Il sito della discarica di Cotronei
4 minuti per la letturaTangente e corruzione sui rifiuti dietro la società di famiglia a Cotronei, indagati l’ex sindaco Belcastro, dirigenti e imprenditori
COTRONEI – Un nuovo terremoto giudiziario si abbatte sul Comune di Cotronei, a due passi da un complesso termale in fase di realizzazione e rinomato per le sue pregiate acque sulfuree, la cui valorizzazione rischia di essere compromessa da un sistema di illeciti incentrato su una presunta mazzetta da mille euro al mese. Il procuratore di Crotone, Domenico Guarascio, e il suo sostituto Matteo Staccini hanno fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini a un ex sindaco, a dirigenti comunali e a imprenditori per reati che spaziano dal falso alla truffa aggravata, dall’inquinamento ambientale alla corruzione.
I nomi e le accuse
Sono cinque le persone sotto inchiesta. L’ex sindaco Nicola Belcastro, noto dirigente del Pd, l’ingegnere del Comune Antonio Urso, il collega Gaetano Scavelli, l’amministratrice unica della società Frant s.r.l. Francesca Aceto (moglie di Urso) e il legale rappresentante della Ecorec s.r.l. Andrea Pariano. Urso, in particolare, responsabile dell’Area urbanistico-manutentiva, sarebbe al centro di un vero e proprio patto corruttivo basato su una tangente di 1.000 euro al mese pretesa per autorizzare i conferimenti sui terreni di famiglia.
L’emergenza rifiuti
Il primo capo d’imputazione si concentra sulla condotta dell’ex primo cittadino. Secondo la ricostruzione dei carabinieri della Compagnia di Petilia Policastro, che hanno svolto le indagini, il 15 maggio 2020 Belcastro sottoscrisse una nota indirizzata all’ATO 3 di Crotone in cui attestava falsamente l’esistenza di una situazione di emergenza nel settore dei rifiuti a Cotronei. Inoltre, si attestava un inesistente silenzio-assenso dell’ATO 3 alla richiesta di conferire i rifiuti urbani indifferenziati e la frazione organica nello stabilimento privato della Ecorec s.r.l., anziché nell’impianto pubblico regionale di Ponticelli.
Mesi di servizio senza contratto
I passaggi amministrativi successivi vengono contestati ai tecnici. Nelle determine dirigenziali adottate tra il 2020 e il 2022, i due funzionari avrebbero attestato falsamente la regolarità tecnico-amministrativa dei provvedimenti. All’interno dei documenti non veniva data evidenza né dell’iscrizione della Ecorec nelle white list antimafia della Prefettura di Crotone, né del possesso della garanzia definitiva. Inoltre, la Procura evidenzia che in più annualità, precisamente nel 2020, nel 2021 e nel 2022, il servizio di trattamento della frazione organica era iniziato con settimane di anticipo rispetto alla formalizzazione dei relativi contratti.
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I controlli Arpacal
Il filone d’indagine più rilevante sotto il profilo ambientale riguarda le condizioni dell’impianto Ecorec situato in località Misurachella a Cotronei, un’area particolarmente delicata per la vicinanza al complesso termale in costruzione e alla risorsa delle acque sulfuree. I reati di frode nell’esecuzione dei contratti e di inquinamento ambientale sono contestati ad Andrea Pariano, Antonio Urso e Gaetano Scavelli. Gli accertamenti compiuti dal Noe dei carabinieri di Catanzaro e dall’Arpacal nel 2019, 2021 e 2022 hanno documentato sversamenti incontrollati e il superamento dei limiti di legge per parametri come il COD, il BOD5, i solidi sospesi e l’azoto ammoniacale nel fosso Valle Sbarra e nei canali di scolo delle acque meteoriche. In particolare, valori di COD sono stati registrati fino a 628 milligrammi per litro.
L’inquinamento ambientale
A causa dell’inadeguatezza strutturale e della permeabilità del perimetro dell’impianto si sarebbero verificate fuoriuscite di eluato sul nudo terreno esterno. Nel corso del sopralluogo eseguito il primo febbraio 2022 il liquido fuoriuscito presentava un valore di COD pari a 64.000 milligrammi per litro, classificabile come percolato di rifiuti. Tali risultanze portarono al sequestro penale preventivo dell’impianto eseguito dal NOE nel febbraio 2022, alla sospensione immediata dell’Autorizzazione unica regionale da parte della Regione Calabria e all’ordinanza di diffida per la messa in sicurezza e la bonifica emessa dalla Provincia di Crotone nel giugno del 2022.
La truffa sull’appalto
Il quadro economico e corruttivo dell’inchiesta si completa con le accuse di truffa aggravata e corruzione. La truffa aggravata viene contestata a Belcastro, Urso, Scavelli e Pariano in relazione al frazionamento artificioso dell’appalto in tre distinti affidamenti diretti consecutivi per un valore complessivo di 103.000 euro. Un’operazione con cui gli indagati avrebbero eluso l’obbligo di consultare più operatori economici e violato il principio di rotazione, inducendo in errore il Comune e procurando un ingiusto profitto alla società Ecorec.
L’ipotesi di corruzione attraverso la Frant
La corruzione è invece contestata ad Antonio Urso e Andrea Pariano, con l’accusa rivolta al dirigente tecnico di aver ricevuto indebitamente da Pariano la somma di 1.000 euro al mese tra il 2019 e il 2022 per l’esercizio delle sue funzioni sull’appalto. Secondo la ricostruzione investigativa, la Ecorec versava formalmente il denaro alla società Frant s.r.l., amministrata da Francesca Aceto, moglie di Antonio Urso. “Frant” sta appunto per Francesca e Antonio. La società deteneva in fitto i terreni in località Misurachella, sui quali sorgeva l’impianto di rifiuti, di proprietà di Mario Urso, padre del dirigente comunale.
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