Le indagini della Guardia di finanza di Crotone
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La Guardia di finanza di Crotone smantella tre centrali del “pezzotto”, 4 indagati per lo streaming illegale e sequestri
CROTONE – Tre centrali di smistamento illegale del segnale IPTV (Internet Protocol Television) dislocate nei quartieri della città, quattro indagati e sequestri per un valore di 650 mila euro. È il bilancio di un’operazione condotta dai militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Crotone, che, coordinati dal procuratore Domenico Guarascio, hanno disarticolato un presunto sistema di pirateria audiovisiva digitale, sviluppato anche in previsione degli imminenti mondiali di calcio FIFA 2026. Gli inquirenti ritengono di aver fatto luce su una fitta rete cinematica, capace di servire migliaia di utenti in tutta Italia, e su un imponente giro di affari ripulito attraverso investimenti in criptovalute e prodotti finanziari.
IL “PEZZOTTO”
Smantellato il “pezzotto”, termine gergale, nato originariamente nel dialetto napoletano (significa letteralmente “contraffatto”), utilizzato in tutta Italia per indicare il sistema illegale di ricezione e pirateria dei canali televisivi a pagamento tramite la tecnologia IPTV. In parole semplici, è lo strumento che permette di vedere i contenuti di piattaforme come Sky, DAZN, Netflix, Amazon Prime e Disney+ senza pagare i regolari abbonamenti alle società titolari dei diritti, ma versando una quota molto inferiore a un’organizzazione criminale.
STREAMING ILLEGALE
L’indagine, che ha visto la sinergia tra i reparti territoriali crotonesi, il Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e il Nucleo Speciale Beni e Servizi di Roma, è scaturita dal meticoloso approfondimento di segnalazioni per operazioni finanziarie sospette trasmesse dal Nucleo di polizia valutaria. A tradire gli indagati sarebbero state le causali esplicite di numerosi bonifici bancari intestati a “IBO PLAYER PRO”, un software informatico utilizzato per la riproduzione di flussi streaming illeciti su smart-tv, smartphone e computer.
GLI INDAGATI
Al termine degli accertamenti, le Fiamme gialle del Nucleo di Polizia economico-finanziaria hanno denunciato quattro persone, tutte residenti a Crotone. Si tratta di Andrea Calaminici, di 49 anni, della convivente Simona Fazio (43), Gianfranco Caristo (45) e Girolamo Ferrini (51).
La Procura crotonese contesta a vario titolo gravi violazioni della normativa su diritto d’autore e autoriciclaggio. Secondo l’impalcatura accusatoria, Calaminici, Fazio, Caristo e Ferrini – a partire dal 2020 e con condotta permanente – avrebbero ritrasmesso e diffuso abusivamente, a fini di lucro e in assenza di accordi con i legittimi distributori, i palinsesti criptati ad accesso condizionato delle principali piattaforme satellitari e digitali. Parliamo di colossi come Sky, Dazn, NowTv, Netflix, Disney+ e Spotify. I “pacchetti” illegali venivano piazzati sul mercato a costi variabili tra i 10 e i 40 euro mensili, comprensivi di un vero e proprio “servizio assistenza clienti” per risolvere i problemi di buffering o l’oscuramento dei canali.
LA FILIERA
Le indagini bancarie hanno consentito di mappare l’intera filiera commerciale dei “reseller”, intermediari che acquistano i pacchetti di canali all’ingrosso dai fornitori principali e gestiscono i clienti sul territorio, vendendo gli abbonamenti pirata. L’inchiesta avrebbe cristallizzato la distribuzione digitale del “pezzotto” a favore di ben 2.769 clienti finali, individuati in 43 province italiane. Sono coloro che hanno comprato il servizio, installando sul proprio televisore o smartphone o su un decoder (chiamato anch’esso “pezzotto”) un software in grado di leggere questo flusso di dati illegale. Per gli utenti fruitori scatteranno nei prossimi giorni pesanti sanzioni amministrative, che variano da 154 euro fino a 5.000 euro nei casi di recidiva.
I SEQUESTRI
Il volume d’affari complessivo sottratto al mercato legale e quantificato in circa 650.000 euro sottoposto a decreto di sequestro preventivo d’urgenza. Un fiume di denaro che, per gli inquirenti, veniva sistematicamente ripulito. In particolare, a Calaminici e Ferrini viene contestato anche il reato di autoriciclaggio poiché avrebbero impiegato i proventi illeciti in attività speculative e finanziarie volte a ostacolare l’identificazione dell’origine delittuosa.
AUTORICICLAGGIO E CRIPTOVALUTE
Dalle carte dell’inchiesta emerge come Calaminici abbia acquistato nel solo 2023 criptovaluta sulla piattaforma Coinbase tramite Postepay per 11.250 euro, alimentando parallelamente polizze vita Alleanza e Mediolanum Vitacore, investimenti “Double Chance” e fondi comuni di diritto irlandese per decine di migliaia di euro. Ferrini, dal canto suo, avrebbe utilizzato oltre 8.900 euro per l’acquisto di moneta virtuale tra il 2021 e il 2023. Avrebbe compiuto ben 870 operazioni di compravendita di titoli sul proprio conto Fineco, che a ottobre 2025 registrava un saldo negativo di oltre 57mila euro.
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