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L'ospedale di Crotone

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CATANZARO – Non sarebbero stati in grado di riscontrare i sintomi tipici dell’avvelenamento da pesticidi, scambiato per una faringotonsillite, e non avrebbero adottato trattamenti terapeutici adeguati i sanitari che presero in carico Domenicantonio Rocca, di Petilia Policastro, che poi non ce la fece. Per questo nove medici degli ospedali “San Giovanni di Dio” di Crotone e “Pugliese Ciaccio” di Catanzaro il prossimo 3 febbraio saranno processati.

Dovranno comparire davanti al Tribunale penale di Catanzaro per difendersi dall’accusa di omicidio colposo. Lo ha deciso il gup di Catanzaro Claudio Paris che, oltre a respingere le richieste difensive, non ha accolto quella del pm Corrado Cubellotti che aveva chiesto il proscioglimento per tutti, e ha rinviato a giudizio Roberto Morace, di 50 anni, di Catanzaro, Teresa Amoruso (48), di Borgia, Maria Lucia (51), di Catanzaro, Domenico Frontera (48), di Catanzaro, Carmelo Pintaudi (64), di Catanzaro, Giuseppe Clericò (69), di Marcellinara, Maria Conte (66), di Girifalco, Giuseppe Muccari (64), di Catanzaro, Antonio Costantino (66), di Catanzaro.

Nuova bocciatura per la Procura catanzarese, che già aveva chiesto l’archiviazione due volte respinta. Secondo l’accusa, scaturita da un dettagliato esposto dei familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Antonio Ierardi e ieri costituitisi parte civile – esposto che aveva già innescato l’indagine della quale il pm aveva già chiesto l’archiviazione due volte prima che il gip Barbara Saccà, su opposizione dei denuncianti, formulasse l’imputazione coatta – Morace, che era di servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Crotone quando, nel novembre 2015, Rocca si presentò con un’irritazione laringea precisando di essere stato esposto a una sostanza chimica potenzialmente tossica, ovvero un potente antiparassitario, non avrebbe disposto il ricovero del paziente omettendo le terapie previste dalle linee guida.

Amoruso, che era anche lei di turno al pronto soccorso, pur in presenza di un quadro clinico caratterizzato dai sintomi dell’avvelenamento da pesticidi, non avrebbe contattato un centro antiveleni per chiedere una consulenza specialistica e avrebbe formulato l’errata diagnosi di “faringotonsillite”, poiché al paziente erano state asportate le tonsille in un precedente intervento chirurgico. Sotto accusa anche medici dell’ospedale di Catanzaro – Lucia era in servizio al pronto soccorso e gli altri nel reparto di Medicina generale all’epoca dei fatti contestati – poiché, pur avendo acquisito il dato dell’esposizione all’antiparassitario e avendo contattato il centro antiveleni, e nonostante il paziente fosse impossibilitato a mantenere la posizione eretta e a deambulare, avrebbero erroneamente valutato i risultati degli esami di laboratorio omettendo di modificare il piano terapeutico e il trattamento farmacologico già predisposto. Insomma, a fronte di evidenti sintomi di avvelenamento e perfino di dolori articolari non sarebbero state tempestivamente predisposte le terapie previste dalle buone pratiche mediche adeguate al caso di specie.

«Spiace non aver avuto la Procura a fianco neanche all’udienza preliminare», commenta l’avvocato Ierardi la cui ricostruzione è stata ritenuta meritevole di approfondimento in sede dibattimentale dal gup.

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