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Il tribunale di Corte d'Appello di Catanzaro

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CROTONE – Regge anche in secondo grado la sentenza emessa due anni fa dal Tribunale penale di Crotone nei confronti di 12 imputati nel processo scaturito dall’inchiesta che nel novembre 2016 portò all’operazione Six Towns, contro le cosche della Valle del Neto. La Corte d’Appello di Catanzaro ha sostanzialmente confermato la decisione rideterminando, però, la pena per Giovanni Spina Iaconis, da 20 a 17 anni di reclusione: al presunto esponente di vertice della ‘ndrina di San Giovanni in Fiore era stata inflitta la condanna più elevata, seguita da quella a 18 anni per Pietro Tassone, di Rocca di Neto, che nel filone dei fatti di sangue è stato condannato all’ergastolo per il duplice omicidio di Tommaso Misiano e Gaetano Benincasa, freddati nel luglio 2008 mentre erano seduti davanti a un bar.

Altro ritocco riguarda la posizione di Carlo Oliverio, presunto contabile del clan per il quale erano stati proposti 30 anni di reclusione, assolto dall’accusa di associazione mafiosa ma condannato a 16 anni per narcotraffico: la Corte d’Appello per lui ha escluso la recidiva. Per William Urso pena ridotta da 2 anni a 1 anno, 5 mesi e 23 giorni.

Per il resto sono state confermate pene pesanti contro un’organizzazione criminale il cui “capo società” sarebbe stato Francesco Oliverio, oggi collaboratore di giustizia, che subentrò a Guirino Iona, scalzato dal comando su impulso del “locale” di ‘ndrangheta di Cirò. Il “locale” di Belvedere Spinello aveva giurisdizione su sei centri a cavallo tra le province di Crotone e Cosenza; erano state 20, nel luglio 2018, le condanne inflitte nell’ambito del troncone processuale svoltosi col rito abbreviato, in Appello ridottesi a 13, che avvalorerebbero l’esistenza di una cosca che dopo l’operazione Six Towns è stata colpita a più riprese, in quanto nell’aprile 2017 è stato arrestato Giovanni Battista Lombardo, originario di San Giovanni in Fiore ma residente a Castelsilano, ritenuto l’immobiliarista dei clan, al quale sono stati inflitti 12 anni, e successivamente è spuntato un nuovo pentito: Vittorio Spadafora, fratello di Giovanni, presunto capocosca di San Giovanni in Fiore.

Tra i principali affari del “locale” di ‘ndrangheta il narcotraffico, con interazioni con le cosche del Reggino e una cellula genovese, ma c’erano anche il racket sulla movida, con riferimento a un paio di episodi estorsivi ai danni di titolari di locali notturni di Cerenzia e San Giovanni in Fiore, e una proiezione della ‘ndrina a Rho, dove Oliverio aveva il suo quartier generale ed era attivo soprattutto nel settore della droga.

Ma ecco il verdetto, posizione per posizione.

  • Maria Caterina Di Biase (di 54 anni) di Muggiò: 7 anni e 8 mesi;
  • Maurizio Fontana (44), di San Giovanni in Fiore: 9 anni;  
  • Giovanni Battista Lombardo (42), di Castelsilano: 12 anni;
  • Francesco Oliveri (59), di Turate (Varese): 16 anni e 9 mesi;
  • Carlo Oliverio (64), di Buscate (Milano): 16 anni;
  • Silvana Pagliaro (54), di Lainate (Milano): 14 anni;
  • Francesco Salerno, (57), di Rho (Milano): 10 anni e 6 mesi;
  • Giovanni Iaconis Spina (36), di San Giovanni in Fiore: 17 anni;
  • Pietro Tassone (54), di Rocca di Neto: 18 anni;
  • Antonio Tursi (64), di Cirò Marina: 6 anni e 6 mesi;
  • William Benedetto Urso (34), di San Giovanni in Fiore: 1 anno, 5 mesi e 23 giorni (pena sospesa);
  • Carmine Ventrone (56), di Rho: 10 anni e 6 mesi.
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