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Riparte a Cutro il ciclo di Pedagogia antimafia promosso dall’Università della Calabria, l’appello del prefetto di Crotone alla denuncia.
CUTRO – «Ragazzi, rompete il regime dell’omertà. Bisogna scegliere da che parte stare. Più annienterete quella zona in cui ci si volta dall’altra parte, più sarete liberi di scegliere». È un invito a scelte di campo, quello del prefetto di Crotone, Franca Ferraro. Chiamata a dialogare con gli studenti del Polo scolastico di Cutro nell’ambito di un nuovo ciclo seminariale promosso dal corso di Pedagogia antimafia dell’Università della Calabria, la massima carica istituzionale della provincia crotonese non si è limitata a una relazione cattedratica. Ma ha fatto un discorso rigoroso e appassionato al tempo stesso, invitando i ragazzi a sedersi accanto a lei, spiegando loro che «lo Stato non è contro di voi ma con voi. Il rispetto delle regole, oltre ad essere un vostro dovere – ha precisato – dev’essere una vostra pretesa».
IL RISCATTO DI CUTRO
L’appello del prefetto scaturisce dal focus stesso del ciclo seminariale, “Il riscatto di Cutro”. La scuola della Costituzione come strumento di contrasto alla cultura mafiosa è il tema che ha attraversato il ciclo di seminari organizzati dal corso di Pedagogia dell’antimafia dell’UniCal e dal Polo scolastico di Cutro anche lo scorso anno. Un tema estremamente attuale perché una Costituzione praticata che miri all’attuazione dei diritti sociali e civili non può non misurarsi con una realtà come quella della ‘ndrangheta, per la sua pervasività e il suo radicamento nel territorio. Il ciclo di incontri è volto appunto a incoraggiare segnali di cambiamento che si sono registrati in un territorio difficile, dove alcuni imprenditori hanno denunciato le nuove leve dei clan facendo scattare una retata. Una tendenza inedita, che va letta in maniera non trionfalistica perché ancora minoritaria.
IN PIAZZA CONTRO IL RACKET
A questo si è aggiunto un altro fatto quasi rivoluzionario a queste latitudini. La città si è schierata con i denuncianti, scendendo in piazza in loro sostegno, con in testa l’ex sindaco Antonio Ceraso. Il Comune si è costituito parte civile nel processo che è scaturito da quelle denunce. Più di recente un’importante operazione antimafia ha colpito le nuove leve del “locale” di ‘ndrangheta di Cirò grazie alla ribellione degli imprenditori che hanno scelto la via della denuncia. Ma non si è registrato nell’area cirotana un movimento di opinione pubblica a sostegno dei denuncianti.
CONDIZIONAMENTO SUBDOLO
Il discorso del prefetto è stato un vero e proprio invito ad un’assunzione di responsabilità. «Un’intera comunità a Cutro ha voluto manifestare la volontà di dissociarsi dal fenomeno mafioso. Un percorso nuovo è stato avviato. Il Comune si è costituito parte civile, cosa non da poco. Vedete, ragazzi, il condizionamento ‘ndranghetista è subdolo e sottile – ha detto Ferraro – La criminalità organizzata succhia la vostra linfa vitale. Le legge non è limitazione della libertà ma forma la libertà. Se percepite lo Stato come oppressore, come un ostacolo o un fastidio, la scuola non serve. Se vedete un militare o poliziotto in divisa, sappiate che è lì per tutelare voi e fermare chi non rispetta le regole».
LA FOLLA FA PAURA
Sullo stesso tema sono intervenuti i vertici provinciali delle forze dell’ordine. Il questore, Renato Panvino, ha ammesso di essersi commosso di fronte allo striscione “’Ndrangheta… Cutro è un’altra cosa”, lo slogan che ha accompagnato la manifestazione del febbraio 2024. «Se le persone che denunciano diventano una folla, la folla fa paura. Gli imprenditori che denunciano non vengono abbandonati. Li incontriamo anche dopo il processo, perché hanno deciso di dire basta. Questa è la parte più bella del nostro lavoro. Lo Stato non abbandona nessuno».
SOSTEGNO AI DENUNCIANTI
l comandante provinciale dei carabinieri, Raffaele Giovinazzo, è sulla stessa lunghezza d’onda. L’ufficiale ha richiamato la recente operazione Saulo, condotta contro il “locale” di ‘ndrangheta di Cirò. Un’operazione «di importanza storica» perché «per la prima volta decine di imprenditori, autonomamente o in alcuni casi accompagnati da rappresentanti delle istituzioni, si sono avvicinati alle forze dell’ordine per denunciare il pizzo e chiedere aiuto». Giovinazzo ha ricordato la vicenda di un imprenditore che stava completando un campo sportivo, mancavano soltanto tre mesi, ma stava per abbandonare tutto in seguito a un’intimidazione mafiosa. «Cercai di rassicurare l’imprenditore, invitandolo alla denuncia, assicurando che la avremmo protetto, La Prefettura ha attivato un dispositivo di sicurezza, con mezzi parcheggiati in caserma e presidio costante delle forze dell’ordine. Il lavoro alla fine è stato completato e grazie alla denuncia di questo imprenditore e altri suoi colleghi coloro che si arricchivano illecitamente col pizzo sono nelle patrie galere».
LA DEMOLIZIONE DELL’ECOMOSTRO
Secondo Giovinazzo, la storica demolizione dell’ecomostro di Torre Melissa, palazzo Mangeruca, «ha creato un’onda in quel comprensorio. Le quotazioni dello Stato sono in salita e quelle della criminalità organizzata sono precipitate. Se questa onda perde forza ed efficacia, sarebbe una sconfitta». Il riferimento è appunto alle poche reazioni da parte dell’opinione pubblica registrate dopo l’importante bliz antimafia. Giovinazzo ha ricordato che Cutro, invece, «grazie anche all’azione di un sindaco come Ceraso, è scesa in piazza contro il racket».
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LO STATO NON ABBANDONA
Il commissario straordinario del Comune di Cutro, il viceprefetto aggiunto Zaccaria Sica, ha poi spiegato che i denuncianti non vengono lasciati soli dalle istituzioni. «La denuncia è un contributo di grande coraggio che scalfisce le mafie. Una scelta che permette di vivere in libertà ma comporta sacrifici, perché l’impresa potrebbe essere boicottata o subire danneggiamenti. Per questo sono previste forme di compensazione economica e tutela delle persone esposte a rischio avendo scelto di stare dalla parte giusta».
LA CALABRIA DIFFERENTE
Anche la scuola invita i ragazzi a stare dalla parte giusta. La dirigente scolastica Anna Maria Maltese ha annunciato un altro percorso educativo e di cittadinanza rivolto agli studenti del Polo di Cutro grazie a convenzioni stipulate dall’istituto con associazioni e parrocchie. «C’è una Calabria differente che ogni giorno cerca di vivere una vita dignitosa» ha detto, tracciando le conclusioni, il docente e ricercatore UniCal Giancarlo Costabile, ideatore e motore principale del percorso formativo. «Quello che è successo a Cutro – ha aggiunto – deve spingerci a capire cosa non funziona nelle nostre comunità. La Cutro migliore è quella scesa in piazza per ribellarsi al racket».
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