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Marcell Jacobs

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Mentre dalle colonne del “Washington Post” e del “Times” si sollevano dubbi sulla bellissima vittoria di Marcell Jacobs nei 100 metri alle olimpiadi di Tokyo, c’è chi, come Niccolò e Jacopo, i fratelli del campione, 19 e 17 anni, non si lasciano assolutamente turbare da illazioni giornalistiche dettate perlopiù dall’incapacità di accettare la sconfitta, come ha sottolineato anche il presidente del Coni Giovanni Malagò.

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«Gli americani di certo si aspettavano di vincere – spiega Niccolò – ed è per questo che la vittoria di Marcell brucia, fa male. Io non darei molto peso a questa polemica, sono parole più dettate dalla delusione che da altro. Io dopo il record europeo dei sessanta metri me l’aspettavo che mio fratello potesse vincere le olimpiadi. Questa vittoria di certo cambierà molto la sua vita, le nostre rimarranno le stesse con la sola eccezione che sono tante le persone che ci fermano per strada perché vogliono complimentarsi».

Niccolò parla di suo fratello come un ragazzo molto gentile, che cerca sempre di accontentare tutti e soprattutto non fa mai problemi quando deve prestargli i vestiti o portarlo in giro. E questo non è un aspetto irrilevante. Chi ha fratelli sa bene che la condivisione degli armadi e del tempo libero ha sempre rappresentato uno dei nodi centrali nelle relazioni affettive e familiari.

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«Io Marcell lo avevo sentito la sera prima della gara – interviene Jacopo – e gli avevo detto che non servivano messaggi, non dovevo dirgli niente perché lui sapeva quello che c’era da fare ed ero certo che l’avrebbe fatto. Conoscendo bene la sua determinazione eravamo convinti che avrebbe fatto bene, ma la medaglia d’oro, sinceramente, non ce l’aspettavamo. Eravamo tutti convinti che sul podio ci sarebbe salito, ma un risultato del genere no, e chi avrebbe mai potuto immaginarlo. Ho seguito la gara in hotel con mamma, siamo impazziti dalla felicità, sembrava una situazione surreale e invece era tutto vero. Marcell è sempre stato molto presente nelle nostre vite nonostante ora lui stia a Roma. Il nostro rapporto è sempre stato molto speciale e per me ha sempre rappresentato una figura di riferimento. Anche con lo sport, io pratico il pugilato, Marcell mi ha sempre esortato ad andare avanti, a non mollare mai».

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