Filippo Verterame
2 minuti per la letturaAl via in Assise il processo per l’omicidio Verterame, parti civili i familiari della vittima e imputati per la tragedia a Isola Capo Rizzuto
ISOLA CAPO RIZZUTO – Si sono costituiti parte civile i familiari della vittima nel processo per la rissa sulla spiaggia di Le Cannella sfociata nell’omicidio del ventiduenne Filippo Verterame, ucciso con una coltellata alla gola lo scorso 19 agosto. Li rappresenta l’avvocato Francesco Verri. Il processo si sta celebrando davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro per tre degli imputati per i quali il procuratore di Crotone, Domenico Guarascio, e il sostituto Matteo Staccini hanno avanzato richiesta di giudizio immediato. Altri due hanno scelto il rito abbreviato che inizierà domani davanti al gup di Crotone.
LE ACCUSE
L’accusa più grave pesa su Giuseppe Paparo, di 39 anni, reo confesso, accusato dell’omicidio di Filippo Verterame e anche del tentato omicidio di Giuseppe Verterame (57) e di lesioni aggravate ad Alessandro Bianco (44). I tre rispondono devono rispondere di aver partecipato alla rissa insieme a Francesco Paparo (60) e Antonio Paparo (41). A sua volta, Giuseppe Verterame, zio della vittima, è accusato di tentato omicidio nei confronti di Giuseppe Paparo, che venne accoltellato all’addome e al torace.
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In Assise, dove sono imputati Antonio e Giuseppe Paparo e Bianco, si sono costituiti parte civile Francesco Paparo, difeso dall’avvocato Aldo Truncè, e Francesco Verterame, assistito dall’avvocato Mario Lucente. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Francesca Buonopane, Francesco Laratta, Mario Lucente, Francesco Sacco, Tiziano Saporito, Giorgio Tricoli e Luigi Villirilli.
BAGNO DI SANGUE
Sono tutti detenuti in carcere. Il Tribunale del riesame di Catanzaro aveva, infatti, respinto la richiesta dei difensori degli imputati che, pur avendo avuto un ruolo nella rissa, si sono dichiarati estranei all’omicidio. Estranei perché hanno collaborato con gli inquirenti nella ricostruzione del fatto. La Procura di Crotone aveva espresso parere negativo alle scarcerazioni. “Nessuna legittima difesa”, aveva scritto il gip nell’ordinanza di convalida degli arresti. «Giuseppe Paparo ha colpito persone ormai disarmate e in fuga» trasformando quello che sembrava un banale diverbio in un bagno di sangue costato la vita a un ragazzo appena 22enne.
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