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ROSE – Il centro storico è addossato ad una collina con un ampio panorama che spazia dal Pollino alla catena costiera paolana fino ai contrafforti della Sila Grande. Rose ebbe in passato una posizione strategica e difensiva assieme a Luzzi e Tarsia per il controllo del territorio tra la valle del Crati e la piana di Sibari. Pare sia stata fondata, infatti, intorno all’anno 1000 dopo l’occupazione araba di Cosenza anche se il rinvenimento nel suo territorio di una piccola statuetta in bronzo del VI secolo A.C., la kore con fiore di loto ed altri reperti archeologici, rimettono in discussione l’ipotesi della sua origine facendola risalire a molti secoli prima. 

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La visita inizia da Piazza Argento, il principale punto di aggregazione del borgo. Recentemente restaurata, è intitolata a Gaetano Argento, illustre giurista del 700 alla corte di Carlo VI d’Asburgo, ricordato con una lapide ed un busto in marmo. Sulla piazza si affacciano, su lati opposti, la chiesa Matrice, dedicata a S. Maria Assunta e quella della SS. Annunziata. 

La chiesa Madre, sovrasta la piazza ed è situata dentro le mura “dictae terrae Rosae”; le sue prime notizie si hanno in un documento del 1259 del vescovo di Bisignano, ma i reperti incastonati nella parete esterna potrebbero farla risalire al periodo bizantino. Più volte danneggiata, venne semidistrutta dal terremoto del 1908 e riedificata. L’unico elemento architettonico originario è la torre campanaria, salda costruzione quadrangolare con tre grandi campane di antica fattura ed un orologio meccanico. Il piano rialzato rispetto al livello stradale potrebbe far pensare ad una cripta preesistente, ma di sicuro il locale sottostante è stato utilizzato per la sepolture dei defunti. L’interno mostra stili definiti “eclettici” dal Frangipane, con tre navate laterali e cappelle votive fra cui quella del Purgatorio, in stile barocco risalente al 1776; fino a pochi anni orsono era qui visibile la copertura della botola che permetteva l’inumazione. 

La chiesa della SS. Annunziata, sede dell’omonima congregazione, si presenta con la sua bianca facciata sviluppata linearmente in altezza su tre livelli, il portale, una finestra bifora, ambedue contornati da lesene corinzie e gli alloggiamenti delle due campane sormontati da una croce. Interessante per il suo bel soffitto, che riprende la Basilica di S. Maria Maggiore, a cassettoni intagliati in legno di stile cinquecentesco, recente opera degli artisti locali Emilio Bria e fratelli Petrone. L’interno custodisce fra le altre opere artistiche il quadro di Settimio Tancredi di Pietrafitta del 1858 e molte statue processionali. Altro luogo di culto del centro storico è la chiesetta di S. Maria delle Grazie del XVIII secolo, ricostruita dopo il terremoto del 1908. Dallo stile essenziale e semplice, presenta all’interno l’abside semicircolare interamente in legno scolpito a mano. 

Sulla parte più alta del borgo si erge il Castello feudale. Sorto originariamente per fini di difesa nel XIII secolo, oggi si presenta privo di alcun elemento architettonico difensivo, cambiamento dovuto sia ai numerosi terremoti che lo colpirono, sia ai vari feudatari che ne modificarono la struttura originale. A dimostrazione di ciò, la lapide marmorea del feudatario Cesare Firrao. All’interno è visibile un ampio cortile con cisterna dove erano ripartite le carceri. Due scale danno accesso al piano superiore, completamente ristrutturato, che ospita in un’ala gli uffici del Municipio; nell’antico salone di rappresentanza dell’edificio vi è la sala del consiglio comunale. Si presume l’esistenza di passaggi sotterranei utilizzati per raggiungere luoghi esterni al castello.

Fuori dal centro abitato, a mezzo miglio dal centro, proseguendo per la statale in direzione Sila, si giunge al Convento e alla chiesa dedicata a S. Maria degli Angeli, originariamente dei padri Agostiniani e dei Francescani Riformati poi. Passati di proprietà del Comune, il convento è oggi un rudere fatto di qualche muro ed arco; accanto, la chiesa ristrutturata, chiamata “del convento”, presenta l’interno ad una navata centrale e una laterale con cappelle e sepolture. Sulla parete di fondo, sopra l’altare, campeggia la prestigiosa Pala raffigurante l’Immacolata Concezione con in basso, a mezza figura, S. Agostino e S. Francesco di Paola, attribuita alla bottega dei D’Amato, risalente al XVI-XVII secolo. Il dipinto è incorniciato da due colonne scanalate sormontate da capitelli di stile corinzio e alla base da sei pannelli con episodi della vita di Sant’Agostino. 

Per info rivolgersi agli uffici del Comune tel. 0984.901141

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