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Guardia di finanza alla Provincia di Crotone per le perquisizioni nell&amp;amp;amp;#039;operazione Teorema

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Dalle carte dell’inchiesta Teorema dubbi sull’asse Manica-Ferrari e la strada spianata per gli appalti al Comune di Cirò Marina.


CROTONE – Perché l’ex vicepresidente della Provincia di Crotone Fabio Manica, ritenuto al centro di un presunto giro di tangenti, aveva la strada spianata al Comune di Cirò Marina? È la domanda a cui stanno tentando di trovare risposte gli inquirenti che hanno condotto l’operazione Teorema, che ha portato a una raffica di perquisizioni e sequestri preventivi, all’emissione di 20 avvisi di garanzia per professionisti e funzionari e alla richiesta di cinque misure cautelari, tra cui quella in carcere per l’esponente di FI. La Guardia di finanza è a caccia di un ipotetico «funzionario pubblico corrotto» del Comune di Cirò Marina che potrebbe aver facilitato almeno tre affidamenti diretti in favore dei professionisti del gruppo coordinato, secondo l’accusa, da Manica.

FALSI SENZA CORRUZIONE

L’anello mancante ruota intorno a tre capi d’accusa relativi a reati di falso ideologico e documentale. A mancare è proprio l’ipotesi di corruzione, nella ricostruzione di presunte irregolarità nell’affidamento di lavori ai Mercati saraceni, al campo di calcio e all’asilo Artino. Dalle carte dell’inchiesta, coordinata dal procuratore di Crotone, Domenico Guarascio, e dalla sostituta Rosaria Multari, emergerebbe che Manica e i coindagati avrebbero ottenuto affidamenti illeciti. Ma non è stato possibile individuare il funzionario che, in accordo con il cartello di imprese e professionisti, avrebbe compiuto ingerenze per consentire gli affidamenti ottenuti dal Comune di Cirò Marina.

LE VIOLAZIONI

Con «analoghe modalità operative», funzionari dell’ente avrebbero adottato atti falsi circa la sussistenza di requisiti professionali in realtà carenti. «A monte», sempre secondo gli inquirenti, Manica avrebbe pianificato la spartizione di utili con i destinatari dei lavori aggiudicati, ovvero Rosaria Luchetta per i Mercati saraceni e Giacomo Combariati per il campo sportivo. L’intermediazione di Manica sarebbe stata costante per recuperare le risorse attese dal Comune di Cirò Marina. Tuttavia, gli inquirenti ritengono che non sia lui il “funzionario pubblico corrotto” perché gli affidamenti del Comune di Cirò Marina, diversamente da quelli gestiti dalla Provincia di Crotone, non ricadevano sotto la sua sfera d’influenza.

I SOSPETTI

Insomma, è «sospettabile» che «un qualche funzionario presso il Comune di Cirò Marina con posizione apicale o sovraordinata» abbia compiuto ingerenze. Ma, «allo stato», il presunto complice non è individuato. Eppure, Manica contattava personalmente Giuseppe Marinello, dirigente del Comune di Cirò Marina, per avere informazioni sullo stato dei pagamenti dei lavori ai Mercati saraceni. Marinello, tra i funzionari indagati per falso, «come da indicazioni anche del sindaco Sergio Ferrari» avrebbe contattato Luca Bisceglia, marito dell’affidataria Rosaria Luchetta, per comunicargli il saldo imminente. Sempre «in accordo» con Ferrari, Marinello avrebbe incontrato le imprese esecutrici dei lavori al fine di «chiudere la partita». Secondo gli inquirenti, la tempestiva esecuzione degli affidamenti stava «tanto a cuore» all’ex sindaco di Cirò Marina, che fino a qualche mese fa era anche presidente della Provincia di Crotone. Oggi Ferrari è consigliere regionale.

LE INTERCETTAZIONI

Dalle intercettazioni verrebbe fuori che Manica chiedeva a Marinello «per un collega». La risposta? «Tutto a posto. Disposizioni del sindaco entro fine mese». Insomma, pur non svolgendo ruoli ufficiali al Comune di Cirò Marina, Manica si sarebbe interfacciato come punto di contatto operativo tra amministrazione, sindaco e impresa. «Dobbiamo chiudere questa partita», il tono perentorio con cui Manica si sarebbe rivolto al suo braccio destro Giacomo Combariati. Gli inquirenti ipotizzano che Manica abbia «potere d’ingerenza concreta» perché imprese e funzionari comunali erano a conoscenza del legame politico tra Manica e Ferrari. Ma, ammettono gli inquirenti, ciò non significa che fossero a conoscenza delle tangenti percepite da Manica o di un sistema di tangenti. Il rapporto tra i due esponenti di FI, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe comunque indotto i funzionari comunali a sentirsi legittimati a confrontarsi con Manica per fornire informazioni «non spettanti».

L’INGERENZA

Sarebbe stato lo stesso Ferrari, in una circostanza, a chiedere a Manica di intervenire, avallando così un’«ingerenza impropria» nella fase di esecuzione dei lavori e nella liquidazione dei pagamenti. Nel maggio 2025, Manica si trovava presso la Sinergyplus, base logistica del gruppo, quando riceveva la telefonata di Ferrari, allora presidente della Provincia. Da quel contatto tramite piattaforme telematiche  gli inquirenti deducono che Ferrari chiedeva a Manica di interagire con la ditta Chisari e chiedere un incontro. Subito dopo, Manica avvisa Combariati, che contatta l’imprenditore rappresentando la necessità di un incontro con l’allora sindaco di Cirò Marina. La ditta Chisari, in particolare, era incaricata dell’esecuzione dei lavori di rifacimento del campo di calcio di Cirò Marina, nella cui progettazione era impegnata Sinergyplus. Gli investigatori rilevano «anomalie procedurali» per «l’immotivato coinvolgimento» di Manica presso un ente in cui non ricopre cariche formali.

I REQUISITI

Circa la carenza di requisiti in capo all’assegnataria di incarichi progettuali, l’architetta Rosaria Luchetta, gli inquirenti ipotizzano responsabilità del firmatario della determina, il dirigente Giuseppe Marinello, e della rup Bina Fusaro. L’inadempienza consisterebbe nella mancata verifica di competenze ingegneristiche. Insomma, i funzionari del Comune di Cirò Marina possono anche ignorare che Manica e i professionisti e le società a lui collegate percepiscano utili. Ma sono comunque tenuti a verificare che l’affidamento avvenga nel rispetto di norme e requisiti tecnici. La ripetitività dei presunti profili di illegittimità non sarebbe casuale, secondo la ricostruzione delle Fiamme gialle.

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IL CASO ISOLA

Analogamente, non vi sono elementi per ritenere che la Giunta comunale di Isola Capo Rizzuto fosse consapevole della presunta frode in forniture pubbliche sottesa all’appalto per la mensa scolastica di Le Castella. Tutto ruota intorno a perizie di variante false formate, secondo l’accusa, dal dirigente Antonio Otranto con la collaborazione del consulente Adriano Astorino e col concorso morale dell’imprenditore cirotano Salvatore Valente, titolare dell’impresa esecutrice, e del progettista Giacomo Combariati, indagato chiave insieme a Manica. Il trucco consisteva, sempre per l’accusa, nella maggiorazione del costo dell’impianto antincendio per coprire la pavimentazione fuori progetto.

GLI INTERROGATORI

Intanto, cinque indagati per cui sono state chieste misure cautelari si preparano ad affrontare gli interrogatori preventivi già fissati per il 7 aprile prossimo davanti alla gip Elisa Marchetto. I pm chiedono misure in carcere per Fabio Manica, neoeletto consigliere provinciale e consigliere comunale di maggioranza, presunto dominus del giro di tangenti, ma anche per Giacomo Combariati, Rosaria Luchetta e Luca Bisceglia. Proposta la misura cautelare domiciliare per l’avvocato Francesco Manica, fratello di Fabio, ritenuto lo stratega legale. Li difendono gli avvocati Roberto Coscia, Gianluca Marino, Antonio Domenico Rizzuto e Sabrina Rondinelli. Le accuse sono ancora tutte da verificare.

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