Il primo modulo del rivelatore è stato montato al Cern il 5 dicembre

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COSENZA – Una settimana fa i fisici del Cern di Ginevra hanno festeggiato l’installazione del primo modulo della New Small Wheel – la nuova piccola ruota – dello spettrometro per muoni di Atlas, uno degli esperimenti del Large Hadron Collider (Lhc), l’acceleratore di particelle più grande e potente al mondo.

In termini molto generali, possiamo dire che è il primo passo verso l’upgrade dello stesso acceleratore, che nel 2026 aumenterà la propria luminosità, e quindi il numero di collisioni, per permettere agli scienziati di continuare l’esplorazione della fisica delle particelle, dopo la scoperta del bosone di Higgs. L’incremento delle collisioni richiede un potenziamento dei rivelatori, a partire da quelli di Atlas: la nuova piccola ruota sostituirà quella montata nel 2008 nella zona in avanti dello spettrometro per muoni.

Al progetto partecipano 40 istituzioni di dieci diversi Paesi e tra i gruppi di ricerca protagonisti c’è anche la sezione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) di Cosenza. È una relazione che si è consolidata negli anni, quella tra il Cern e i fisici calabresi, che hanno già “messo le mani” su Atlas sulla fine degli anni ‘90: è anche nel laboratorio di Alte Energie dell’Università della Calabria che sono stati realizzati tra il 1998 e il 2006 alcuni dei rivelatori principali dell’esperimento.

«Il nuovo lavoro su Atlas è iniziato circa cinque anni fa – racconta Marco Schioppa, professore associato di Fisica sperimentale all’Università della Calabria e responsabile Atlas del gruppo Infn di Cosenza – e i ricercatori di Cosenza si sono distinti a tutti i livelli. Dalla costruzione del modulo zero all’integrazione dei moduli nella piccola ruota. Il gruppo ha progettato e realizzato gli strumenti per molti dei test di qualità dei singoli componenti e dei moduli interi. Si è fatto carico di tutte le infrastrutture in sede e di alcune presso i Laboratori nazionali di Frascati e il Cern.

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il fondamentale contributo della dottoressa Paola Turco e di Vittorio Romano dell’officina meccanica dipartimentale, dei numerosi studenti che si sono alternati negli anni, come Michela Del Gaudio, Valentina Cairo, Serena Palazzo, Giovandomenico Carducci, Alessandro Alessio, Wilson Reino e Gregorio Falsetti, e dei ricercatori Antonio Policicchio, Daniela Salvatore, Ivan Gnesi, che hanno collaborato con me. E non sarebbe stato possibile senza il meticoloso e lungimirante lavoro del fondatore del gruppo cosentino, il professore emerito Giancarlo Susinno. Un professore e un uomo – continua Schioppa – che ha dedicato alla ricerca scientifica e al suo insegnamento tutta la propria vita, ottenendo numerosi riconoscimenti da parte della comunità scientifica nazionale ed internazionale».

La costruzione delle camere che formano i moduli (o “petali”) della piccola ruota si concluderà entro la primavera del 2020. Già entro il prossimo inverno la “piccola” ruota (è alta in realtà come un palazzo di tre piani), completa dei suoi sedici petali, sarà calata in fondo al pozzo di Atlas, dove verrà unita al resto dell’apparato ed entrerà in funzione dal 2021.

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