INDICE DEI CONTENUTI
- 1 COMUNI SCIOLTI PER MAFIA, LA CALABRIA PRIMA NELLE CLASSIFICHE
- 2 INFILTRAZIONI MAFIOSE E COMUNI SCIOLTI, IL PICCO DEI PROVVEDIMENTI
- 3 LE REGIONI COINVOLTE NEGLI SCIOGLIMENTI NEL DOSSIER DI AVVISO PUBBLICO
- 4 IL DATO DELLA CALABRIA
- 5 FOCUS SULLE AZIENDE SANITARIE
- 6 COMUNI SCIOLTI, INFILTRAZIONI MAFIOSE E DOSSIER
- 7 LA PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO DI AVVISO PUBBLICO
- 8 L’OBIETTIVO DI AVVISO PUBBLICO
- 9 LA COMMISSIONE DI AFFIANCAMENTO
- 10 LE PROPOSTE DI AVVISO PUBBLICO
- 11 COMUNI SCIOLTI E INFILTRAZIONI MAFIOSE, IL CASO DI SAN LUCA
Dossier di Avviso Pubblico sui Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, Calabria prima con 8 provvedimenti e la media di uno ogni due mesi
CATANZARO – Calabria sempre in testa nella classifica dei Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Lo conferma il dossier di Avviso Pubblico “Il male in Comune”. Nel periodo che va dall’ottobre 2023 al settembre 2025, nonostante sia meno popolosa, la Calabria è, insieme alla Campania, prima, con otto enti locali sciolti. I Comuni sciolti nel periodo di riferimento in Calabria sono Capistrano, Stefanaconi, Tropea (Vibo Valentia), Cerva e Badolato (Catanzaro), San Luca (Reggio Calabria), Casabona (Crotone). Ma bisogna aggiungere anche l’Aspo di Vibo Valentia tra gli enti dissolti nella Calabria in cui si viaggia con una media di scioglimenti ogni due mesi.
COMUNI SCIOLTI PER MAFIA, LA CALABRIA PRIMA NELLE CLASSIFICHE
Il dossier ripercorre dati e cifre relativi agli oltre 400 scioglimenti di enti locali per infiltrazioni mafiose decisi dal Consiglio dei Ministri e promulgati da decreti del Presidente della Repubblica. Dal 2 agosto 1991 al 30 settembre 2025 sono stati 402 gli scioglimenti. In 34 anni di applicazione della normativa, la media è di uno scioglimento al mese. I 402 scioglimenti hanno coinvolto 294 enti locali (288 Comuni e 6 Aziende sanitarie provinciali). Di questi, alcune Amministrazioni locali hanno subito due o più scioglimenti dal 1991 ad oggi.
INFILTRAZIONI MAFIOSE E COMUNI SCIOLTI, IL PICCO DEI PROVVEDIMENTI
Dopo un picco registrato nel primo triennio di applicazione della legge (1991-1993), con ben 76 scioglimenti decretati, per oltre un decennio (1994-2004) si registrano soltanto 61 provvedimenti dissolutori. Dopo un altro aumento registrato nel 2005 (13 decreti di scioglimento), la media torna a diminuire nei successi sei anni (2006-2011) con 40 provvedimenti complessivi. Dal 2012 ad oggi l’andamento si fa sostanzialmente più continuo, con due picchi – il 2012 e il triennio 2017-2019 – in cui la media supera i 20 scioglimenti l’anno, spiega il dossier. I governi che hanno adottato il maggior numero di decreti di scioglimento sono stati i governi Gentiloni (38 decreti) e Monti (36), entrambi esecutivi di fine legislatura e appoggiati da maggioranze trasversali. Le archiviazioni sono state 59. I provvedimenti di annullamento emessi dai giudici amministrativi sono stati complessivamente 24.
LE REGIONI COINVOLTE NEGLI SCIOGLIMENTI NEL DOSSIER DI AVVISO PUBBLICO
Sono 11 le regioni coinvolte da scioglimenti – che diventano tredici se consideriamo le verifiche concluse con un’archiviazione. L’89% degli scioglimenti (360) si è verificato in Calabria, Campania e Sicilia. Percentuale che sale al 96% (386) se consideriamo anche la Puglia. Gli altri 16 scioglimenti, spiega sempre il dossier, sono avvenuti nel Lazio (5), Piemonte (3), Liguria (3), Basilicata (2), Lombardia (1), Emilia-Romagna (1) e Valle d’Aosta (1). In Sardegna e Veneto delle verifiche si sono concluse con l’archiviazione. Sono 34 le province coinvolte su tutto il territorio nazionale. In cinque di esse – Reggio Calabria, Napoli, Caserta, Palermo e Vibo Valentia – si è verificato il 63% degli scioglimenti. Dei 294 enti locali dissolti dal 1991 al 30 settembre 2025, 288 sono Comuni, i restanti 6 sono Asp.
IL DATO DELLA CALABRIA
Qualche dato che riguarda più da vicino la Calabria emerge se si spulcia il rapporto. Dal 2012 ad oggi in Calabria sono stati decretati 84 scioglimenti, uno ogni due mesi. Caserta è il terzo capoluogo di provincia sciolto per infiltrazioni mafiose dopo Reggio Calabria (2012) e Foggia (2021). Il primo capoluogo colpito da questa misura è stato appunto il Comune di Reggio Calabria nel 2012. L’Asp di Vibo Valentia è al secondo scioglimento dopo quello del 2010.
FOCUS SULLE AZIENDE SANITARIE
Il dossier contiene un focus sulle aziende sanitarie sciolte. L’Asp di Reggio Calabria, in particolare, è una delle due aziende sanitarie italiane ad essere stata sciolta in due occasioni, insieme a Vibo. Il dossier contiene un’intervista a Santo Gioffrè, medico e politico, nel 2015 nominato commissario straordinario dell’Asp di Reggio Calabria. Nel caso specifico dell’Asp di Reggio Calabria, Gioffrè ritiene che il commissariamento sia stato inutile, in entrambe le occasioni, perché «le commissioni hanno solamente gestito il giornaliero, l’ordinario. La situazione che hanno lasciato dopo i due scioglimenti è rimasta immutata».
COMUNI SCIOLTI, INFILTRAZIONI MAFIOSE E DOSSIER
Il rapporto è stato presentato da Avviso Pubblico presso la sede romana della Federazione nazionale della stampa italiana con gli interventi di Giuseppe Busia, presidente dell’Anac, che ha anche curato la prefazione del dossier, Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, il magistrato della Dna Salvatore Dolce e Wanda Ferro, sottosegretaria all’Interno. «La legge 164 del 1991 nasce all’indomani di fatti che hanno riguardato la famosa faida di Taurianova», ha spiegato il sostituto procuratore antimafia Dolce.
LA PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO DI AVVISO PUBBLICO
«Ma oggi siamo ad una mafia, e direi in particolare ad una ‘ndrangheta, che sicuramente è molto diversa da quella del 1991. Le indagini delle 26 procure distrettuali, negli ultimi dieci anni hanno dimostrato come oggi le mafie tendono sempre di più ad abbandonare il metodo della violenza e dell’intimidazione e a privilegiare la strada della collusione, della corruzione. Soprattutto nel centro nord. E questo non è un caso. È ovvio che viaggiare sotto traccia, senza il clamore degli attentati, delle bombe e delle minacce aiuta moltissimo i clan. Per questa ragione – ha osservato il magistrato calabrese – è necessario tenere alta l’attenzione e lavorare per creare una zona sinergica, che coinvolga i cittadini e le associazioni come Avviso Pubblico».
L’OBIETTIVO DI AVVISO PUBBLICO
L’obiettivo perseguito da Avviso Pubblico negli anni di studio e confronto sul tema è stato non solo quello di sottolineare i problemi di applicazione della normativa ma, soprattutto, di avanzare proposte di modifica concrete. In relazione ai casi meno pervasivi di infiltrazione e condizionamento mafioso, la Commissione parlamentare antimafia, nel corso della XVII legislatura, aveva proposto di inserire nell’ordinamento la cosiddetta “terza via”.
LA COMMISSIONE DI AFFIANCAMENTO
Ovvero la creazione di una “commissione di affiancamento” che accompagni l’ente nel suo percorso di risanamento e faciliti l’adozione di misure senza che l’ente locale debba essere necessariamente commissariato e affidato all’amministrazione temporanea di funzionari dello Stato. Mediante la sentenza n. 195 del 2019, la Corte Costituzionale aveva dichiarato l’illegittimità dell’articolo 28, comma 1, del decreto-legge n. 113 del 2018. Modificando l’articolo 143 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, nell’ipotesi di assenza di presupposti per lo scioglimento ma in presenza comunque di condotte tali da determinare la compromissione del buon andamento dell’amministrazione, la norma attribuiva al prefetto il potere di individuare – nei limiti dell’area extra-penale – i prioritari interventi di risanamento e i conseguenti atti da assumere. In caso di reiterato inadempimento, al prefetto era attribuito il potere di sostituirsi all’amministrazione inadempiente per il tramite di un commissario ad acta.
LE PROPOSTE DI AVVISO PUBBLICO
In accordo con quanto stabilito dalla Corte Costituzionale nella dichiarazione di illegittimità, per Avviso Pubblico «continua ad essere fortemente auspicabile la riproposizione di una forma di affiancamento dell’ente nei casi in cui non sia ipotizzabile l’adozione dell’atto dissolutorio, ma si riscontrino, comunque, significative disfunzioni amministrative, nonché la pervasiva presenza della criminalità organizzata sul territorio».
COMUNI SCIOLTI E INFILTRAZIONI MAFIOSE, IL CASO DI SAN LUCA
Tra le proposte che emergono dal dossier, per evitare che un Comune commissariato per infiltrazioni torni tale dopo pochi anni, c’è quella della creazione di un Gruppo di supporto agli enti recidivi che coinvolga il prefetto, le forze dell’ordine e gli organi neo-eletti del Comune, in modo da monitorarne l’attività amministrativa. È il caso di San Luca, che con lo scioglimento disposto nel periodo in esame sale a ben 11 scioglimenti. Ma in questa particolare classifica in testa c’è Melito di Napoli, che con quello più recente sale a 12 provvedimenti dissolutori.
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