X
<
>

La mega piscina sequestrata a Capocolonna

Condividi:

CROTONE – Cinque condanne e un’assoluzione per quel «maldestro imbroglio», come l’ha definito il pm Alessandro Rho nella sua requisitoria, al centro dell’inchiesta sul contestatissimo Marine Park Village, sequestrato tre volte dalla Procura nell’incantevole località Scifo, in piena area marina protetta Capo Rizzuto e a due passi dalla colonna magnogreca simbolo di Crotone nel mondo.

E’ la decisione del Tribunale penale presieduto da Elisa Marchetto che ha sostanzialmente accolto le richieste avanzate dal pm. Due anni e sei mesi di reclusione ciascuno per Elisabetta Dominijanni, dirigente del settore Urbanistica del Comune, e per Gaetano Stabile, responsabile del procedimento; assoluzione per Mario Pagano, ex soprintendente archeologico e paesaggistico per le province di Catanzaro, Crotone e Cosenza; un anno e sei mesi di arresto per gli imprenditori Armando Scalise e Salvatore Scalise e per il progettista Gioacchino Buonaccorsi.

I giudici hanno anche disposto la condanna al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile Comune, la confisca dei terreni e delle opere e il ripristino dello stato dei luoghi a carico degli Scalise e di Buonaccorsi.  Pena sospesa per Salvatore Scalise e Buonaccorsi.

Ormai prescritta l’ipotesi di abuso d’ufficio di cui Dominijanni e Stabile rispondevano per il rilascio del permesso di costruire del Comune nel dicembre 2011 in violazione di varie norme, ma non quella connessa alla proroga a fronte di un’istruttoria assente. Perché gli Scalise non erano imprenditori agricoli e avrebbero falsamente attestato la disponibilità dei terreni. Perché, nonostante la destinazione agrituristica, avrebbero realizzato un intervento edilizio che «non presentava alcun nesso con l’eventuale conduzione agricola del fondo» e nel progetto nulla si diceva sulla realizzazione di 79 bungalow.

E’ rimasta in piedi, invece, l’accusa alterazione delle bellezze naturali di un’area sottoposta a duplice vincolo tutorio sotto il profilo ambientale e in zona d’interesse archeologico. Agli Scalise e a Buonaccorsi era contestato anche lo scavo a servizio della piscina e del bungalow da adibire a ristorante in difformità rispetto al nullaosta archeologico dell’aprile 2009.

Di falso doveva rispondere il soprintendente Pagano avendo attestato che i bungalow erano ormai realizzati in una nota al ministero dei Beni culturali avente ad oggetto un’interrogazione parlamentare. Il fatto non sussiste, secondo i giudici. Il solo Salvatore Scalise era accusato di aver indotto in errore il pubblico ufficiale che gli ha rilasciato il famigerato certificato di imprenditore agricolo, ma quest’accusa è ormai prescritta.

Gli imputati erano difesi dagli avvocati Mario Nigro, Domenico Grande Aracri, Antonio Scalzi, Giovanni Allevato, Mario Lucente. 

Condividi:

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA