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Carolina Girasole

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CROTONE – Dopo oltre 7 anni, come ha ricordato la stessa interessata, arriva la parola fine alla vicenda giudiziaria dell’ex sindaco antimafia Carolina Girasole, finita nell’occhio del ciclone con accuse mosse a vario titolo ma sostanzialmente tese a dimostrare di aver deciso di scendere a patti con la cosca Arena pur di essere eletta.

Carolina Girasole era stata eletta sindaco nel 2008 alla guida di una lista civica di centrosinistra ed aveva caratterizzato il suo mandato sull’impegno in nome della legalità.

Tuttavia tanto in primo (LEGGI) quanto in secondo grado (sentenza di appello del 27 maggio 2019) le tesi dell’accusa sono state ritenute non provate dai giudici che hanno assolto con formula piena l’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto, difesa dall’avvocato Marcello Bombardiere, fino alla parola definitiva scritta dai supremi giudici cui era ricorda la procura di Catanzaro.

La Corte di Cassazione, infatti, ha ritenuto inammissibile il ricorso della Procura della Repubblica di Catanzaro contro l’assoluzione dell’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto Carolina Girasole mettendo la parola fine a tutta la vicenda. Ricorso ritenuto inammissibile insieme a quello presentato contro l’assoluzione del marito, Francesco Pugliese.

Un verdetto definitivo che scagiona da ogni accusa l’ex primo cittadino che nel 2013 venne arrestato dalla Guardia di Finanza di Crotone (LEGGI) nell’ambito dell’inchiesta ‘Insula’. con le accuse di voto di scambio e turbativa d’asta: accuse avanzate dalla Direzione distrettuale antimafia catanzarese.

Il suo arresto fece scalpore all’epoca in quanto Carolina Girasole, come detto, era considerata a livello nazionale un vero e proprio simbolo dell’antimafia per essersi messa proprio contro la cosca Arena iniziando con il Comune e l’associazione Libera l’attività di gestione dei terreni confiscati.

Poi però arrivò l’assoluzione di primo grado in cui venne evidenziata «l’assenza di qualsivoglia collegamento tra la Girasole e il marito e alcuno degli imputati avente a oggetto una trattativa di voti da scambiare contro altra utilità» per poi aggiungere che: «Non solo il contenuto delle conversazioni captate è equivoco», ma «neppure le prove dichiarative assunte in dibattimento sono tali da suffragare l’assunto accusatorio».

LEGGI LE MOTIVAZIONI CHE PORTARONO ALLA PRIMA ASSOLUZIONE DI CAROLINA GIRASOLE

La Cassazione ha rigettato anche i ricorsi di Nicola Arena, Antonio Guarino e Antonio De Meco per i quali diventa definitiva la condanna in appello a 3 anni e sei mesi di reclusione per turbativa d’asta.

Annullata la condanna a 4 anni per estorsione comminata a Francesco Ponissa.

Il commento a caldo di Carolina Girasole: «Il calvario è finito»

«Dopo 7 anni e 5 mesi – afferma Carolina Girasole commentando l’assoluzione definitiva – il calvario è finito. Sono però ancora perplessa, esterrefatta, sconvolta per quanto è accaduto. Dopo questo tempo ancora mi chiedo i perché di questo delirio che è accaduto».

Per la Girasole «tralasciamo gli errori, le intercettazioni sbagliate, quelle inesistenti, la realtà travisata, ma c’erano atti chiari e determinati della mia amministrazione che contrastavano contro le accuse che mi sono state mosse. Ringrazio il mio avvocato che essendo all’epoca assessore conosceva la storia e grazie a lui abbiamo ricostruito ogni passaggio dimostrando che queste accuse erano basate sul nulla».

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