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Il presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini

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CATANZARO – Eppur si muove! A parlare non è Galileo Galilei ma Domenico Tallini che rompe, a un tempo, il silenzio e l’incrostazione della paralisi dell’assemblea, rimettendo in moto la giostra. Cominciamo dalla fine. Il presidente del Consiglio regionale, mentre stava scadendo l’ultimatum della diffida al Tar messa in atto da 11 consiglieri dell’opposizione a causa dalla loro elezione coatta da parte della maggioranza sul voto dei vice presidenti delle commissioni consiliari (LEGGI), il presidente Tallini, dicevamo, annulla, motu proprio, quel voto e annuncia una nuova riunione dell’ufficio di presidenza del Consiglio per calendarizzare un nuovo voto in aula e, quindi, un minimo di accordo. Già avviato, peraltro. Dopo l’annullamento dei contributi differiti, noti come “vitalizi”, questa è la seconda marcia indietro in un mese. Insomma, il passo del gambero, uno avanti e due indietro.

La nota di ieri di Palazzo Campanella così conclude: «Mi auguro che nessuno ceda alla tentazione di strumentalizzare, in un senso o nell’altro, questo atto di responsabilità e di imparzialità compiuto dalla Presidenza. Essendo necessario un atto di pari forza per procedere all’annullamento della deliberazione consiliare del 12 giugno scorso, sentita la Conferenza dei Capigruppo, procederò alla convocazione di una nuova seduta del Consiglio regionale per adottare gli atti conseguenti e procedere all’elezione dei vertici delle Commissioni. Non ho dubbi che tutti i Consiglieri regionali, di maggioranza e di opposizione, contribuiranno a ristabilire corretti rapporti politico-istituzionali all’interno dell’Assemblea che, come tutti sanno, è attesa da un enorme carico di lavoro».

Le guarentigie richieste da Tallini sono precedute dal rigetto burocratico che il lodo potesse avere un fondamento nell’eventuale pronunciamento del Tar. Insomma, la burocrazia si difende e contrattacca. La nota apre così: «Il segretariato generale del Consiglio regionale ha esaminato con attenzione e scrupolosità la diffida-ricorso proposta dagli undici Consiglieri regionali di minoranza con cui si chiede l’annullamento dell’elezione dei presidenti e dei vicepresidenti delle Commissioni consiliari, nonché la sospensione delle procedure di costituzione delle stesse commissioni e di conferimento di incarichi di collaborazione presso le strutture speciali degli stessi organismi consiliari. La risultanza più importante di questa puntuale verifica, riassunta in una nota ufficiale firmata dai dirigenti Maurizio Priolo, Maria Stefania Lauria e Sergio Lazzarino, è che il paventato ricorso al Tar in caso di mancato accoglimento della diffida non avrebbe alcun fondamento giuridico in quanto risulterebbe viziato da difetto assoluto di giurisdizione, poiché lederebbe le attribuzioni costituzionali riconosciute ai Consigli regionali».

La nota spiega la ratio della retromarcia: «Detto in altre parole – spiega Tallini – l’elezione dei presidenti e dei vicepresidenti delle Commissioni è un atto pienamente legittimo in quanto non è un atto amministrativo, bensì una decisione strettamente collegata alla potestà di auto organizzazione del Consiglio “con carattere di essenzialità e diretta incidenza, tale che, in sua mancanza, l’attività del Consiglio […] sarebbe menomata o ne sarebbe significativamente incisa”. Inoltre, i dirigenti ci ricordano l’esigenza di tutelare la funzione legislativa regionale che il Consiglio deve potere esercitare “in piena autonomia politica, senza che organi ad esso estranei, possano vincolarla né incidere sull’efficacia degli atti che ne sono espressione”. L’elezione dei presidenti e dei vicepresidenti delle Commissioni è pertanto un atto organizzativo interno di un organo a competenza legislativa. Se ne deduce che “il sindacato del giudice amministrativo cede di fronte al principio costituzionale di separazione dei poteri”».

Tallini vuole essere e apparire terzo: «Senza entrare nel merito giuridico del contenzioso ed esclusivamente come contributo alla chiarezza e alla distensione dei rapporti politici, nonché all’esigenza che la minoranza partecipi in maniera convinta e costruttiva ai lavori delle Commissioni, ho deciso di accogliere la diffida-ricorso presentata dai Consiglieri regionali di opposizione. Non perché ne riconosca la fondatezza, come del resto si evince dal parere degli Uffici del Consiglio, ma per superare questa impasse, ripristinare la fisiologica dialettica politica maggioranza-opposizione, mettendo rapidamente le Commissioni nelle condizioni di operare nell’interesse preminente della Calabria. Mi sono assunto questa responsabilità, perché non intendo mantenere oltre una situazione di paralisi istituzionale dell’Assemblea».

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