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L'ex presidente della giunta regionale Mario Oliverio

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CATANZARO – Il fatto non sussiste. Assoluzione con formula piena per l’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, per l’inchiesta “Lande desolate” nella quale era accusato di corruzione e abuso d’ufficio e per la quale, durante il suo mandato da presidente, fu costretto all’obbligo di dimora nella sua San Giovanni in Fiore, misura quest’ultima poi annullata dalla Cassazione.

La DDA aveva chiesto la condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione per anomalie riscontrate nella realizzazione di tre opere pubbliche: l’aviosuperficie di Scalea e l’ovovia di Lorica, queste due mai completate, e il restyling di Piazza Bilotti a Cosenza.

«È una sentenza netta, chiara. La giustizia finalmente è arrivata, in ritardo ma è arrivata. Sono stati due anni di gogna mediatica, nei miei confronti. Ho speso la mia vita – ha detto Oliverio – e il mio impegno politico e istituzionale avendo sempre come bussola la legalità, la correttezza amministrativa, il rispetto dei diritti e delle persone. Ho sempre combattuto in prima fila per il riscatto della mia terra e per la liberazione di essa da tutte le mafie e cricche affaristiche».

Oliverio racconta come «una mattina di Dicembre del 2018 è come se il mondo si fosse capovolto. Nella mia funzione di massimo responsabile del Governo della Regione venivo sottoposto ad un provvedimento cautelare. Un atto grave non solo per la mia immagine, ma soprattutto per l’immagine della Calabria finita nel tritacarne mediatico e nella macchina del fango. Il solo pensiero che i calabresi, a partire da quelli che avevano riposto in me fiducia, potessero essere indotti a credere che il loro presidente avesse tradito la loro fiducia ed approfittato del ruolo che gli avevano conferito sono stati la più grave ferita e il più grande e insopportabile tormento della mia vita. Sono felice per i miei figli, per i miei cari, ma anche per i calabresi. Ora che si è affermata la verità e che la Giustizia, attesa da me in rispettoso silenzio, si è imposta è necessaria una riflessione approfondita».

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«Oliverio ovviamente è molto soddisfatto perché da questa assoluzione nasce il riscatto rispetto al danno arrecato alla sua immagine – ha commentato uno dei legali di Oliverio, l’avvocato Enzo Belvedere – considerato che era stato raggiunto da un provvedimento cautelare restrittivo proprio mentre era in carica e in seguito la segreteria romana del suo partito, proprio a causa di questo processo, non aveva voluto ricandidarlo. Non meritava questo trattamento dopo tanti anni di politica».

La sentenza del gup del Tribunale di Catanzaro Giulio De Gregorio ha consentito anche a Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio, con i quali, secondo le accuse, Oliverio avrebbe raggiunto un accordo per rallentare i lavori di piazza Bilotti, di uscire dal processo. Il giudice, infatti, ha disposto il non luogo a procedere per entrambi. La notizia è stata data dalla stessa Bruno Bossio sulla sua pagina Facebook.

Rinviati a giudizio gli altri sette indagati che hanno scelto il rito ordinario. Le loro posizioni si discuteranno il prossimo 7 ottobre.

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