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Stretta di mano fra Salvatore Grande Aracri e Tallini junior

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CUTRO (KR) – «E come non lo conoscevano. Se uno si presenta: Grande Aracri Salvatore, piacere…». E ancora: «Si è messo a disposizione nostra perché sapeva chi eravamo noi e dove possiamo arrivare… Tallini lo sa troppo bene chi siamo noi».

Parola di Giovanni Abramo, il genero del boss Nicolino Grande Aracri, che, in un interrogatorio reso “per motivi di giustizia” nel gennaio scorso, confermerebbe che la super cosca cutrese sarebbe stata in grado di avvicinare, per infiltrarsi in maniera sofisticata nel redditizio mercato farmaceutico, l’ormai ex presidente del consiglio regionale Domenico Tallini ai tempi in cui il noto politico catanzarese era assessore al Personale.

Tallini nel novembre scorso finì agli arresti domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio anche se il Tribunale del riesame di Catanzaro annullò nei suoi confronti l’ordinanza di custodia cautelare consentendogli di rientrare come consigliere regionale a Palazzo Campanella.

Sia Abramo che Tallini sono tra i 24 destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini fatto notificare dal procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Capomolla e dal sostituto Domenico Guarascio nell’ambito di un’inchiesta che avrebbe delineato i nuovi assetti del clan i cui vertici erano stati decapitati dopo l’operazione Kyterion del gennaio 2015. Ma l’interrogatorio prodotto dalla Dda dimostrerebbe anche che la cosca cutrese poteva avvicinare altri politici, stando alla versione di Abramo.

Tutto nasce nell’estate 2014. «Faceva caldo», in contrada Scarazze, quartier generale del clan, quando suo cugino Salvatore Grande Aracri, ritenuto il regista dell’operazione, andò a proporgli l’affare perché due persone di Roma volevano «aprire un capannone».

L’idea era quella di «un ingrosso di farmaci tra Catanzaro e Crotone» e il mercato era quello delle «farmacie del comprensorio» ma occorreva l’autorizzazione della Regione Calabria. «Mi disse chiaramente – ha raccontato Abramo al pm Guarascio – di poter contare sulla disponibilità dell’assessore Tallini che Salvatore Grande Aracri aveva conosciuto tramite Domenico Scozzafava», ovvero l’antennista di Sellia Marina, gran portatore di voti al servizio del politico e suo factotum; uno «ben inserito nella Catanzaro bene».

La cosca, a quanto pare, sarebbe stata in grado di avvicinare anche altri politici. «Siccome mio cugino garantiva la disponibilità di Tallini, dissi che non serviva che mi attivassi per compulsare altri politici locali e promisi soltanto di entrare nell’affare finanziandolo». Il riferimento è a 50mila euro provenienti dal cosiddetto affare Oppido, una delle vicende al centro del maxi processo Aemilia, ovvero una truffa ai danni del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.

Abramo sostiene che suo cugino avrebbe conosciuto «personalmente» Tallini e suo figlio, poi impiegato nel consorzio farmaceutico, e che il politico sapeva bene le «potenzialità» della nota “famiglia” di ‘ndrangheta. «Scozzafava e mio cugino mi spiegarono che Tallini voleva poi appoggi elettorali», anche se Abramo non sa se poi l’aiuto ci fu perché nel gennaio 2015 venne arrestato, ma conferma «le richieste» in tal senso. «Se n’era parlato di queste situazioni, però poi non so se è successo…giustamente se noi aiutavamo lui su questa cosa lui ci aiutava su altre situazioni, se ci serviva qualche permesso di aprire attività».

Insomma, un appoggio «non solo elettorale… se noi lo aiutavamo su qualche cosa lui poi ci aiuta su un’altra… era dentro Catanzaro, là ci sono tante cose che ritornano ad una fine». E ancora: «Si è messo a disposizione nostra perché sapeva chi eravamo noi e dove possiamo arrivare…giustamente, quando gli serviranno dei voti o qualche altro piacere in una seconda fase lo sa che noi ci mettiamo a disposizione».

Alcuni mesi dopo, ad aprile, il boss Grande Aracri ha intrapreso un percorso di collaborazione con la giustizia ma la Dda lo ha ritenuto inattendibile. Il boss tendeva a salvare i suoi familiari anche in relazione all’affaire dei farmaci. La moglie Giuseppina, la figlia Isabella, il fratello avvocato, Domenico. È quello che fa anche Abramo.

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