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Il canile di Rocca di Neto

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CROTONE – Il cagnetto dove lo metto? Il problema è che non è soltanto uno, ma sono 3500 quadrupedi scodinzolanti in cerca di alloggio. L’interdittiva antimafia alla Mister Dog srl, la società che gestisce canili che accolgono i nostri amici a quattro zampe provenienti da mezza Calabria, ha determinato un’emergenza, e non solo nel Crotonese.

Alla conferenza di servizi tenutasi ieri in Prefettura ha partecipato, infatti, insieme ai sindaci della provincia di Crotone, tutti invitati a trovare nuova sistemazione ai cani perché Mister dog non può più contrattare con la pubblica amministrazione, anche il Comune di Rende, il cui sindaco, Marcello Manna, poiché il servizio prestato dalla società riveste «natura particolare», ha scritto all’ufficio di governo rappresentando la necessità che la continuità dev’essere garantita per la «salvaguardia e il benessere degli animali della struttura» e pertanto ha proposto l’affidamento a un amministratore straordinario.

Il prefetto, Cosima Di Stani, lo stesso che ha emanato l’interdittiva antimafia, interpellerà l’Anac per una verifica dei presupposti per l’applicazione dell’articolo 32, comma 10, del decreto legge 90/2014. Tra i Comuni del Crotonese che dovranno trovare una soluzione ci sono, invece, Cirò, Cirò Marina, Cotronei, Cutro, Mesoraca, Rocca di Neto, Santa Severina. Il prefetto ha comunque invitato alla conferenza di servizi tutti i sindaci della provincia per sensibilizzarli alla problematica.

L’interdittiva scaturisce da risultanze investigative nell’ambito dell’inchiesta che nel gennaio scorso ha portato all’operazione “Stige”, con 170 arresti contro il “locale” di ‘ndrangheta di Cirò: i tentacoli della super cosca Farao Marincola si sarebbero allungati anche sulla società che ha sede legale a Rocca di Neto.

L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Crotone, ha già portato, tra l’altro, allo scioglimento di due consigli comunali – Cirò Marina e Strongoli – mentre si attende il responso su quelli di Casabona, Crucoli e, nel Cosentino, Colosimi e Mandatoriccio. Ma ci sono anche altre imprese, in vari settori, dal catering alle pulizie, ad essere state attinte da interdittive nel corso degli ultimi mesi proprio per l’effetto Stige.

In particolare, in un passaggio dell’informativa confluita nell’ordinanza di custodia cautelare si afferma che l’impresa «risultava gestita da Luigi Bartolo», ritenuto «uomo di fiducia di Vito Castellano», ovvero il reggente a Cirò Superiore della super cosca, ed inoltre annoverava, tra i propri dipendenti, lo stesso Castellano. Bartolo, 56enne residente a Melissa, con la giustizia ha avuto a che fare per ricettazione e danneggiamento ed è stato monitorato in più circostanze in compagnia dei plenipotenziari della supercosca; in particolare, a Castellano, durante una conversazione intercettata in un’auto, rendicontava una serie di somme.

«Quasi 4000… una partita sono 2974 … Santa Rosalia, sono 1491». Le cimici documentarono perfino lo sfregamento delle banconote. Gli inquirenti annotano anche che nel giugno 2015 l’impresa ottenne dal Comune di Cirò Marina l’affidamento del servizio di custodia e mantenimento dei cani randagi in qualità di unica partecipante alla gara d’appalto. Nelle carte dell’inchiesta vengono, inoltre, ripercorse le vicende societarie.

Mister Dog, costituita nel settembre 2003, iscritta presso la Camera di Commercio di Crotone dal febbraio 2013, ha un capitale sociale di 10mila euro così ripartito: il 60% è di Filomena Bartolo e il 40% di Valentina Bartolo, figlie di Luigi. Amministratore unico Alessandra De Masi. La società venne costituita da Carmelo Pasquale Scalise, Mario Bellizzi e Alessandra De Masi. Nel settembre 2005 Bellizzi cedette le proprie quote societarie a De Masi; nel giugno 2008 Scalise cedette le sue a Filomena Bartolo; nel maggio 2010 Bellizzi cedette la totalità delle sue quote a De Masi che, nel settembre 2015, le cedette sua volta a Valentina Bartolo.

Mister Dog è già balzata all’attenzione delle cronache per aver rinunciato, un anno fa, a un appalto a Castelvetrano, il feudo del nuovo capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, latitante da 25 anni.

Ieri sera la conferenza dei servizi alla Prefettura di Crotone si è protratta a lungo e, dopo un primo incontro tra i vari amministratori o i loro delegati, si sono intrattenuti ulteriormente col prefetto i rappresentanti dei Comuni che hanno attualmente contratti con la società interdetta.

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