Antonio Gualtieri monitorato insieme al boss Nicolino Grande Aracri durante la maxi inchiesta Aemilia
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Commette reati 20 giorni dopo la sentenza Aemilia, condannato a 10 anni Antonio Gualtieri, uno dei plenipotenziari del boss di Cutro
CUTRO – Dieci anni e sei mesi di reclusione. Questa la condanna inflitta dal gup di Bologna al 64enne cutrese Antonio Gualtieri, già riconosciuto come uno dei plenipotenziari della super associazione mafiosa finita al centro del maxi processo Aemilia. La pm della Dda di Bologna Beatrice Ronchi aveva chiesto 13 anni e 5 mesi. Nell’autunno 2024, 20 giorni dopo aver finito di scontare una condanna a 12 anni nel processo contro la filiale emiliana della cosca capeggiata dal boss Nicolino Grande Aracri, Gualtieri era stato nuovamente arrestato.
IL PROCESSO
Turbativa d’asta e estorsione aggravate dal metodo mafioso le accuse. Gualtieri doveva rispondere, inoltre, di intestazione fittizia di beni e omessa comunicazione di variazione patrimoniale, finalizzate ad agevolare il sodalizio calabro-emiliano. Il gup ha derubricato l’accusa di estorsione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Un’ipotesi già riqualificata in questi termini dalla Cassazione che accolse il ricorso del difensore, l’avvocato Stefano Vezzadini.
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LE ACCUSE
Secondo l’accusa, Gualtieri avrebbe tentato di riscuotere un credito di 190mila euro vantato da un familiare verso un agente immobiliare, rivolgendo minacce di morte a lui e ai parenti. Inoltre, tra il 2019 e il 2022, tramite una società di cui era titolare occulto, sarebbe riuscito a rientrare in possesso di beni immobiliari oggetto di procedure esecutive presso il Tribunale di Reggio Emilia. Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, avrebbe minacciato alcuni reggiani aggiudicatari di un terreno, per un importo di 92.000 euro. Li avrebbe costretti a rivendere l’immobile alla società di cui era il titolare occulto, alle condizioni da lui imposte.
LE ALTRE CONDANNE
Mentre nel corso del 2020, Gualtieri, dopo aver appreso che la sua lussuosa villa con piscina (dove stava espiando la pena ai domiciliari) era stata aggiudicata all’asta a un offerente diverso rispetto ai suoi familiari, avrebbe costretto l’aggiudicatario a rinunciare nonostante una caparra già versata. L’immobile fu aggiudicato a una società di cui era amministratore il fratello Rosario Gualtieri, condannato a 6 anni e 8 mesi. Il gup ha, inoltre, condannato Alfonso Durante, cognato di Rosario Gualtieri, a due anni (pena sospesa). Altri due imputati hanno patteggiato la pena.
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