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La Corte d'Appello di Catanzaro

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Impugnate le assoluzioni dei colletti bianchi tranne quella dell’ex sindaco di Cirò Marina Parrilla, in aprile l’appello del processo Glicine


CROTONE – La Dda di Catanzaro ha impugnato le assoluzioni dei colletti bianchi. E ha chiesto condanne più alte per i presunti affiliati alla cosca Megna, sollecitando il riconoscimento dell’aggravante dell’associazione armata, esclusa in primo grado. Per questo si farà per 18 persone il processo d’appello. La prima udienza è fissata per il prossimo 16 aprile nei confronti degli imputati che hanno scelto il rito abbreviato nell’ambito del procedimento Glicine-Acheronte. Accusa e difesa chiedono la riforma della sentenza con cui, nel maggio scorso, il gup distrettuale dispose 14 assoluzioni e 10 condanne. L’inchiesta portò, nel giugno 2023, a una mega operazione, con cui furono svelati i sofisticati interessi criminali della cosca crotonese, in grado di reclutare hacker tedeschi per muovere fiumi di denaro attraverso il trading clandestino on line. Gli inquirenti ritenevano, inoltre, di aver fatto luce su un presunto comitato d’affari.

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Il CASO PARRILLA

Tra gli imputati che dovranno comparire davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro il prossimo 16 aprile non figura Nicodemo Parrilla, ex sindaco di Cirò Marina ed ex presidente della Provincia di Crotone. La Dda non ha impugnato la sua assoluzione dall’accusa di aver fatto parte di un’associazione a delinquere dedita a reati contro la PA, che diventa definitiva. L’’assoluzione di Parrilla fa il paio con quella, anch’essa definitiva, dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa che gli era contestata nel processo Stige.

COLLETTI BIANCHI

Torneranno in aula, invece, altri imputati “eccellenti” che in primo grado erano stati assolti. Come l’ex assessore regionale ed ex sindaco di Rocca di Neto, Alfonso Dattolo, finito sotto accusa per violazione della legge elettorale nella veste di collaboratore di Ecosistem, ditta impegnata nel settore dei rifiuti. O come Salvatore Mazzotta, legale rappresentante di Ecosistem, e Alessandro Vescio, coordinatore regionale di Comieco, il consorzio nazionale per il recupero e riciclo. Oppure come l’ex direttore amministrativo dell’Asp di Crotone Francesco Masciari, avvocato catanzarese. Citato in Appello anche l’imprenditore Giuseppe Villirillo, titolare di Crotonscavi, accusato di turbativa d’asta in relazione a un appalto per la riqualificazione ambientale del Sito d’interesse nazionale di Crotone volto alla rimozione di amianto e materiali con Norm alterato all’interno dell’area archeologica ex Montedison.

LA COSCA

La posizione più difficile resta quella di Mario Megna, figura emergente del clan e nipote del boss Domenico (che ha scelto il rito ordinario ma è stato rinviato a giudizio anche in Corte d’Assise per l’omicidio di Salvatore Sarcone), in primo grado condannato a 16 anni. Mario Megna, in particolare, su mandato del boss avrebbe curato gli interessi della consorteria criminale nella finanza clandestina, gestendo contatti con hacker. Avrebbe avuto anche un ruolo nel riciclaggio di cinque milioni in Montenegro. Gli affari della cosca sono stati ricostruiti dagli inquirenti grazie anche alle sue sortite in Emilia e Lombardia.

L’ELENCO

Ma ecco l’elenco completo degli imputati e, a fianco, l’esito del primo grado di giudizio. Cesare Carvelli (40): 6 anni e 8 mesi. Pietro Curcio (41): 6 anni e 8 mesi. Saverio Danese (62): assolto. Alfonso Dattolo (61): assolto. Maurizio Del Poggetto (56): 12 anni. Roberto Lumare (41): 8 anni. Salvatore Lumare (46): 6 anni e 8 mesi. Francesco Masciari (59): assolto. Salvatore Mazzotta (51): assolto. Mario Megna (53): 16 anni. Rosa Megna (52): 8 anni. Sandro Oliverio Megna (50): assolto. Santa Pace (61): 6 anni e 8 mesi. Giacomo Pacenza (57): 12 anni. Antonio Pagliuso (36): assolto. Piero Talarico (61): assolto. Alessandro Vescio (48): assolto. Giuseppe Villirillo (59): assolto.

LA DIFESA

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Giuseppe Barbuto, Vincenzo Cicino, Roberto Coscia, Giuseppe Gallo, Giuseppe Gervasi, Aldo Ferraro, Vincenzo Garrubba, Mario Germinara, Vincenzo Ioppoli, Francesco Laratta, Antonio Larussa, Nicola Rendace, Sergio Rotundo, Gianni Russano, Fabrizio Salviati, Aldo Truncè, Gregorio Viscomi. Molti di loro in primo grado hanno visto accolte in toto le loro richieste.

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