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Benino Cosenza, in ritardo Reggio Calabria, in coda alla classifica Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia (queste ultime, rispettivamente quintultima e terzultima a livello nazionale). È quanto emerge dal report sulle infrastrutture digitali in Italia, realizzato dalla società di consulenza EY (Ernst & Young).

Lo studio prende in considerazione 30 indicatori, classificati in tre diverse categorie: connettività fissa, connettività mobile e wi-fi e tecnologie IoT (Internet of things o Internet delle cose). Tutti gli indicatori sono stati normalizzati e standardizzati per arrivare ad un ranking 0-100.

Nella classifica stilata poi dagli analisti di EY si assegna una valutazione dalla sufficienza in su alle province che si piazzano nel range da 40 a 100 (LA CARTINA IN FONDO ALL’ARTICOLO). Tutte aree ‘verdi’, nel report, pur con diverse sfumature.

Un pugno di territori vive condizioni ottimali (sono le province che raggiungono o superano soglia 80, come Genova, Milano, Roma, Bologna), poche di più si attestano sopra il 60 (Torino, Firenze, Napoli, La Spezia, Ferrara, Parma). Cosenza, con 42,4 è tra le ultime che guadagna la bandierina ‘verde’. Reggio Calabria è in zona ‘gialla’ con 34, Catanzaro, Crotone e Vibo in zona arancione (l’ultima non va oltre un 11,8).

Una situazione molto disomogenea, che è un po’ lo specchio della condizione nazionale. Non c’è una spaccatura tra nord e sud, dicono gli analisti, perché la «sofferenza digitale» colpisce ogni regione o quasi.

Sono poche, infatti, quelle in cui non si registra almeno una provincia in ritardo. E al sud tutte le regioni hanno almeno un’area in cui le infrastrutture raggiungono un livello sufficiente. Sono aree, spiegano gli analisti, in cui i fondi europei per le infrastrutture (non solo banda ultra larga, ma anche Smart Grid per l’efficienza energetica) sono stati spesi bene.

GLI INDICATORI

Per quanto riguarda la connettività sono state prese in considerazione sia le tecnologie più ‘datate’ (Adsl, Lte), sia quelle più avanzate come la fibra e il 5G (naturalmente pesati di più nella valutazione, avverte EY, perché «fondamentali per la crescita del Paese e delle sue filiere produttive»). Misurare invece la diffusione dell’IoT significa valutare il grado di digitalizzazione delle reti (di trasporto, ambientali, energetiche): detto altrimenti, EY ha verificato quanto sia diffuso nel Paese il ricorso a reti intelligenti e sensoristica. Le categorie considerate rimandano a responsabilità diverse.

La connettività chiama in causa soprattutto gli investimenti fatti dagli operatori del settore Telecomunicazioni. La diffusione invece delle tecnologie che rientrano nell’Internet delle cose (ovvero la possibilità di mettere in rete gli oggetti per favorire lo scambio di dati e migliorare i processi, dal monitoraggio dei trasporti pubblici alla riduzione dei consumi) è favorita dall’intervento delle aziende di servizio pubblico e in molti casi degli enti locali.

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