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Francesco Chimirri, il pizzaiolo ucciso a Crotone

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Crotone, la Consulta accoglie il ricorso della famiglia Chimirri, illegittimo articolo del codice: la persona offesa può ricusare il giudice


CROTONE – Una decisione destinata a segnare uno spartiacque nella storia del diritto processuale penale italiano. La Corte Costituzionale, con la sentenza numero 132 del 2026 redatta dal giudice Filippo Patroni Griffi, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 37 del codice di procedura penale nella parte in cui non prevede che la persona offesa che ha proposto opposizione all’archiviazione possa ricusare il giudice per le indagini preliminari. Si tratta di una pronuncia di portata storica che supera il tradizionale formalismo che negava alla vittima la qualifica di parte processuale in senso tecnico, estendendo anche alla persona offesa le garanzie del giusto processo e del giudice terzo e imparziale previste dall’articolo 111 della Costituzione.

La questione di legittimità

La questione di legittimità era stata sollevata dalla Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione su impulso degli avvocati Andrea Filici, Tiziano Saporito e Gregorio Viscomi, legali della famiglia di Francesco Chimirri, il pizzaiolo di 44 anni ucciso il 7 ottobre 2024 nel quartiere Lampanaro di Crotone da un colpo di pistola esploso dal viceispettore di polizia Giuseppe Sortino.

Al centro dello scontro giudiziario c’era la posizione della gip Elisa Marchetto. Nell’ambito del procedimento parallelo a carico dei familiari della vittima, la giudice aveva firmato un’ordinanza cautelare definendo la condotta del poliziotto come un estremo atto di autodifesa di fronte a un’aggressione brutale. Designata successivamente a decidere sulla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura nei confronti di Sortino per legittima difesa, la magistrata era stata ricusata dai familiari di Chimirri per via di quel giudizio anticipato sui fatti.

La ricusazione inammissibile

La Corte d’Appello di Catanzaro aveva dichiarato inammissibile la ricusazione, argomentando che la persona offesa non è parte del processo. Nonostante il ricorso in Cassazione e la pendenza della questione davanti alla Consulta, il 28 luglio 2025 la gip aveva comunque firmato il decreto di archiviazione per l’agente. La Consulta ha però smontato questa impostazione, affermando con nettezza che «anche per la persona offesa, soggetto del procedimento, deve trovare applicazione il principio del giusto processo, il cui pilastro è che esso si svolga innanzi a un giudice terzo e imparziale».

Per la Consulta la vittima può ricusare

I giudici costituzionali hanno ulteriormente rimarcato l’illogicità del vecchio assetto, osservando che «sarebbe del tutto incongruo attribuire alla persona offesa il diritto a interloquire con il giudice sull’archiviazione e, poi, precluderle la facoltà di accertarne la terzietà e imparzialità, con la conseguenza di un sostanziale svuotamento del diritto medesimo». Alla luce della pronuncia, il decreto di archiviazione poggia ora su fondamenta invalide. Aperta ormai la strada al travolgimento dell’atto e alla riassegnazione del fascicolo a un nuovo giudice.

Il Far West a Lampanaro

La pronuncia della Corte Costituzionale si inserisce in una vicenda giudiziaria complessa che ha già visto definirsi la parte delle accuse relative all’aggressione subita dal poliziotto. Dinanzi al gup di Crotone, i quattro familiari di Chimirri coinvolti nei disordini di Lampanaro hanno concordato l’applicazione della pena con la Procura per i reati di tentato omicidio e lesioni gravissime ai danni del viceispettore.

Al figlio della vittima Domenico Chimirri, di 19 anni, inflitti 4 anni di detenzione domiciliare, mentre per il fratello Antonio, di 42 anni, la pena è di 3 anni e 2 mesi con obbligo di dimora. Pene sospese invece per il padre della vittima Domenico Chimirri, di 70 anni, condannato a 2 anni, e per l’altro fratello Mario Chimirri, di 47 anni, a cui è stata inflitta la pena di 1 anno e 4 mesi, con la contestuale revoca delle misure cautelari per tutti gli imputati.

Si riapre l’accertamento sulla condotta dell’agente

Con la decisione della Consulta, mentre il capitolo sulle responsabilità della famiglia trova un punto fermo, si riapre l’accertamento giudiziario sulla condotta del poliziotto. L’ordinanza di archiviazione è ormai a rischio di nullità e il procedimento ripartirà, con ogni probabilità, da capo per quanto concerne la posizione di Sortino, difeso dall’avvocata Maria Carmen Pucciano.

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