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Il crollo del tetto dell'ospedale di Locri

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La sanità calabrese non schioda dall’ultimo posto in classifica. L’ultimo rapporto del centro studi Crea Sanità certifica una tendenza ormai decennale.

Il dato viene estrapolato dal “Progetto performance regionali”, un lavoro basato su vari indicatori valutati poi da diverse parti interessate (GRAFICO 1) che descrive nel complesso i sistemi sanitari regionali e la loro qualità. La Calabria è ultima con un livello di performance inferiore al 25%, prima invece la provincia autonoma di Bolzano.

Dietro le percentuali si celano diversi aspetti. Dalla quota delle famiglie che rinunciano a sostenere spese sanitarie per motivi economici, molto alta in Calabria, ai cittadini in fuga in altre regioni per curarsi. Proprio l’ultima relazione del dipartimento Salute regionale ha indicato 53.866 ricoveri fuori regione per oltre 222 milioni di euro di spesa.

Integrazione con il territorio e personale sono i due grandissimi punti deboli del sistema sanitario calabrese. L’emergenza covid ha letteralmente cancellato nel 2020 migliaia di prestazioni (circa il 64% rispetto all’anno precedente) e un crollo dei ricoveri ordinari del 34%.

Nel frattempo non si assume anche dove si potrebbe: lo scorso anno sono stati assunti 1.270 addetti, solo il 24% composto da medici e la maggior parte con contratti a termine e altre forme di lavoro flessibile.

E poi c’è il disavanzo complessivo: secondo l’ultimo rapporto di Bankitalia quello del 2020, stimato ancora in maniera provvisoria, ammonterebbe a 113 milioni di euro. Nel frattempo è chiaro quello del 2019, 225 milioni di euro e 119 di questi senza copertura.

L’altro aspetto è quello degli esiti. Vale a dire aspettativa di vita in buona salute, mortalità evitabile e quota di cittadini soddisfatti per l’assistenza medica ed infermieristica in ambito ospedaliero. Anche qui i dati non sono confortanti. 

“Dal rapporto – ha sottolineato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro durante il panel – emerge la necessità di integrare l’assistenza sanitaria con quella del territorio. La scommessa che avremo nei prossimi anni è l’integrazione socio sanitaria – ha spiegato -, credo che una stretta correlazione tra sistema sanitario e realtà locali sia estremamente importante. Questa integrazione è necessaria per garantire una buona qualità della vita”. 

Il concetto è stato ribadito anche da Fabiola Bologna, segretaria della commissione Affari Sociali della Camera. “Il problema del personale è fortissimo, se i medici non ci sono la medicina non si fa”.

Stando alle cifre stilate dal rapporto sei Regioni hanno livelli di performance elevati, compresi fra il 48% e il 61%, del livello ottimale: all’interno del gruppo si distingue la Provincia autonoma di Bolzano, che registra il livello massimo, seguita da Provincia autonoma di Trento, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto, con modeste variazioni fra loro. Ci sono poi 7 Regioni, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Piemonte, Lazio, Umbria, Valle d’Aosta e Marche, con livelli di Performance inferiori, compresi nel range 41-45%. A seguire Sardegna, Basilicata, Sicilia, Puglia, Campania, Abruzzo e Molise con livelli di Performance compresi tra il 30% e il 36%. Infine, la Calabria al 25%.

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