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CUTRO (CROTONE) – L’uomo che disse che «i Rizzuti devono morire tutti», con riferimento a una famiglia di ‘ndrangheta di Petronà, fu ucciso a Cutro. Sugli anni di piombo nella terra di confine tra due province, quelle di Crotone e Catanzaro, potrebbero gettare luce le nuove rivelazioni del pentito Giuseppe Liperoti, ex cassiere della cosca Grande Aracri, che ha fornito elementi su una serie di delitti commessi negli anni della seconda e terza guerra di mafia, a cui lui prese parte.

OMICIDIO IAZZOLINO

Liperoti aveva già fornito elementi ai pm Antimafia di Catanzaro su tre cognati uccisi, che lasciarono tre sorelle vedove, vittime di tre omicidi forse riconducibili ad un’unica firma, spiegando le dinamiche criminali che insanguirono la fascia jonica catanzarese all’inizio del secolo, nella terra di mezzo tra due province, nell’ambito dell’inchiesta Borderland dalla quale è emerso il ruolo di primo piano di Giovanni Trapasso, presunto caposocietà di San Leonardo di Cutro il cui feudo però sarebbe stato a Cropani e dintorni, comunque in provincia di Catanzaro, dove opererebbero alcune articolazioni della cosca. Un’ascesa che sarebbe avvenuta a suon di omicidi, commessi per vendicare il fratello Gaetano. Anche se la “casa madre” restava Cutro, dove era radicata la “provincia” di ‘ndrangheta capeggiata dal super boss Nicolino Grande Aracri. Torniamo indietro nel tempo, agli anni di piombo in cui venivano uccisi Gaetano Trapasso, il boss di Cropani Marina freddato sotto casa il 4 marzo 2003, Sergio Iazzolino, il presunto boss di Sersale ammazzato un anno dopo a Steccato di Cutro, e i cognati Felice Onofrio e Maurizio Ferraro, massacrati il 18 agosto 2005 a Marcedusa. Le mogli delle vittime del duplice omicidio erano le sorelle Roberta e Loretta Pane. Ma Onofrio e Ferraro erano anche cognati di Sergio Iazzolino, che aveva sposato Ludovica, una terza sorella dei Pane, famiglia di ‘ndrangheta di Belcastro. Il salto di qualità, secondo il pentito, Trapasso l’avrebbe fatto dopo l’omicidio Iazzolino. Ma nelle “cantate” in parte confluite nella nuova inchiesta sulle cosche cutresi, quella denominata “Thomas”che ha portato agli arresti “eccellenti” dei giorni scorsi, c’è di più e dell’altro.

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OMICIDIO IOZZI

Liperoti, per esempio, saprebbe qualcosa sull’omicidio di un suo «grande amico», assassinato nell’annus horribilis 2000: «ad ucciderlo sono stati Vito Martino e Salvatore Peta con l’ausilio di Antonio Pucci». Del resto, gliel’avrebbero confessato i primi due durante la comune detenzione nel corso del processo Scacco matto. «Iozzi era un ragazzo che non faceva parte della famiglia Grande Aracri ma faceva l’autista ad Antonio Macrì (alcuni mesi prima vittima di lupara bianca, ndr) per il quale ogni tanto svolgeva piccolo spaccio. Il rapporto tra Iozzi e Macrì era molto stretto, siccome Macrì aveva la sorveglianza era solito avvisare Iozzi degli spostamenti». Macrì, però, fu ucciso in contrada Scarazze, a due passi dal bunker della famiglia Grande Aracri. «Quel giorno Iozzi sapeva che Macrì s’era recato a casa di Grande Aracri tant’è che dopo l’omicidio iniziò a chiedere informazioni… in buona fede chiese a Nicola e altri della nostra cosca che fine avesse fatto “Topino” (nomignolo della vittima, ndr)… questo atteggiamento infastidì Grande Aracri». Spazio al cinismo criminale di Martino, che a mo’ di scherno avrebbe poi raccontato che Iozzi, di corporatura robusta, dopo essere stato attirato in una trappola col pretesto di consumare cocaina, pur colpito molte volte «non voleva cadere giù».

OMICIDIO RIZZUTI

Il corpo di Claudio Rizzuti, di Petronà, nel gennaio 2004 fu rinvenuto carbonizzato nel bagagliaio del suo fuoristrada Mitsubischi “Pajero”, nella località Rosito, a Cutro: probabilmente il giovane era stato risucchiato senza possibilità di uscita in affari di droga nei quali era coinvolto, almeno stando all’impianto di due inchieste (nell’ambito di una delle quali, nel settembre 2003, fu arrestato). Il padre di Claudio, Vincenzo, morì sempre a Cutro in un altro agguato di mafia, due anni dopo, assalito dai killer armati di fucile mentre trasportava un carico di castagne a bordo del suo camion Om “50”. La faida dei boschi attraversava sanguinosamente due province. Del primo delitto, Liperoti sa che a ritrovare il corpo fu «un nostro affiliato», Giovanni Frontera, il quale, data la somiglianza con la jeep che usava Liperoti, pensò che a morire fosse stato proprio lui, tant’è che andò subito a cercalo a Scarazze.

«Saputo dell’omicidio – sostiene Liperoti – e tenuto conto che in quel periodo stavo organizzando l’omicidio Dragone (il boss assassinato nel 2004 su ordine del rivale Grande Aracri, ndr) unitamente a Sergio Iazzolino e Pino Grano (storici killer della cosca cutrese, ndr), mi interrogai su come fosse possibile che un uomo di Petronà, inviso a Iazzolino, fosse stato ucciso a Cutro senza che io e Giovanni Abramo (genero del capocrimine di cui il pentito è peraltro nipote, ndr) ne sapessimo nulla. Sergio mi disse che i Rizzuti dovevano morire tutti mentre Grano, nello schernirmi, mi disse che a farselo erano stati lui e Iazzolino». Questo perché l’ex boss di Sersale Iazzolino «tentava di aumentare la propria influenza sulla costa jonica e nei paesi della Presila catanzarese, in tal senso la famiglia Rizzuti gli era d’ostacolo per cui aveva iniziato una vera e propria faida». Iazzolino però serviva ai Grande Aracri nella loro guerra contro Dragone che, scarcerato dopo una lunga detenzione, voleva riprendere il comando.

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