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Franco Corbelli

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COSENZA – Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia «il dramma di cinque giovani migranti tunisini di cui non si hanno notizie da cinque giorni e che potrebbero essere tra i dispersi dell’ultimo naufragio, avvenuto nelle ultime ore, al largo della Tunisia, con, si pensa, una trentina di morti».

Corbelli, contattato da una parente di uno di questi giovani che vive in Calabria, lancia «un appello al Ministero degli Interni per avere notizie di questi cinque ragazzi, i cui nomi sono Hosni Trovi, Aziz Touzni, Siamo Hammemi, Male Chortani, Semah (di quest’ultimo non si conosce il cognome)».

Il leader del Movimento Diritti Civili – da oltre 25 anni impegnato ad aiutare gli immigrati e promotore della grande opera umanitaria, il Cimitero internazionale dei Migranti, in fase di realizzazione a Tarsia, in Calabria – racconta che «questi giovani, tra i 25-30 anni, tutti amici dello stesso quartiere tunisino, erano partiti, su una piccola barca, da Hammamet, domenica a mezzanotte e prevedevano di arrivare in Sicilia, a Pantelleria, lunedì mattina. Di loro si sono purtroppo perse le tracce. E da lunedì non rispondono più al cellulare che prima ha squillato a vuoto e adesso non suona più».

«I familiari di uno di loro, Male Chortani, assai preoccupati – si legge ancora in una nota – si sono messi in contatto con una lontana parente che vive in Calabria per cercare di avere qualche informazione, per sapere se erano arrivati in Italia. Purtroppo al momento non si ha nessuna notizia di questo giovane e degli altri suoi quattro amici. Purtroppo non riescono ad avere alcuna informazione. La loro paura è accresciuta dalla notizia proprio di queste ultime ore del nuovo naufragio al Largo della Tunisia con una trentina di dispersi. Si spera che questi cinque giovani non siano tra questi dispersi. Chiedo al Ministero degli Interni di dare una risposta ai familiari di questi ragazzi, per far sapere se hanno informazioni sulla sorte di questi cinque giovani tunisini! La speranza naturalmente è che questi giovani possano essere riusciti a salvarsi», conclude Corbelli.

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