comandante del Nucleo operativo dei carabinieri di Asti, il maggiore Lorenzo Repetto – sono invece legate ai tentati omicidi di Salvatore Pisano, picchiato selvaggiamente nel 2014 a Isola d’Asti, e Maurizio Onore, il cui bar era stato bersaglio di colpi d’arma da fuoco che non ferirono nessuno». «Gli atti intimidatori avvenuti nel 2014 – ha aggiunto – sono stati i campanelli d’allarme che hanno fatto partire le indagini».

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