X
<
>

L&amp;#039;aula delle udienze penali di Crotone durante un momento di sospensione del processo per la strage di Cutro

6 minuti per la lettura

Niente telecamere durante le udienze del processo per la strage di Cutro, riprese autorizzate con impianti del Tribunale di Crotone


CROTONE – Niente telecamere in aula. Il diritto di cronaca «è ampiamente garantito perché i giornalisti presenziano alle udienze e possono svolgere le proprie funzioni». Ma «la registrazione e la divulgazione dell’attività processuale sono riservate agli strumenti che il Ministero ci mette a disposizione». Lo ha detto il giudice Giuseppe Collazzo, presidente del Tribunale penale di Crotone, nel corso della prima udienza del processo contro sei ufficiali imputati per gli omessi soccorsi in occasione del naufragio di Cutro, dove nel febbraio 2023 morirono un centinaio di migranti. Il magistrato, sollecitato da alcune parti civili a rivedere la propria posizione in seguito alle richieste di numerose testate, ha confermato il decreto con cui si vietano riprese audio e video ai giornalisti durante le udienze.

LEGGI ANCHE: Naufragio di Cutro, condannati per omicidio colposo plurimo gli scafisti – Il Quotidiano del Sud

LA DISCIPLINA DELL’UDIENZA

La questione ha tenuto banco a lungo in aula. Il magistrato, richiamando l’articolo 147 del codice di procedura penale che disciplina le udienze e le modalità di pubblicità, ha però ritenuto di confermare un provvedimento in cui crede, in un’ottica di «serenità» nella gestione del dibattimento e senza consultazione delle parti. «Il provvedimento  è quello. Me ne assumo la responsabilità». I giornalisti possono comunque fare richiesta in cancelleria delle registrazioni eseguite con gli impianti del Palazzo di giustizia.

DIRITTO DI CRONACA

A sollecitare un nuovo provvedimento che accogliesse la richiesta di riprese audiovisive «nel rispetto del diritto di cronaca» è stato innanzitutto l’avvocato Francesco Verri, che assiste superstiti e familiari delle vittime. Il legale ha evidenziato «l’interesse internazionale» che rivestono i fatti oggetto del processo. Ma ha anche ricordato che alcuni suoi assistiti si trovano in Usa e Afghanistan. «Consentire le riprese – ha detto – è necessario non solo per il pubblico generico ma anche per le persone offese, comprese quelle che non hanno potuto costituirsi perché a noi avvocati è precluso andare nei loro Paesi per ottenere le procure».

DISCRASIE E “SEGNALI”

Verri ha anche ricordato che il Tribunale penale di Crotone ha autorizzato registrazioni del maxiprocesso Glicine, che riguarda reati di criminalità organizzata e contro la PA. «Perché quello è rilevante e questo no? Perché là le telecamere non inficiano la serenità dell’udienza?». E ancora, ha ricordato che le riprese furono ammesse dal Tribunale nel parallelo processo agli scafisti, poi conclusosi con tre condanne. L’avvocata Francesco Cavallaro, che assiste un cartello di Ong costituite parte civile, ha depositato una memoria sul punto, osservando che sarebbe stato «un segnale poco incoraggiante» una decisione che andasse in senso contrario alle richieste delle parti civili.

PRECEDENTI DI SEGNO CONTRARIO

Con diverse sfumature sono intervenuti sul tema anche gli avvocati Gennaro Calabrese, Marco Bona, Stefano Bertone, sempre per conto di superstiti e familiari delle vittime. Tutti hanno chiesto al presidente di motivare in cosa consisterebbe il rischio di turbativa del sereno svolgimento dell’udienza. Bertone, in particolare, si è chiesto come possano esaudire le richieste dei giornalisti «cancellerie allo stremo». In seconda istanza, ha proposto che le telecamere vengano ammesse a istruttoria conclusa oppure che venga autorizzato alle riprese il servizio pubblico che potrebbe poi cedere le immagini alle altre testate. Da più parti sono stati fatti riferimenti a precedenti di segno contrario. E, in particolare, ai grandi processi mediatici seguiti dalle telecamere, alle udienze registrate da Radio Radicale o a trasmissioni come Un giorno in Pretura. L’avvocato Bertone, in particolare, ha ricordato che le stesse questioni da lui poste erano state sollevate al processo Andreotti.

L’INTERVENTO DEL PROCURATORE

Sul punto si è espresso anche il procuratore Domenico Guarascio, significativamente intervenuto in aula a fianco al pm Matteo Staccini, che condurrà l’istruttoria dibattimentale. «Ho fatto il pm antimafia per molti anni – ha ricordato – e mi sarebbe piaciuto che ci fossero le telecamere in aula per raccontare le udienze, perché tutti potessero farsi un’idea e non basarsi su certe narrazioni. Sono il primo – ha aggiunto – a ritenere che il processo abbia un interesse socialmente rilevante. Ma con le norme – ha precisato – mi confronto da magistrato. Il decreto non può neanche essere impugnato. L’articolo 147 stabilisce che il giudice può, non deve, decidere la pubblicità delle udienze. La terzietà e imparzialità del giudice significa anche che non debba essere costretto moralmente». Il procuratore ha comunque sollecitato i difensori a esprimersi, perché le parti o i testimoni possono comunque decidere di essere o non essere ripresi.

LA DIFESA DEGLI IMPUTATI

L’unico difensore a pronunciarsi sull’eventuale consenso alle riprese è stato l’avvocato Liborio Cataliotti. «Se fossimo stati consultati – ha detto – avremmo accordato il consenso. Ma il collegio non ha bisogno della difesa per pronunciarsi. La regolarità è che le riprese non siano ammesse. L’articolo 147 consente di violare questa regolarità». Insomma, ha sostenuto il legale, è una prerogativa del giudice l’organizzazione delle udienze.  Sono intervenuti anche gli avvocati difensori Marilena Bonofiglio, Giuseppe Di Renzo, Tiziano Saporito, che, con varie sfumature, hanno chiesto il rigetto delle richieste delle parti civili, anche con riferimento alla stretta competenza del presidente su questioni che attengono all’organizzazione dell’udienza e agli spazi risicati dell’aula delle udienze penali.

CONSAP RESPONSABILE CIVILE

Il Tribunale ha, inoltre, confermato la decisione del gup che aveva ammesso il Fondo di garanzia per le vittime della strada, istituito presso la concessionaria di servizi assicurativi pubblici Consap, e i ministeri di Finanze e Infrastrutture quali responsabili civili. La questione della responsabilità civile di Consap, società interamente partecipata dia due Ministeri alla quale fa capo il Fondo di garanzia, era stata respinta nel processo agli scafisti per un cavillo formale, ovvero la mancata partecipazione all’incidente probatorio.

LO STATO TENTA DI USCIRE DAL PROCESSO

Lo Stato ha tentato di uscire dal processo un’altra volta. Per Consap e Sara Assicurazioni sono intervenuti gli avvocati Giovanni Amorosi e Anna Montesano. La loro tesi è quella della carenza di legittimazione passiva del Fondo che risponde in caso di obbligo di assicurazione legato alla circolazione delle imbarcazioni. Secondo i legali di Consap e Sara, non c’è collegamento tra le condotte degli imputati, che non sono proprietari o conducenti del mezzo, e criteri di responsabilità civile. Il pm si era associato alla richiesta di estromissione di Consap. Per le parti civili è intervenuto l’avvocato Verri che ha chiesto la conferma della decisione del gup. Il collegio giudicante ha, inoltre, confermato l’esclusione, già disposta in sede di udienza preliminare, della costituzione di parte civile della società Sabir e di Asgi, che avevano reiterato le loro richieste.

CALENDARIO SERRATO

Il collegio ha ammesso la lista testi del pm e, nel caso di coincidenze con quella della difesa, si sentirà il teste nella stessa udienza. C’è riserva sulla corposa lista testimoniale delle parti civili, che comprende anche il ministro Piantedosi. Il Tribunale si pronuncerà sull’ammissione dopo aver esaminato i testi dell’accusa. Si andrà avanti a ritmo serrato. Sono già state fissate quattro udienze pomeridiane, tutte al martedì. Di mese in mese si farà un nuovo calendario. Si comincia con l’esame dei carabinieri che ricevettero l’allarme, Lorenzo Nicoletta e Gianrocco Tievoli, e del maggiore Roberto Cara, che ha curato una dettagliata informativa.

Il COMMENTO DELLE ONG

Intanto, le Ong costituite  auspicano che nel corso del processo vengano sentiti in qualità di testimoni i consulenti tecnici e i rappresentanti di tutte le Organizzazioni, mentre Amnesty International Italia sarà presente in qualità di osservatore internazionale.

«La tutela della vita, il dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare e il diritto internazionale devono essere la priorità e vanno rispettati, sempre, anche nel Mediterraneo centrale», concludono le Ong.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA