La Corte d'Appello di Catanzaro
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Processo Glicine, l’appello del pm dichiarato inammissibile per le modalità di deposito, “salvati” i colletti bianchi
CROTONE – L’errore telematico “salva” i colletti bianchi finiti sotto accusa nel processo Glicine-Acheronte. La Corte d’Appello di Catanzaro ha dichiarato inammissibile l’appello della Dda di Catanzaro nel filone del rito abbreviato. Accolto dai giudici il ricorso dell’avvocato Sergio Rotundo, a cui si sono associati i colleghi, sulle modalità di deposito dell’atto di appello della Procura. Secondo la Corte, dal 31 marzo 2025 gli appelli del pubblico ministero contro le sentenze pronunciate nei procedimenti definiti con rito abbreviato devono essere depositati esclusivamente attraverso il portale del processo penale telematico, modalità prevista dalla legge a pena di inammissibilità.
IL PRECEDENTE
Nel caso esaminato, invece, l’impugnazione non è stata depositata attraverso il canale telematico. Circostanza che ha portato il collegio a dichiarare l’inammissibilità dell’appello. Un argomento che sta trovando accoglimento presso la Corte d’Appello di Catanzaro. Tra i precedenti quello di Maestrale, il maxi processo contro la ‘ndrangheta vibonese.
LA PROCURA FARA’ RICORSO
Ma torniamo al processo Glicine. La Procura aveva impugnato le assoluzioni del primo grado ed aveva chiesto un aggravamento delle pene per il mancato riconoscimento dell’aggravante dell’associazione armata non attribuita alla cosca Megna. Il processo prosegue pertanto a settembre soltanto per i 10 imputati condannati in primo grado per i quali i difensori hanno proposto appello. Stralciate le posizioni dei 14 assolti, ma la Procura ha già preannunciato ricorso.
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LA MAXI INCHIESTA
L’inchiesta portò, nel giugno 2023, a una mega operazione, con cui furono svelati i sofisticati interessi criminali della cosca crotonese, in grado di reclutare hacker tedeschi per muovere fiumi di denaro attraverso il trading clandestino on line. Gli inquirenti ritenevano, inoltre, di aver fatto luce su un presunto comitato d’affari. Per questo in aula erano tornati imputati “eccellenti” in primo grado assolti.
GLI “ECCELLENTI”
Come l’ex assessore regionale ed ex sindaco di Rocca di Neto, Alfonso Dattolo, finito sotto accusa per violazione della legge elettorale nella veste di collaboratore di Ecosistem, grossa impresa impegnata nel settore dei rifiuti. O come Salvatore Mazzotta, legale rappresentante di Ecosistem, e Alessandro Vescio, coordinatore regionale di Comieco, il consorzio nazionale per il recupero e riciclo. Oppure come l’ex direttore amministrativo dell’Asp di Crotone Francesco Masciari, avvocato catanzarese. Era stato citato in Appello anche l’imprenditore Giuseppe Villirillo, titolare di Crotonscavi, accusato di turbativa d’asta in relazione a un appalto per la riqualificazione ambientale del Sito d’interesse nazionale di Crotone.
Finanza clandestina
La posizione più difficile resta quella di Mario Megna, figura emergente del clan e nipote del boss Domenico (che ha scelto il rito ordinario ma è stato rinviato a giudizio anche in Corte d’Assise per l’omicidio di Salvatore Sarcone), in primo grado condannato a 16 anni. Lo difende l’avvocato Rotundo. Mario Megna, in particolare, è colui che, su mandato del boss, avrebbe curato gli interessi della consorteria criminale nella finanza clandestina, gestendo contatti con hacker. Avrebbe avuto anche un ruolo nel riciclaggio di cinque milioni in Montenegro. Gli affari della cosca sono stati ricostruiti dagli inquirenti grazie anche alle sue sortite in Emilia e Lombardia. Se ne riparlerà in aula a settembre.
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