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I funerali dell'uomo a Crotone

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CROTONE – La reazione a un pestaggio: potrebbe essere questa l’ipotesi più concreta per fare luce sul Far West materializzatosi una settimana fa a due passi dallo stadio Scida, in pieno centro e in pieno giorno, vittima Mario Scarriglia, il 46enne ucciso nella sua agenzia di pompe funebri con quattro colpi di pistola calibro 7,65 alla schiena mentre stava eseguendo dei lavori insieme all’imbianchino Armando Scaletti, rimasto ferito a una gamba.

E’ una voce insistente, quella che circola in città, che non è certo sfuggita agli esperti agenti della Squadra Mobile della Questura, diretti dal vicequestore Ugo Armano e coordinati dal pm Alessandro Rho, che ieri hanno perquisito un intero quartiere, quello dell’ex Montedison, passando al setaccio vari garage, forse alla ricerca dello scooter con il quale il sicario si sarebbe allontanato dal luogo del delitto.

Pare che Scarriglia fosse un buon picchiatore e che nelle ore precedenti il raid di morte di venerdì scorso abbia avuto la peggio un giovane peraltro molto vicino alla vittima. Non si esclude immediatamente, pertanto, in ambienti investigativi, che lo sparatore entrato in azione a bordo del ciclomotore, di colore bianco, l’altra mattina, possa essere proprio colui che avrebbe subito l’ira funesta di Scarriglia nei confronti del quale si sarebbe così “vendicato”.

Un battibecco, forse degenerato in maniera violenta, pare per questioni d’interesse, potrebbe, dunque, essere all’origine dell’agguato. Del resto, ci sono almeno un paio di elementi che lasciano propendere per questa ipotesi. Il fatto che le indagini si stiano concentrando su una sola persona, e non più su due persone presenti sulla scena del crimine; e le modalità dell’omicidio, che sembra essere stato commesso d’impeto. Chi potrebbe essere così accecato dall’ira per fare fuoco in pieno centro e in pieno giorno, in mezzo al via vai delle persone, col rischio cioè di essere notato, se non qualcuno che reagisce con veemenza e foga a un torto, o presunto tale, magari dopo essere stato preso a botte?

Una ricostruzione che spiegherebbe anche perché non sono stati trasmessi gli atti alla Dda di Catanzaro: a quanto pare la pista mafiosa sarebbe minoritaria. La famiglia Scarriglia, del resto, non è inserita in dinamiche criminali di tipo ‘ndranghetistico.

La vittima era nota alle forze dell’ordine ma per episodi di lesioni e gioco d’azzardo. Suo fratello Pasquale è stato sì coinvolto nell’inchiesta Herakles Perseus, condotta dalla Dda contro la cosca Vrenna Bonaventura Corigliano, ma ne è uscito fuori con un’assoluzione in via definitiva. Suo fratelo Giovanni è stato condannato per un tentato omicidio maturato non in un contesto di ‘ndrangheta ma di dissidi privati.

Parliamo comunque di un’ipotesi, anche sei ritenuta concreta, a proposito della reazione al pestaggio. Altri possibili percorsi d’interpretazione non vengono immediatamente esclusi dai poliziotti che indagano sul delitto. Decisivo potrebbe essere l’esame delle immagini della videosorveglianza: gli inquirenti stanno ripercorrendo il tragitto fatto dal killer sulla base dei filmati registrati dagli impianti installati nella zona. A cerchi concentrici. E ci sono quasi. Forse il killer ha le ore contate.

Ieri al Duomo i funerali della vittima: piazza piena con i carri funebri schierati, fuochi d’artificio e applausi scroscianti.

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